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Elena Rondi-Gay des Combes

Elena Rondi-Gay des Combes

È nata e ha vissuto a Lugano fino alla sua morte avvenuta nel 2016. Laureata in lettere, ha soggiornato per un lungo periodo nella Svizzera francese e tedesca. Dopo un’esperienza nell’insegnamento e come traduttrice, ha poi continuato la sua attività professionale in altri settori, continuando tuttavia a coltivare privatamente la sua passione per la scrittura. Collabora, con racconti brevi, a diverse rubriche e riviste in Ticino. Messa a fuoco è la sua prima pubblicazione.

Giovedì, 05 Ottobre 2017 08:04

Rondi-Gay des Combes Elena

Giovedì, 20 Febbraio 2014 16:21

Dissolvenza

Le protagoniste di Dissolvenza incrociano le loro vite e i loro sguardi per pochi istanti. Attraversano il racconto come attrici su scenari diversi, si confrontano per un attimo e continuano la loro strada.La storia di Lucia e Eileen parte da un'istantanea rubata e da un incrocio di sguardi. L'incontro di Anna con la signora Kramer è legato a uno specchio e a un attimo di possibile, ma incompiuta intimità. Chiara, ragazza non vedente, entra nella vita dei familiari facendosi beffe di loro con uno scatto fotografico segreto. Serena esorcizza le sue ansie con una momentanea empatia verso la morte di sconosciuti. E le quattro amiche vengono coinvolte, per un breve momento comune, nell'investigazione di alcune fotografie. In che misura un'immagine, sia essa fotografica, riflessa o sociale, può essere ingannevole? E che cosa guida le nostre percezioni? Il romanzo propone una riflessione ironica, sottile e divertita sulla soggettività della prospettiva, focalizzando gli stati d'animo dei suoi personaggi, per poi farli sfumare in dissolvenze incrociate. Tra chi partecipa al gioco dell'inganno e chi lo subisce spicca Chiara che, proprio perché immune dalla trappola della vista, diventa l'occhio più realista e obiettivo.

Recensione sul Corriere del Ticino - venerdì 30 gennio 2015

articolo elena

Venerdì, 05 Giugno 2009 07:08

Messa a fuoco

 

C’era una volta una fata, che si presentò a una giovane mamma. La mamma teneva in braccio il suo neonato e la fata le disse: «Puoi esprimere un solo desiderio per tuo figlio e io lo esaudirò». La giovane mamma ci pensò e disse: «Vorrei che mio figlio non piangesse mai». E la fatina lo uccise.

 «Ho messo tutto in una scatola. Voi, noi, la vostra, la nostra vita: un secolo, buttato dentro senza cronologia. Le fotografie, i ritagli di giornale, gli annunci mortuari che avete sempre conservato, le lettere della nonna, le interviste del papà, il viso di una bimba sconosciuta con il nastro e il fiocco nei capelli, i documenti, le lettere, i ritratti a carboncino di un pittore amico. Cinquanta, trenta, cento anni fa, ieri. Ho messo tutto insieme in una scatola e ogni tanto ci affondo le mani, come nella terra, e pesco a caso un frammento di radice». Inizia con queste parole la raccolta di ritratti familiari con cui l’autrice compone il suo libro. In un momento di svolta nella vita in cui le radici assumono una funzione e vengono guardate con occhi diversi, con uno sguardo distaccato e lucido, ma ammorbidito dall’esperienza e unito alla consapevolezza dei limiti che l’età, per fortuna, ci regala. 

 
 

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