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Visualizza articoli per tag: religione

Attraverso la rilettura di tre romanzi - The Wild Girl, The Book of Mrs Noah e Sante impossibili - l'autrice di questo saggio prende in esame uno dei temi ricorrenti della scrittura di Michèle Roberts: la funzione normalizzatrice della religione a cui si oppone "l'eresia" di donne che vogliono riappropriarsi del loro corpo e della loro mente.

L'atto di scrittura per Michèle Roberts tende a rimembrare (nel senso specifico di ricomporre mediante la memoria) l'identità di un soggetto donna smembrato nella dicotomia spiritualità/carnalità entro il modello gerarchizzante maschile/femminile. I concetti legati a tale scelta terminologica (rimembrare-smembrare) sono pertanto narrativamente resi in maniera suggestiva nell'immagine del reliquiario nel romanzo Sante impossibili che coi "corpi a pezzi" delle sante farà da contrappunto simbolico alla riscrittura delle loro vite.
L'intento è quello di dare una rappresentazione delle donne più aderente alle loro esperienze specifiche in un processo di re-visione e di contrapposizione ai modelli femminili idealizzanti o demonizzanti della narrativa canonica. In particolare la scrittrice fa riferimento ai modelli della tradizione cristiano-cattolica, in cui spiritualità e corporeità appaiono scisse e in cui il peccato è rappresentato dalla stessa "carnalità" femminile.

Pubblicato in Critica
Venerdì, 05 Giugno 2009 08:59

Perché il bambino cuoce nella polenta

Traduzione e postfazione di Emanuela Cavallaro

 

“Dio parla lingue straniere? Può capire gli stranieri? Oppure gli angeli siedono in cabine di cristallo e traducono?”

 La favola del bambino che cuoce nella polenta viene raccontata alla piccola protagonista di questo romanzo per esorcizzare la sua paura più grande, per sostituire ogni volta che il terrore dilaga il suo incubo più minaccioso con uno ancora più spaventoso. E cosa può temere una bambina che con la sua famiglia vive una vita piena di avventure e di emozioni all’interno di un circo? Forse che la madre durante un’esibizione precipiti nel vuoto in cui ondeggia ogni sera. Forse che il padre rivolga quelle attenzioni troppo particolari non più solo alla sorella maggiore. O forse che il perpetuo girovagare da una città all’altra, da uno stato all’altro non abbia mai termine e che la casetta tanto sognata, in cui potersi finalmente fermare, non venga mai raggiunta.
La giovane protagonista osserva e riferisce con naturalezza e spontaneità le tragedie che si consumano nella sua vita, libera da toni moraleggianti e di condanna, ed affronta leggera temi come la morte, l’abbandono, la religione non senza una nota di mordace ironia, in una prosa semplice ed immediata, intensa e dirompente.

Pubblicato in Elledi
Mercoledì, 27 Maggio 2009 09:16

I bambini del sabba.

Traduzione e postazione di Maria Piera Nappi

Dopo due capolavori come L’ultimo giorno dell’estate e Un vestito di luce, le nostre edizioni pubblicano il romanzo più inquietante di Anne Hébert: I bambini del sabba.        

In un convento, l’apparente tranquillità e monotonia della vita monastica delle suore del Preziosissimo Sangue è scossa dalla condotta sempre più inquietante di Suor Julie de la Trinité. Alle soglie dell’investitura religiosa, Suor Julie è presa da un malore oscuro. Ricordi che la tormentano, visioni ossessionanti che la paralizzano e la restituiscono al suo passato e alla sua infanzia. Dapprima una capanna, poi l’immagine della “coppia sacra” che l’ha “iniziata” alla vita: la madre, Philomène, detta la Goglue, una strega; il padre, Adélard, incarnazione del Diavolo.
Con un va e vieni incessante e impercettibile viene ricostruito tutto il percorso della vita di Julie, dall’infanzia selvaggia sulla montagna, quando Julie subisce l’iniziazione alla stregoneria che la consacra sposa di suo padre, il diavolo, fino al suo ingresso in convento e allo scatenarsi dei suoi poteri e della sua diabolica sete di vendetta, che si diffondono a macchia d’olio in tutto il convento, seminando il terrore tra le suore e tra tutti i personaggi che entrano in contatto con lei.

Pubblicato in Elledi
Venerdì, 15 Maggio 2009 10:22

L'ultimo giorno dell'estate

Traduzione e postfazione di Vilma Porro

In uno sperduto villaggio della costa più settentrionale del Canada, l'ultimo giorno dell'estate del 1936 due ragazze sono scomparse, probabilmente assassinate. Dai diari e dalle lettere di diversi personaggi emerge un poco alla volta la verità.

In principio era il caos. Sappiamo che è accaduto qualcosa di atroce, che ci sono sofferenze e colpe orrende, che le menti sono rese folli da intollerabili ossessioni e visioni. Poi, gradualmente, senza che mai la tensione si allenti, affiora la verità, nei suoi variegati aspetti, riflessa nelle voci narranti di vittime e di colpevoli.
In questo noir corale, gli abitanti sono stretti in multipli vincoli di parentela, legati da ipocrisie, egoismi e ambiguità. E' una storia tenebrosa, pervasa dal senso del peccato, dove ognuno trasferisce le proprie colpe sugli altri.
Il titolo originale, Les Fous de Bassan - i grandi uccelli di mare dai movimenti scoordinati, folli -, rimanda al tema della follia che ritorna più volte nel libro, continuamente ribadita da echi linguistici e da immagini ricorrenti. 
Pubblicato in Elledi
 
 

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