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Luciana Tufani Editrice
associazione culturale Leggere Donna
Visualizza articoli per tag: friederike kretzen
Mercoledì 25 Agosto 2010 11:31

Leggere Donna n. 147

Sommario
leggere
Nascere a se stesse 11
Gina Lagorio o della pienezza 19
Marie NDiaye 22
Goliarda Sapienza tra sorellanza nel carcere e l'inferno della società 24
scrivere
La fine del mondo non è che un'illusione 26
Cresciuto negli anni 2000 27
Compito in classe 28
discutere
Intervista a Fiorenza Taricone 29
Intervista a Letizia Bianchi e Giuditta Creazzo 30
Terapie riparative 32
Carcere e tappi 33
vedere, ascoltare, incontrarsi
L'arte di Regina 35
Memorie velate 37
Hilla Rebay 38
Noi e il cinema 39
Venticinque candeline per il festival 40
La pagina di Lori 44
A questo numero hanno collaborato:
Clotilde Barbarulli, Ilaria Biondi, Marino Buzzi, Roberta Catalano, Eleonora Chiti, Paola Forlani, Margherita Giacobino, Davide Gritti, Gabriella Imperatori, Jolanda Leccese, Grazia Livi, Adriana Lorenzi, Patrizia Lungonelli, Elena Luviso, Silvia Mori, Martina Mangherini, Lea Melandri, Elena Mossali, Alessia Muroni, Barbara Pizzo, Mirka Pulga, Roberta Ricci, Elisabetta Roncoli, Sandra Rossetti, Irene Roversi, Isotta Santus, Laura Testoni, Anna Trapani, Luciana Tufani, Federica Vacchetti, Anna Zoli.
Libri recensiti e segnalati:

Friederike Kretzen, Io sono una collina, traduzione Emanuela Cavallaro, Tufani, Ferrara, 2010 (Silvia Mori); Margaret Drabble, La regina rossa, traduzione di Tiziana Ma succi, La lepre, Roma, 2009 (Silvia Mori); Alicia Gimenez-Bartlett, Il silenzio dei chiostri, traduzione di Maria Nicola, Sellerio, Palermo, 2009 (Anna Trapani); Christine Lavant, Appunti da un manicomio, traduzione di Elena Poliedri, Forum, Udine, 2009 (Martina Mangherini); Sophie Buyse, La grafomane, traduzione di Aglae Pizzone e Laura Casotti, La lepre, Roma, 2009 (Roberta Ricci); Benedetta Cibrario, Sotto cieli noncuranti, Feltrinelli, Milano, 2010 (Elisabetta Roncoli); Silvia Avallone, Acciaio, Rizzoli, Milano, 2010 (Patrizia Lungonelli); Roberta Yasmine Catalano, Schegge di memoria. Gli italiani in Marocco, Senso Unico Éditions, Mohammedia, 2009 (Roberta Yasmine Catalano); Pensiero e giustizia in Simone Weil, a cura di Stefania Tarantino, Aracne, Roma, 2009 (Sandra Rossetti); Paola Leonardi, Ferdinanda Vigliani, Perché non abbiamo avuto figli. Donne “speciali” si raccontano, Franco Angeli, Milano, 2009 (Lea Melandri); Patrizia Gabrielli, Il 1946, le donne, la repubblica, Donzelli, Roma, 2009 (Clotilde Barbarulli); Carlotta Farese, Creature dell’illusione. Figure di lettrici nella letteratura dell’Ottocento, Pensa Multimedia, Lecce, 2007 (Ilaria Biondi); Samar Yazbek, Il profumo della cannella, traduzione di Claudia La Barbera, Castelvecchi, Verona, 2010 (Irene Roversi); Palma Bucarelli, Cronache indipendenti. Arte a Roma fra 1945 e 1946, a cura di Lorenzo Cantatore, De Luca, Roma, 2010; Rachele Ferrario, Regina di quadri. Vita e passioni di Palma Bucarelli, Mondadori, Milano, 2010 (Alessia Muroni); Maria Grazia Bevilacqua, La strega e il marinaio, De Ferrari, Genova, 2009 (Federica Vacchetti); La lingua che ci accade, a cura di M. Laura della Rosa Antonellini, Miriam Collinelli, Benedetta Devalli, Il Ponte Vecchio, Cesena, 2010 (Anna Zoli); Marie NDiaye, Tre donne forti, traduzione di Antonella Conti, Giunti, Firenze, 2010 (Barbara Pizzo); Fiorenza Tritone, Donne e guerra. Dire, fare, subire, Elsa di Mambro, SS. Cosma e Damiano (LT), 2009 (Elena Luviso); Giuditta Creazzo, Letizia Bianchi (a cura di), Uomini che maltrattano le donne: che fare? Sviluppare strategie di intervento con uomini che usano violenza belle relazioni di intimità, Carrocci, Roma, 2009 (Laura Testoni).

Pubblicato in 2010
Venerdì 02 Luglio 2010 08:38

Io sono una collina

Traduzione e postfazione di Emanuela Cavallaro

Ma come si deve comportare una ragazzina? Noi ridiamo molto. Ma non con cattiveria. Ci sentiamo semplicemente così. Le nostre membra sono così leggere. E anche le sensazioni. Così per dire. Non sappiamo dove cominciamo e dove finiamo. Ma esistiamo? Queste sono le domande che ci poniamo. Ogni giorno. Ci stiamo cercando.

Lo scopo che l’autrice si prefigge, riprendendo il filo della narrazione iniziata con Parole, è indagare che cosa succede con le gambe dentro una ragazzina adolescente, seguire le orme di questo processo e riuscire a descriverlo in parole.
La pubertà, e in particolare la pubertà femminile, è un tema soggetto a una grossa rimozione, tanto che esiste poco vocabolario che la riguarda.
Invece è importantissima perché, proprio per la sua condizione ambivalente, potrebbe insegnarci a pensare in modo nuovo, a considerare le ambivalenze in maniera positiva.
La ragazzina del libro, come le sue coetanee, deve trovare se stessa. Sente di essere a metà strada tra due mondi, né bambina né donna, e quindi in fin dei conti di non essere nulla. Ma questo stadio intermedio è anche una ricchezza, perché è una condizione fuori dagli schemi.
A metà tra il mondo reale degli adulti e quello immaginario dei bambini c’è dunque uno spazio di libertà a cui dare la forma che si desidera, un paesaggio da creare a propria immagine e somiglianza: la collina. E lo strumento privilegiato per costruirsi questo paesaggio - per la ragazzina del libro, in cui l’autrice ripercorre anche le proprie esperienze - è la lingua. Nella lingua, la ragazzina trova il modo di descriversi, dunque di affermare la propria esistenza e la propria identità

Pubblicato in Elledi
Mercoledì 27 Maggio 2009 10:36

Parole con le gambe

Traduzione e postfazione di Emanuela Cavallaro

Una bambina scopre la lingua e la scrittura giocando con le parole, e così facendo indaga a fondo i significati di quelle stesse parole, portandoli all’estremo e interpretandoli con assoluta precisione, facendoli così scivolare nel loro contrario, portandone alla luce il lato assurdo.
Le difficoltà della protagonista con l’ortografia sono il segno della sua difficoltà ad adeguarsi al sistema-lingua, a trasporre la propria personalità multiforme in quello strumento rigido e razionale che è la lingua, e in particolare la lingua tedesca. La narratrice bambina guarda dal margine; è straniera nell’ordine grammaticale. E questa sua posizione marginale le permette una visione e una prospettiva insolita e ironica della lingua, e allo stesso tempo del mondo. Così tutto si trasforma nel suo contrario, e in particolare nel contrario di ciò che chi legge si aspetta.
La bambina è straniera nella lingua così come lo è nel mondo, nella realtà in cui si trova a vivere, e di cui fatica non poco ad accettare le regole. Il suo faticoso apprendistato alla scrittura è anche simbolo del più faticoso apprendistato alla sopravvivenza. La Germania del dopoguerra e dei primi anni Sessanta, in pieno boom economico e con una gran fretta di dimenticare, è il teatro di questo apprendistato, e viene descritta con icastiche pennellate.
Pubblicato in Elledi
 
 

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