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Visualizza articoli per tag: romanzo breve
Mercoledì, 13 Maggio 2009 09:52

La damigella selvaggia

Traduzione e postfazione di Monica Pavani

"Comunico con la foresta, divento la foresta. Le mie braccia sono i rami, la mia pelle la corteccia".

L'accostamento tra due termini apparentemente antitetici - damigella e selvaggia - si presta a rappresentare l'estrema sintesi della poetica di Corinna Bille: la selvatichezza unita a una raffinata sensibilità quasi antica, sempre e comunque acuita dalla nostalgia per un tempo indefinito, anteriore o fuori da ogni cronologia.
Tali sono i tratti distintivi di molte sue "eroine", ma anche le caratteristiche essenziali della sua scrittura, che con grande finezza espressiva riesce a varcare il limite della descrizione pura, per cogliere l'ombra inquieta, la pulsazione misteriosa di ciò che va esplorando.

Con La damigella selvaggia, pubblicato in Francia da Gallimard, Corinna Bille vinse il premio Goncourt.
Pubblicato in Elledi
Mercoledì, 29 Aprile 2009 10:07

Eterna Giulietta

Traduzione e postfazione di Monica Pavani


Un romanzo breve, Mordere le rose, e un gruppo di racconti che hanno per tema le passioni dell'eterna Giulietta che abita in ogni donna.

I personaggi femminili che compaiono in questa raccolta sono "eterne Giuliette" perché indipendentemente dall'età acconsentono senza difese alla prima o ennesima irruzione di Eros, sempre e comunque stupefacente; e l'estasi, la completezza è in quell'abbandono, eterno non perché destinato a durare ma perché per un istante scaglia fuori dal tempo.

Spesso è stato scritto che Corinna Bille mostra una predilezione per i personaggi estremi e le vicende trasgressive, cruente, addirittura immorali, ma a ben guardare la questione va posta diversamente. Il fatto è che le sue creature, pur essendo sbaragliate da una forza più dirompente della ragione, non sono affatto impudiche, piuttosto sono "ipermorali", ossia agiscono in nome di un sacro sentire che senza esagerazione può essere definito divino. In senso pagano, certo, e dunque prossimo a un'incontenibile ebbrezza che l'ordine sociale non ammette.
Pubblicato in Elledi
Mercoledì, 17 Giugno 2009 09:46

Le due mogli di Ismail Bey

Traduzione Flavia Milanese
Prefazione e cura Mirella Scriboni


Realistico e sarcastico, il più divertente dei romanzi del ciclo delle Scènes de la vie turque. Una storia a lieto fine, con due mogli tutt’altro che vittime inermi di un marito subdolo e infedele.

 Per la prima volta tradotta in italiano la terza delle Scènes de la vie turque che Cristina Trivulzio scrisse per la «Revue des deux mondes». Ambientata, come le altre, nel mondo dell’harem ne dà un’immagine tutt’altro che tradizionale. Cristina Trivulzio era vissuta in Turchia per anni, dopo avere lasciato Parigi e prima di ritornare in Italia quando riottenne i beni che le erano stati confiscati, e ne conosceva bene vita e costumi, in particolare quelli delle donne con le quali aveva avuto la possibilità di venire in contatto, in quanto donna. Degli harem ha una visione realistica e delle sue abitanti conosceva sia difetti che pregi: odi e gelosie dovute alla convivenza forzata e alle rivalità per conquistare i favori del marito, ma anche intelligenza, astuzia e forza d’animo per superare tutti gli ostacoli e sopravvivere al meglio in una situazione non certo facile. Le due protagoniste del romanzo sono un esempio di donne forti e astute che sanno volgere a loro favore una situazione che avrebbe potuto danneggiare entrambe.
Pubblicato in Le Classiche
Martedì, 16 Giugno 2009 10:20

Un principe curdo

Traduzione di Flavia Milanese
Prefazione e cura di Mirella Scriboni


Amore, intrigo, avventura, tutti gli ingredienti classici del romanzo d'appendice. Con in più, però, l'intelligenza e l'ironia dell'autrice, che trasformano il racconto nell'occasione per conoscere un popolo, la sua storia e la sua cultura, e per sfatare miti e pregiudizi. A cent'anni da quando fu scritta, viene ripubblicata la seconda delle Scènes de la vie turque di Cristina Trivulzio di Belgiojoso.

 Un principe bello, coraggioso, generoso, innamoratissimo della moglie sdegnosa che rifiuta sia i suoi doni che il suo amore. Potrebbe sembrare Il figlio dello sceicco o un romanzo di Delly, ma già la vivace presentazione delle altre mogli del principe ci ha fatto capire di trovarci davanti a qualcosa di diverso. Un principe curdo è un romanzo condotto su un doppio registro: quello della storia d'amore e d'avventura, appassionante e romantica, e l'altro, in controcanto, del commento dell'autrice che osserva e analizza i comportamenti umani, simili nella loro diversità sotto ogni cielo. La vicenda di Habibé e del principe curdo evidenzia non solo la capacità delle donne (occidentali e orientali) di agire e di scegliere - lottando contro gli ostacoli esterni ed interni che in entrambe le società ne limitano la libertà di scelta - ma anche una complessità dell'identità dell'uomo orientale dietro lo stereotipo dell'Oriente come luogo di puro erotismo, di sentimenti rozzi e, in definitiva, di assenza di sentimenti. Grazie anche al rilievo dato allo scenario politico e sociale, la storia narrata si sottrae al cliché dell'harem e delle sue tipologie femminili e maschili e mostra un Oriente non fissato in un'immobilità astorica da Mille e una notte, ma luogo di divenire storico e sociale.
Pubblicato in Le Classiche
Martedì, 16 Giugno 2009 10:14

Emina

Traduzione di Flavia Milanese

Prefazione e cura di Mirella Scriboni

 

Donna affascinante, intelligente, indipendente, Cristina Trivulzio di Belgiojoso aveva troppe qualità da farsi perdonare. Per questo, dopo una vita avventurosa e nomade, è stata quasi dimenticata. Emina, uno dei racconti di Scènes de la vie turque, ispirato alle vicende vissute durante il suo soggiorno in Turchia, è solo ora, dopo più di cent'anni, nuovamente tradotto e pubblicato in italiano.

 Emina, la protagonista di questo romanzo breve, è una povera pastorella, data in sposa ancora bambina a un bey, che si trova ad affrontare, senza sapersi difendere, l'ostilità della prima moglie del bey e che rimane vittima degli intrighi della rivale, ma anche dell'insensibilità del marito e soprattutto di una società alle cui regole è estranea. Nella narrazione interviene la voce dell'autrice, che commenta, partecipe ma nello stesso tempo capace di smorzare i toni e osservare con oggettività. Verso la fine del romanzo la narratrice diventa essa stessa personaggio e descrive come ha conosciuto Emina durante uno dei suoi viaggi. In quel momento lo sguardo della donna occidentale e quello della donna orientale si incontrano - oltre il velo - e si interrogano, alla ricerca di aiuto, di conoscenza reciproca e di solidarietà. Lo sguardo della donna orientale non è vuoto e inespressivo, ma è quello di chi ha già osservato ed appreso, pur nella limitatezza dell'esperienza che le è stata consentita.
 
Pubblicato in Le Classiche
 
 

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