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Paola Galli

Paola Galli

Paola Galli vive a Firenze dove è nata. Ha insegnato per molti anni all’Istituto Tecnico Commerciale, poi nella casa circondariale di Sollicciano, ha collaborato al CEIS (progetto di recupero dalle tossicodipendenze), al progetto “Arcobaleno” (centro di accoglienza temporanea) e al “Ponte per Bagdad” (progetto affidi a distanza). Attualmente è impegnata con la Cooperativa sociale “Kimeta” dove lavorano donne rom, alla nascita della quale ha contribuito insieme a un gruppo di donne della Comunità dell’Isolotto con la collaborazione del Quartiere 4 di Firenze. Ha pubblicato: Una vita segreta (Gazebo 1999) e con Giuliana Ponzio, Madre e handicap, (Feltrinelli 1988). Singoli racconti sono apparsi in varie riviste.
Giovedì, 28 Settembre 2017 21:33

Galli Paola

Dopo diversi anni di frequentazione delle donne attraverso il lavoro nella cooperativa Kimeta, ma anche all'interno delle loro case, accadeva che il mio interesse si concentrasse su aspetti particolari della loro vita. C'era la voglia di andare fin nell'intimità, di scoprire quali erano le loro aspirazioni profonde.
Erano contente di essersi sposate o di sposarsi a 15, 16 anni col ragazzo scelto dalla famiglia? Avevano altri desideri, altre aspirazioni come, per le giovani, lavorare o studiare?
Questo era ciò che mi interessava scoprire, anche se loro erano spesso reticenti e si chiudevano in se stesse come davanti a un intervento irrispetoso, quasi illecito. Non mi lasciavo scoraggiare. Era come giocare con le bambole russe. Si apre la prima e dentro ce c'è una più piccola di cui non puoi contentarti perché sai che dentro ce ne sono altre ancora. E tu vuoi arrivare all'ultima.

Venerdì, 15 Maggio 2009 10:09

Un'identità intermedia

Basterà comunque riflettere sul fatto che tutto quello che noi sappiamo della realtà e soprattutto di quello che ne sta fuori è quasi niente. Perciò sarebbe un imperdonabile errore considerare questa storia finita qui.

«L’idea di usare l’elemento surreale per raccontare mi è sempre sembrata interessante perché lo vedo come un modo appropriato ed efficace per esprimere quel senso riposto della realtà umana che coincide con la parte non realizzata della personalità e cioè con l’insieme dei desideri, delle paure e in genere delle creazioni fantastiche che danno corpo e consistenza ai sentimenti dei personaggi, proiettandoli in un mondo che è soltanto loro, in cui l’immaginazione è ricchezza soggettiva che compensa la povertà del reale.» Così l’autrice presenta questa raccolta di racconti per il quale l’elemento immaginario resta lo spazio privilegiato in cui prendono vita le aspirazioni dei personaggi.
 
 

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