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Dopo la pubblicazione delle sue due prime “storie turche”, Emina e Un principe curdo, le edizioni Tufani proseguono nella riproposta dell’opera e della figura di Cristina Trivulzio di Belgiojoso con questa commedia, scritta da un appassionato studioso della scrittrice, che rappresenta un modo insolito per accostarsi al pensiero di una delle più grandi saggiste, romanziere e donne politiche italiane.

Personaggio scomodo per le sue idee in anticipo sui tempi, Cristina Trivulzio, principessa di Belgioioso, fu condannata all’esilio, dapprima a Parigi, per aver partecipato ai moti insurrezionali del Risorgimento, poi in Turchia, perché socialista.
Un destino simile ha avuto la sua ricca produzione di saggi e romanzi, quasi dimenticati e banditi dai trattati di storia e di letteratura. Se Cristina Trivulzio è nota, lo è più per la sua vita avventurosa, spesso però narrata con toni scandalistici, oppure come viaggiatrice, ma anche in questo caso la maggior parte dei divulgatori non ha messo in evidenza l’intelligenza e la profonda comprensione con sui si è accostata alla civiltà dei popoli con cui venne a contatto. Sul suo pensiero politico è caduto il silenzio, mentre sono andate distrutte le costruzioni che realizzò nei suoi possedimenti di Locate Triulzi ispirandosi - con però maggior empirismo e senso pratico - ai falansteri del socialismo utopistico di Fourier.
In Principessa Libertà - commedia con musica in bilico tra la farsa e la tragedia - l’autore mescola il linguaggio moderno degli interpreti a quello ottocentesco tratto dalle lettere e dai saggi di Cristina di Belgioioso per mettere in evidenza la modernità del suo pensiero e le “sorprendenti” analogie con l’attualità.

Pubblicato in Critica
Mercoledì, 17 Giugno 2009 09:46

Le due mogli di Ismail Bey

Traduzione Flavia Milanese
Prefazione e cura Mirella Scriboni


Realistico e sarcastico, il più divertente dei romanzi del ciclo delle Scènes de la vie turque. Una storia a lieto fine, con due mogli tutt’altro che vittime inermi di un marito subdolo e infedele.

 Per la prima volta tradotta in italiano la terza delle Scènes de la vie turque che Cristina Trivulzio scrisse per la «Revue des deux mondes». Ambientata, come le altre, nel mondo dell’harem ne dà un’immagine tutt’altro che tradizionale. Cristina Trivulzio era vissuta in Turchia per anni, dopo avere lasciato Parigi e prima di ritornare in Italia quando riottenne i beni che le erano stati confiscati, e ne conosceva bene vita e costumi, in particolare quelli delle donne con le quali aveva avuto la possibilità di venire in contatto, in quanto donna. Degli harem ha una visione realistica e delle sue abitanti conosceva sia difetti che pregi: odi e gelosie dovute alla convivenza forzata e alle rivalità per conquistare i favori del marito, ma anche intelligenza, astuzia e forza d’animo per superare tutti gli ostacoli e sopravvivere al meglio in una situazione non certo facile. Le due protagoniste del romanzo sono un esempio di donne forti e astute che sanno volgere a loro favore una situazione che avrebbe potuto danneggiare entrambe.
Pubblicato in Le Classiche
 
 

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