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La scelta del titolo Sconfinare per questa raccolta di saggi indica, come accade di frequente negli studi di cultura delle donne, la dinamicità di un processo che, pur radicandosi in una tradizione consolidata e legittimata di studi, affronta il rischio di avventurarsi in territori sconosciuti. Un verbo per indicare la dimensione del movimento e che si riferisce a un atto di trasgressione.
Viene presentato un percorso attraverso la letteratura tedesca dal Settecento ad oggi, esplorando le modalità autonome e conflittuali con cui le scrittrici si sono confrontate con il sistema simbolico patriarcale che le annullava in una silente neutralità. Uno sconfinamento, col tempo, sempre meno trasgressivo ma non certo pacificato, da ruoli e forme canonizzate.

 

 

 

Saggi contenuti in Sconfinare:

L’utopia femminile in Fräulein von Sternheim di Sophie von La Roche.
La donna più sapiente di Germania: Luise Gottsched.
“Essere capite è la vera felicità del dialogo”: Rahel Varnhagen, Pauline Wiesel, Hannah Arendt.
Isole delle donne. Alcune robinsonate al femminile.
Agli occhi di una figlia d’Occidente. I viaggi in Oriente di Ida Pfeiffer e di Ida Hahn-Hahn.
“Si respira il sud con tutti i sensi...”. Il viaggio in Sicilia di Fanny Lewald.
Da Cassandra a Medea: l’autobiografia politica di Christa Wolf.
Città immaginarie/immaginario urbano: la nuova Berlino delle donne.

Pubblicato in Critica
Venerdì, 15 Maggio 2009 10:16

Due per una

Traduzione, cura e postfazione di Natalie Malinin

Tre racconti di tre autrici russe fra le più note e apprezzate in questi anni: Il violino di Rotschild di I. Grekova, ironico omaggio all'omonimo racconto di Checov, Due per una di Galina Scerbakova e La bestia di Ljudmila Ulickaja.
Oscillando tra il fantastico e il reale, la nuova prosa femminile russa ripropone la via dei classici in una società allo sfascio, ma liberata dalla continua censura come dall'autocensura. Ancor più degli scrittori, le scrittrici sembrano rifuggire dai grandi temi epici e tendono piuttosto a conservare e trasmettere quella che viene definita "la memoria del quotidiano storico", soprattutto grazie alla forma tradizionale del racconto, i cui protagonisti, svanite le certezze totalizzanti e i punti di riferimento, disincantati o addirittura cinici, oppressi dal ricordo del recente passato, spesso patetici, sono comunque decisi a sopravvivere in una società, ormai allo sbando e senza eroi, dove il vecchio scompare definitivamente e il nuovo stenta ad apparire con mille contraddizioni e difficoltà. I grandi ideali e i profondi sentimenti, che hanno sempre guidato i protagonisti dei classici russi, svaniscono in dissolvenza per lasciare la scena a personaggi semplici, anche banali, spesso perdenti, che tuttavia non disperano di avere diritto a una vita migliore.
Pubblicato in Elledi
 
 

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