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Streghe, beghine, bas-bleus e blue-stockings, suffragette. A ciascuno di questi nomi è associata una connotazione più o meno negativa che, col terrore o il ridicolo, ha travisato la storia, dando delle donne per cui il nome stato coniato un’immagine distorta. E’ quel che è successo anche per le preziose, il cui nome evoca quasi immediatamente l’aggettivo “ridicole”, reso popolare dall’omonima commedia di Molière. A una rilettura della loro storia, le preziose risultano essere, invece, uno dei gruppi più interessanti e più sorprendentemente moderni tra quelli che potremmo chiamare protofemministi.
Agli inizi del Seicento, nel suo palazzo parigino, da lei stessa progettato, Catherine Vivonne-Savelli de Rambouillet riceveva gli ospiti distesa sul letto della sua chambre bleue in cui lo spazio a fianco del letto, la ruelle, era riservato alle donne. Tra i luoghi d’incontro degli intellettuali parigini, la chambre bleue era il più famoso e frequentato: gli ospiti circondavano la marchesa – avvolta in pellicce, d’inverno, perchè, allergica al calore, non accendeva il fuoco nella sua camera – e si dedicavano all’arte della conversazione. Si parlava dei più svariati argomenti, si raccontavano storie in maniera piacevole e brillante cercando di dare prova del proprio esprit. Tra le frequentatrici della ruelle divenne abituale salutarsi chiamandosi “ma precieuse”; preziosa divenne così l’appellativo per designarle e quello entrato nell’uso per le donne che, da questo primo nucleo, diedero origine al gruppo che ebbe come suo punto di riferimento Madeleine de Scudéry.
Preziose furono chiamate sia Catherine de Rambouillet che la figlia preferita, Julie d’Angennes, che presiedeva insieme a lei gli incontri, che la figlia minore Angelique-Clarisse d’Angennes. Preziose furono anche Madame de Lafayette e Madame de Sévigné, grandi amiche tra loro e della marchesa di Rambouillet. Agli incontri della chambre bleue prendeva parte, giovanissima, Madeleine de Scudéry ed è attorno a lei che crebbe sempre più il gruppo delle preziose che, quando, alla morte della marchesa il cabinet di Madeleine de Scudéry prese il posto della ruelle dell’Hotel de Rambouillet, contava un gran numero di donne. Tante e così chiacchierate che qualcuno incomincia a fiutare l’affare e pubblica un Dizionario delle preziose in due volumi che contiene un glossario del loro linguaggio. Il dizionario ha un intento parodistico ed è uno dei tanti scritti contro le preziose che vengono fatti circolare. L’autore del dizionario, Antoine Baudeau de Somaize, è tra i più attivi denigratori: ha scritto anche un rifacimento della commedia di Molière Le preziose ridicole e inoltre, Les véritables prétieuses e un Processo alle preziose; un altro acerrimo nemico è Nicolas Boileau, mentre l’atteggiamento dell’abbé de Pure, autore di La prétieuse ou le mystére des ruelles, è ambiguo.
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Ma quali erano, per suscitare tanti attacchi, le colpe delle preziose? Non poche, agli occhi di chi temeva l’ingerenza delle donne in campi da cui fino allora erano state escluse; certamente colpe più che sufficienti per tentare di seppellirle nel ridicolo. Ma procediamo con ordine. Come già detto, le prime preziose frequentavano la ruelle dell’Hotel de Rambouillet; questo, come altri luoghi d’incontro misti presieduto da donne, viene chiamato oggi salon, anche se impropriamente perché il termine salon entrò in uso nell’Ottocento.

Nei salotti del Seicento si incontravano sia donne che uomini mentre le academies, che contemporaneamente andavano nascendo, erano luoghi esclusivamente maschili. Lo spazio d’incontro dell’accademia era la biblioteca – luogo meno informale della ruelle o del cabinet dove si riunivano i gruppi femminili o misti – che configura già il tono più ufficiale degli incontri, finalizzati non alla sola conversazione ma alla consultazione, alla stesura scritta e infine alla pubblicazione. Molti accademici erano frequentatori abituali dei salotti, mentre le donne frequentavano solo i salotti e non le accademie. La differenza tra il salon, spazio che Erica Hart, nel suo Cartesian Women, chiama feminocentrico, e l’accademia consiste quindi sia nella diversa possibilità di accesso che nel diverso ruolo che ricoprono. E’ solo l’accademia ad essere finalizzata alla produzione scritta, alla creazione e non solo alla trasmissione di cultura.
Quando un po’ alla volta nei salon delle preziose – Scudéry, Sablé ecc. – si passa dalla conversazione alla composizione (che per molto tempo rimane collettiva), in versi e in prosa, e infine alla pubblicazione le cose si complicano. E ancora di più quando si pretende di giudicare. Perché le preziose giudicano: quel che ascoltano e quel che leggono; e leggono molto e di tutto. La loro sete di sapere è inesauribile: si interessano di letteratura e di filosofia, di astronomia e di chimica, di fisica e di matematica. Hanno un bel predicare i loro maestri, “non vi lasciate stregare dalle diaboliche attrattive della geometria”, le preziose vogliono leggere di tutto e vogliono capire quel che leggono. Non sempre è facile perché, anche se più colte delle altre donne, non hanno comunque ricevuto un’educazione approfondita. Non hanno studiato il latino e il greco, non conoscono gli artifici della retorica perciò molto spesso il linguaggio astruso dei dotti, il loro stile ampolloso e fumoso risulta loro noioso e incomprensibile. Ma questo non le ferma, anzi, invece di lasciarsi intimidire e rinunciare avvilite, suggeriscono nuove forme e contenuti. E’ questa una delle loro grandi colpe: non solo la pretesa di entrare a far parte del mondo della cultura ma addirittura di criticare, fare proposte, imporre un gusto e uno stile. Quello che le preziose fanno è di giudicare un’opera non in base a regole codificate ma affidandosi al loro gusto e alla loro sensibilità; quello che chiedono è che si scriva con unostile naturale, abolendo tutti i termini pedanti, arcaici e tecnici, evitando tutto ciò che è pomposo, enfatico, artificiale. Madeleine de Scudéry, in proposito, dice che nulla più condannabile che “il galimatias e l’oscurità, perchè chiunque ascolta vuole capire quel che gli si dice e chiunque parla ha l’obbligo di farsi capire”.
Il linguaggio delle preziose non è, come l’hanno descritto i detrattori, affettato e artificioso ma, al contrario, quel che si propongono è “purezza nello stile, guerra alla pedanteria e al provincialismo, eliminazione delle parole volgari”. Chi le critica le accusa di pretendere che vengano pubblicate opere che non solo contengano tutto lo scibile umano, ma che, in più, abbiano “lo stile puro ed elevato, il pensiero sottile e popolare, lo svolgimento fluido e intramezzato di piacevoli digressioni”. Che non è poco, certamente. Ma questa stessa accusa fa capire che il loro programma era di rendere la cultura accessibile a tutti, toglierla dalle mani di pochi eletti, metterla in discussione, svecchiarla e renderla qualcosa di vivo e di modificabile. Un programma rivoluzionario, condiviso da un gruppo di intellettuali uomini, per lo più borghesi, che – scrive Joan De Jean in Tender Geographies – volevano destabilizzare la stratificazione sociale esistente.
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Il gruppo, che aveva tra i suoi membri più attivi e di spicco Pierre-Daniel Huet e Charles Perrault, si opponeva a quello conservatore capeggiato da Nicolas Boileau. Secondo l’interpretazione di una parte della critica letteraria, gli attacchi alle preziose non furono che uno degli aspetti della contrapposizione tra i due gruppi. Il fatto che il primo gruppo fosse favorevole all’ingresso delle donne nel mondo della cultura, portava come conseguenza l’attacco alle femmes savantes da parte dell’altro. Alla Apologie des femmes, in cui Charles Perrault valorizzava il significativo contributo delle scrittrici allo sviluppo della letteratura francese, veniva risposto con la decima satira di Boileau Contro le donne. Lo scontro sarebbe stato tra chi voleva rinnovare, e vedeva nelle donne nuove e fresche energie, e chi, arroccato ai suoi privilegi, temeva il nuovo in qualsiasi forma si presentasse. Ma la satira di Boileau, e gli altri suoi attacchi alle preziose e in particolare a Madeleine de Scudéry, rivela un astio troppo profondo per essere semplicemente un episodio tra i tanti di una polemica che tocca solo di striscio le preziose. Quando attacca Scudéry, Boileau arriva addirittura a non nominarla (si riferisce a lei come alla “sorella dell’autore con lo stesso nome”) e, quando infine la nomina – nel Dialogo degli eroi del romanzo, pubblicato dopo la morte della scrittrice – fa citare il suo nome dai fantasmi dei suoi personaggi, al termine di un processo in cui vengono denudati, frustati e gettati nella parte più profonda del fiume Lete. Una sorte che Boileau si augurava per la loro creatrice e per i suoi romanzi che, contro ogni evidenza, non perde l’occasione di affermare che sono stati “dimenticati”. Dopo aver compiuto, per interposti fantasmi, quello che Joan De Jean chiama un assassinio rituale di Scudéry, Boileau vuole cancellarla anche dalla memoria. Un simile odio va al di là della polemica tra due opposte fazioni, le sue ragioni stanno nella provocazione che l’esistenza stessa delle preziose costituiva. Come già detto, le preziose impongono uno stile, ma non solo in letteratura. E’ uno stile di vita in cui le donne si danno valore (come diremmo oggi), attribuiscono un prix a sé stesse. Secondo Boileau, e altri come lui, danno un prezzo a cose senza nessun valore: sentimenti, buone maniere, se stesse e le donne in generale. Il più grave è che riescono anche a farsi valere, a trovare alleati ed estimatori. Nei loro salotti sono dapprima al centro di gruppi che discutono di tutto ma in particolare di ogni sfumatura dei sentimenti; più tardi raccolgono attorno a sé donne e uomini che scrivono e pubblicano opere collettive nate da queste discussioni; infine, una parte di loro scrive opere di un genere nuovo, il romanzo, che hanno un enorme successo.
Huet – nel Trattato sull’origine del romanzo, pubblicato insieme al romanzo Zaïde, firmato da Jean Segrais ma in realtà opera di Madame de Lafayette – riconosce alle donne la maternità di questo genere e indica in Madeleine de Scudéry la creatrice dei migliori romanzi fino allora scritti. Mentre più tardi altri critici, valorizzando Lafayette come iniziatrice del romanzo moderno, la faranno apparire l’eccezione apparentemente nata dal nulla, Huet vede in Lafayette la continuatrice di una tradizione femminile che lei porta alla perfezione. Prima che la critica successiva operi una cancellazione, Huet indica nell’arte della conversazione praticata nei salotti l’origine del romanzo francese e definisce il romanzo un genere “civilizzatore”.
Nei loro salotti, infatti, le preziose attuano un’opera di civilizzazione imponendo regole al linguaggio e decidendo gli argomenti di conversazione. Come sottolinea Anna Maria Verna nel suo Donne del Gran Siècle, con “l’epurazione linguistica le preziose intraprendono un’azione di perfezionamento sentimentale”. Il bando alle parole volgari non è segno di pruderie ma affermazione del diritto al rispetto. Le lunghe conversazioni in cui si analizzano i sentimenti servono a far esprimere e raffinare anche quelli degli uomini, ai quali vengono dettate complicate regole di corteggiamento che conferiscono alle donne diritto di scelta o forse sarebbe più esatto dire di veto.
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La Carte de Tendre, mappa che – seguendo la moda dell’epoca di creare e disegnare paesi immaginari – Madeleine de Scudéry inserisce nel suo romanzo Clélie, ha una serie di percorsi obbligati che l’innamorato deve seguire per ottenere la stima, l’affetto e il “tenero amore” dell’amata. E’ quindi la donna a decidere e a porre i limiti oltre i quali l’innamorato non può spingersi; lei a stabilire un contratto che la garantisce. L’ostilità contro le preziose non è quindi solo contro l’estranea che vuole entrare in un territorio non suo, ma è la “giusta e logica” reazione contro un progetto che mette in gioco ben più di quanto, ridicolizzandolo, si è voluto ammettere. Di loro sono state messe in ridicolo le pretese intellettuali e il linguaggio, come se tutto si fermasse lì. Ma dietro al linguaggio c’è , come sappiamo, ben altro. Oggi come allora il linguaggio è una spia e, non a caso, chi difende un certo linguaggio difende certi rapporti di potere. Chi ne propone uno nuovo, propone nuovi rapporti; come hanno fatto le preziose che, molto più pericolose di quanto non siano state fatte apparire, chiedevano in sostanza uguaglianza e libertà. E per essere uguali e libere volevano istruirsi e si opponevano al matrimonio e alla maternità. Testimoni delle conseguenze che matrimonio e continue gravidanze avevano sulla vita delle donne, rifiutavano di sposarsi: “un amante sincero non deve mai parlare di matrimonio”, dice Scudéry, e mette in pratica quanto afferma. Oppure, poiché le mogli erano apprezzate solo se procuravano un erede, chiedevano che il matrimonio fosse sciolto alla nascita del primo figlio, che alla donna venisse data una ricompensa in denaro e che il figlio fosse affidato al padre. Richieste che ancora oggi susciterebbero scandalo, si può immaginare quanto apparissero provocatorie allora. Tanto è vero che, generalmente, se ne è parlato poco.
Un’altra caratteristica del gruppo di cui si è parlato poco è l’importanza che veniva data all’amicizia tra donne. Anna Maria Verna – che tra le autrici dei libri che ho consultato è quella che più mette in evidenza i parallelismi tra il femminismo delle preziose e certi aspetti del neofemminismo italiano – dichiara invece che un “aspetto essenziale del preziosismo è l’amicizia che le donne coltivano tra loro”. Racconta che all’epoca i circoli di sole donne nascevano numerosi, accolti con la diffidenza e l’ironia (quando se ne parla vengono chiamati “sette”, “leghe”, “cabale”) che sempre suscitano i luoghi “separati” di donne. Coglie altre analogie con l’oggi e, citazioni alla mano (“ayant l’esprit bien tourn forment les autres a leur image et semblance”), arriva a parlare di “autorità” femminile.
Non so se la citazione sia volontariamente o involontariamente ironica, ma mi sembra che concludere con l’immagine di donne autorevoli che formano le altre a loro immagine e somiglianza possa invogliare a riscoprire le preziose, magari anche a caccia di altre corrispondenze col presente.
Luciana Tufani
Bibliografia
Anna Maria Verna, Donne del Gran Siècle, Angeli, Milano, 1994.
Joan De Jean, Tender Geographies. Women and the Origin of the Novel in France, Columbia University Press, New York, 1991.
Claude Dulong, Dalla conversazione alla creazione, in Storia delle donne dal Rinascimento all’età moderna, Laterza, Roma-Bari, 1993.
Bonnie Anderson e Judith Zinsser, Le donne in Europa. Nelle corti e nei salotti, Laterza, Roma-Bari, 1993.
Erica Hart, Cartesian Women, Cornell University Press, Ithaca and London, 1992.
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