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Martedì, 23 Giugno 2009 08:25

Legami controversi

 

Poesie, racconti, opere teatrali, ricordi e riflessioni di una protagonista della vita culturale e politica di Perugia. Legami controversi - che dà il titolo alla raccolta - è l'atto unico che meglio rappresenta anche il contenuto degli altri lavori di Felicia Oliviero: sessualità, maternità e istinto materno, oppressione familiare e sociale, ribellione e libertà; tematiche alla base dell'impegno collettivo dell'Associazione Culturale "La Goccia" che, oltre a questo libro, di Felicia ha curato anche la raccolta di articoli, interviste e relazioni.

Figura di spicco a Perugia del movimento femminista, Felicia Oliviero ha affiancato all'impegno politico la passione per la scrittura. La sua produzione artistica è principalmente concentrata nella seconda metà degli anni '90, in particolare con racconti e testi teatrali alcuni dei quali in napoletano. Ha scritto anche poesie, in gran parte inserite nei lavori teatrali elaborati collettivamente e rappresentati da un gruppo di donne de "La Goccia". Questo libro raccoglie i suoi scritti più significativi: poesie, racconti, opere teatrali, che vogliono offrire di Felicia un ritratto a tutto tondo che ne tenga vivo il ricordo tra le persone che l'hanno frequentata e amata, ma anche tra chi non l'ha conosciuta.

Pubblicato in Critica
Martedì, 16 Giugno 2009 09:35

Presente remoto

Postfazione di Luisa Muraro

"Arrivò infine la risposta, e il suo tono era serio e circostanziato. Preferisco che ne parliamo dopo con calma, aveva detto sottovoce, e davvero per me quella sala non ebbe più né pareti né soffitto, e neppure pavimento se è per quello. Ma non c'erano alberi infiniti, non scorgevo il cielo e faceva un freddo da morire."

Il segreto di questi racconti è il dono dell'ironia, un'ironia costante e dosata, messa lì ad arginare un male sordo, forse, ma forse anche a velare una gioia. Segreto che mantengono con grazia, senza ostentazione.
Molti sono i racconti che s'arrestano apparentemente incompiuti. Finiscono nella forma dell'interruzione, lasciando qualcosa in sospeso, di cui sospettiamo che sia, ovviamente, l'essenziale e nello stesso tempo, mentre ironizzano sulla vana aspirazione alla sapienza del vivere, ci lasciano con il sentimento che i conti non tornano, è vero, ma che va bene così.
Pubblicato in Elledi
Venerdì, 05 Giugno 2009 08:16

Noccioline. Da ammazzare.

Traduzione e postfazione di Emanuela Cavallaro 

Simon guarda sua madre in faccia, il suo lungo naso sottile, la bocca pendente, e non gli sfugge l’immagine che la madre ha di lui e dice: «Ammazzami. So benissimo che preferiresti spaccarmi in due con un’ascia. Vorresti spaccarmi in due finché mi esce tutto il sangue e non sono tutto morto».

Storie di donne senza punti di riferimento e senza una direzione, in bilico tra desiderio di felicità e quotidiane catastrofi relazionali. Niente nella vita di queste donne è stabile e sicuro, tanto meno le relazioni: amanti di passaggio, che si lasciano indietro figli mai conosciuti; padri autoritari o assenti, che pensano di lavarsi la coscienza con donazioni in denaro; figli difficili, cresciuti senza padre, che fanno paura perché osservano gli adulti «con certi occhi senza ritegno». E al centro loro, Eva, Daniela, Esther e le altre, che si arrabattano per conquistarsi almeno un po’ di tenerezza, o addirittura di amore. Ma le porte sono chiuse, i padri come gli amanti sono troppo impegnati a correre dietro ai loro sogni: l’eterna giovinezza, le raccolte di fondi, la carriera. E le madri? Le madri sono un campionario dell’orrore: abbrutite dalla stessa “fatica di vivere” che sta facendo sentire i propri effetti anche sulle figlie; sono lo specchio raccapricciante di ciò che il futuro riserva alle figlie.
Pubblicato in Elledi
Venerdì, 05 Giugno 2009 07:08

Messa a fuoco

 

C’era una volta una fata, che si presentò a una giovane mamma. La mamma teneva in braccio il suo neonato e la fata le disse: «Puoi esprimere un solo desiderio per tuo figlio e io lo esaudirò». La giovane mamma ci pensò e disse: «Vorrei che mio figlio non piangesse mai». E la fatina lo uccise.

 «Ho messo tutto in una scatola. Voi, noi, la vostra, la nostra vita: un secolo, buttato dentro senza cronologia. Le fotografie, i ritagli di giornale, gli annunci mortuari che avete sempre conservato, le lettere della nonna, le interviste del papà, il viso di una bimba sconosciuta con il nastro e il fiocco nei capelli, i documenti, le lettere, i ritratti a carboncino di un pittore amico. Cinquanta, trenta, cento anni fa, ieri. Ho messo tutto insieme in una scatola e ogni tanto ci affondo le mani, come nella terra, e pesco a caso un frammento di radice». Inizia con queste parole la raccolta di ritratti familiari con cui l’autrice compone il suo libro. In un momento di svolta nella vita in cui le radici assumono una funzione e vengono guardate con occhi diversi, con uno sguardo distaccato e lucido, ma ammorbidito dall’esperienza e unito alla consapevolezza dei limiti che l’età, per fortuna, ci regala. 

Pubblicato in Elledi
Mercoledì, 03 Giugno 2009 10:59

Tra stomaco e cuore.


"Camminava veloce con quella sua speciale apparente distrazione accentuata dagli occhiali e dalla matassa di capelli bianchi e ribelli su un viso ancora giovane. Un bel caffè, pensava, mi piacerebbe un bel caffè."

Dieci storie, dieci donne (o una sola?) tutte annodate ai dettagli che fanno una vita. Una narrazione piccola, col fiato corto, dentro spazi ristretti, senza eroi o vincitori, senza gesta, senza rumori. Eppure, tanto movimento: tutte le donne di questo libro sono al centro di rivoluzioni, grandi quanto invisibili e silenziose. Perché intime. Sta qui la sua poesia, nella dimensione ridotta del racconto, nel pudore e nel bisbiglio soffiato di tante vite vissute in segreto.

Pubblicato in Elledi
Mercoledì, 03 Giugno 2009 10:45

Storie inquiete e disorientate

Continuazione, ripresa - con modi sempre molto, e ancor più, personali - delle Confessioni di una piccola italiana (uscito anonimo in Italia ma firmato nelle traduzioni all'estero), questo libro traccia un disegno storico-sociologico della realtà femminile del primo e secondo dopoguerra, non sfuggendo dal dire i momenti dell'orrore e dell'ingiustizia, i giorni dell'ira, la cui evocazione è anzi potenziata dalla penna leggera, dall'ironia ineluttabile che struttura la poesia dell'autrice e la guida e conduce irresistibilmente.
 
Le Storie inquiete e disorientate di Giuliana Pistoso sono, come le definisce l'autrice, schegge della memoria che propone a lettrici e lettori, quasi a chiederne il senso che a lei sembra sfuggire. Un primo gruppo di racconti, accomunati sono il titolo A proposito di memoria storica, raccoglie episodi della prima guerra mondiale, di cui l'autrice ci tramanda il ricordo, della seconda, che invece ha vissuto di persona, e di un dopoguerra pesante per le donne della sua generazione quasi quanto la guerra stessa. Gli altri, raggruppati sotto il titolo Cose così, sono brani di un quotidiano visto e raccontato con ironia e leggerezza.
Pubblicato in Elledi
Venerdì, 15 Maggio 2009 10:16

Due per una

Traduzione, cura e postfazione di Natalie Malinin

Tre racconti di tre autrici russe fra le più note e apprezzate in questi anni: Il violino di Rotschild di I. Grekova, ironico omaggio all'omonimo racconto di Checov, Due per una di Galina Scerbakova e La bestia di Ljudmila Ulickaja.
Oscillando tra il fantastico e il reale, la nuova prosa femminile russa ripropone la via dei classici in una società allo sfascio, ma liberata dalla continua censura come dall'autocensura. Ancor più degli scrittori, le scrittrici sembrano rifuggire dai grandi temi epici e tendono piuttosto a conservare e trasmettere quella che viene definita "la memoria del quotidiano storico", soprattutto grazie alla forma tradizionale del racconto, i cui protagonisti, svanite le certezze totalizzanti e i punti di riferimento, disincantati o addirittura cinici, oppressi dal ricordo del recente passato, spesso patetici, sono comunque decisi a sopravvivere in una società, ormai allo sbando e senza eroi, dove il vecchio scompare definitivamente e il nuovo stenta ad apparire con mille contraddizioni e difficoltà. I grandi ideali e i profondi sentimenti, che hanno sempre guidato i protagonisti dei classici russi, svaniscono in dissolvenza per lasciare la scena a personaggi semplici, anche banali, spesso perdenti, che tuttavia non disperano di avere diritto a una vita migliore.
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Mercoledì, 13 Maggio 2009 09:52

La damigella selvaggia

Traduzione e postfazione di Monica Pavani

"Comunico con la foresta, divento la foresta. Le mie braccia sono i rami, la mia pelle la corteccia".

L'accostamento tra due termini apparentemente antitetici - damigella e selvaggia - si presta a rappresentare l'estrema sintesi della poetica di Corinna Bille: la selvatichezza unita a una raffinata sensibilità quasi antica, sempre e comunque acuita dalla nostalgia per un tempo indefinito, anteriore o fuori da ogni cronologia.
Tali sono i tratti distintivi di molte sue "eroine", ma anche le caratteristiche essenziali della sua scrittura, che con grande finezza espressiva riesce a varcare il limite della descrizione pura, per cogliere l'ombra inquieta, la pulsazione misteriosa di ciò che va esplorando.

Con La damigella selvaggia, pubblicato in Francia da Gallimard, Corinna Bille vinse il premio Goncourt.
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Mercoledì, 29 Aprile 2009 10:07

Eterna Giulietta

Traduzione e postfazione di Monica Pavani


Un romanzo breve, Mordere le rose, e un gruppo di racconti che hanno per tema le passioni dell'eterna Giulietta che abita in ogni donna.

I personaggi femminili che compaiono in questa raccolta sono "eterne Giuliette" perché indipendentemente dall'età acconsentono senza difese alla prima o ennesima irruzione di Eros, sempre e comunque stupefacente; e l'estasi, la completezza è in quell'abbandono, eterno non perché destinato a durare ma perché per un istante scaglia fuori dal tempo.

Spesso è stato scritto che Corinna Bille mostra una predilezione per i personaggi estremi e le vicende trasgressive, cruente, addirittura immorali, ma a ben guardare la questione va posta diversamente. Il fatto è che le sue creature, pur essendo sbaragliate da una forza più dirompente della ragione, non sono affatto impudiche, piuttosto sono "ipermorali", ossia agiscono in nome di un sacro sentire che senza esagerazione può essere definito divino. In senso pagano, certo, e dunque prossimo a un'incontenibile ebbrezza che l'ordine sociale non ammette.
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