
Michele è un trentenne che viene licenziato il giorno stesso in cui apprende del suicidio di uno dei suoi migliori amici.
Incaricato dagli altri tre amici di organizzare il funerale, Michele si troverà a vivere situazioni al limite del paradossale. Si innamorerà del bel becchino che cerca di rimorchiarlo per telefono, si ritroverà come eredità la casa di Francesco (l’amico suicida) da dividere con Paolo, l’amico col quale vive un rapporto conflittuale, Luca, il carattere più docile del gruppo, e Donatello, il ribelle che per vivere si prostituisce.
Come se non bastasse dovrà fare i conti con la famiglia biologica, che non perde occasione per ricordargli il legame di sangue e il suo ruolo all’interno della famiglia, e con la sua terribile nipote, incuriosita e affascinata dall’omosessualità dello zio.
Traduzione di Giulia Maria Ciarpaglini
Ironia e sentimento si intrecciano in un piacevole romanzo che si legge tutto d’un fiato.
Nella Pietroburgo della piccola e media nobiltà terriera William Russell, ricco e disincantato duca inglese, s’innamora di Julia Maximova, affascinante sorella del finanziere Anton suo socio in affari. La passione per la giovane impedisce a William di comprendere appieno la riluttanza di lei che, dissimulata in un primo momento, si espliciterà veemente a nozze avvenute creando fra loro una frattura insanabile Delusione e frustrazione, tuttavia, non impediscono a William un’obiettiva valutazione della realtà cosicché egli propone alla moglie una convivenza improntata sul rispetto reciproco che ella accetta con gratitudine e sollievo.
A cura di Barbara Marola, Maria Teresa Munini, Rosa Regio, Barbara Ricci
La prima monografia su Cristina Campo (Bologna 1923 - Roma 1977), scrittrice tra le più appartate della letteratura del Novecento, di straordinaria raffinatezza e di sconfinate letture.
Giulia Civinini Arrighi, Anna Corsini, Beatrice di Pian degli Ontani, Francesca Alexander, Louisa Grace Bartolini, Giannina Milli, Erminia Fuà Fusinato. La donna tutta cuore e virtù: questo è il modello ottocentesco che sopravvive nel nostro immaginario. Parole di donne svelano l'ambiguità dello stereotipo.
Una ricerca su scrittrici nate o vissute a Pistoia nella seconda metà dell'Ottocento ci fa scoprire che molte furono insegnanti e diressero prestigiosi istituti, trasferendo l'impegno politico in un campo più legato alla tradizione femminile: l'educazione. Mostrarono particolare attenzione all'educazione del cuore, intesa più come conoscenza di sé e dell'altro che non come palestra di buoni sentimenti, secondo un'ottica riduttiva in cui sono invece state spesso confinate. Di due di esse, Giulia Civinini Arrighi e Anna Corsini, viene ripubblicata una parte degli scritti, come testimonianza di un percorso esemplare di crescita e formazione, che molto ha da dire ancora oggi sulle relazioni tra donne - madre/figlia e maestra/allieva - e sui fantasmi che le popolano.
Questo saggio si colloca nella prospettiva di una ricerca sulla scrittura femminile '800/'900 che problematizza criteri e metodi del sistema letterario.
Nei suoi romanzi e racconti, La Marchesa Colombi - Maria Antonietta Torriani (1840-1920) - dispiega, attraverso l'ironia disseminata nel testo, un distanziamento dai sistemi di credenze cristallizzati. L'ironia, in questo caso, non è solo una modalità di comunicazione indiretta ma parla delle crepe in un codice egemone imposto dalla struttura asimmetrica dei rapporti umani. La Marchesa Colombi racconta della connessione tra la sfaldatura rispetto alle convenzioni e il piacere prodotto da tale distanziamento: il sorriso scompagina il valore prescrittivo del codice, la violenza del pregiudizio. Gioca così la conflittualità tra il suo dirsi e il canone di femminilità codificato dai "discorsi trionfanti" del periodo.
Sulla "soglia": quando le donne cominciano a parlare straniero. Il linguaggio come luogo della proibizione: parole-emozione, colori del silenzio nei testi di una scrittrice solo recentemente riscoperta.
Questo saggio si interroga sulla scrittura femminile, non come categoria ontologica, ma all'interno di uno spazio letterario, codificato e chiuso a parola di donna, cercando nei racconti di Maria Messina (1887-1944) la traccia della cultura, della storia, dei sentimenti, del linguaggio dell'autrice stessa e del suo tempo. Nel necessario dialogo tra testo e lettrice/lettore, le opere femminili, che tra '800 e '900, celebrarono la nascita di un "io" che prende parola, permettono di considerare, da un punto di vista narrativo e linguistico, le forme differenti e specifiche in cui una donna, per narrarsi e narrare, parla sia il "linguaggio degli uomini" che il "silenzio delle donne". Maria Messina, attraverso precise strategie, "oltrepassa" sia il codice linguistico che il modello maschile, disvelando nella pazzia, nei silenzi, nel suicidio di Vanna, Bobò e le altre, i segni di una lacerazione non più rimarginabile.
Questo libro è dedicato a Matilde di Canossa, protagonista primaria delle vicende storiche che coinvolsero per decenni il nostro paese agli inizi del XII secolo. I fatti storici qui riferiti sono reali, libera, in parte, l’interpretazione del personaggio.
«Non altro che brume vedeva Matilde dalle feritoie della fortezza regia di Goslar, sulle rive del Meno superiore, dove l’imperatore Enrico III la teneva prigioniera insieme alla madre, contessa Beatrice», comincia così, quando Matilde aveva dieci anni, il romanzo che Sara Zanghì ha scritto ispirandosi alla vita di Matilde di Canossa, una delle protagoniste della storia medioevale. L’episodio più famoso della vita di Matilde è quello di Canossa, diventato addirittura proverbiale, in cui costrinse l’imperatore Enrico IV a umiliarsi di fronte al papa. Cugina di Enrico ma alleata del papa, vuoi per convenienza politica che per fede religiosa, Matilde partecipò in prima persona alle lotte per le investiture, sia prima che dopo l’episodio di Canossa, difendendo strenuamente i suoi possedimenti che avevano il loro centro nelle zone attorno a Reggio Emilia ma che, grazie alla sua accortezza, riuscì a rafforzare e aumentare fino a comprendere terre che si estendevano dalla Lombardia al Lazio e l’Umbria. Della vita avventurosa di una donna forte e intelligente, Sara Zanghì dà una lettura inedita che, pur basandosi su una rigorosa documentazione, mette in luce quelli che secondo la scrittrice erano gli aspetti più intimi e malinconici della sua personalità.
Postfazione di Luisa Muraro
Suddiviso in sezioni, distinte per lingua e nazione, il libro offre una panoramica mondiale della narrativa scritta da donne. Indispensabile a chiunque per studio o per passione si occupi di letteratura, è non solo un libro da conservare e consultare ma anche, per la presenza di un buon numero di recensioni tratte dalla rivista Leggere Donna, una lettura curiosa e piacevole.
Di questo libro era uscita una prima edizione nel 1994 nei tascabili delle Edizioni e/o, comprendente le narratrici di lingua inglese e tedesca. In questa seconda edizione aggiornata sono presenti anche le narratrici di lingua italiana, francese, spagnola e di altre lingue. Dall'Italia al Giappone, passando per Europa, America, Africa e Asia, vengono presentate le scrittrici di lingue e paesi i cui libri siano stati tradotti in italiano. Ciascuna bibliografia dei libri in commercio è preceduta da una panoramica sulla narrativa delle donne della nazione trattata e da un gruppo di recensioni. Per rendere ancora più utile questa "guida all'acquisto dei libri di donne" sono elencati in appendice gli indirizzi di tutte le case editrici citate e quelli delle librerie, biblioteche e centri di documentazione delle donne.
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