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Luciana Tufani Editrice
associazione culturale Leggere Donna
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L'autrice intervista due scrittrici, Gabriella Imperatori e Marinella Fiume, che, pur vivendo geograficamente distanti e in ambienti sociali diversi per cultura, storia, tradizioni, mentalità, si affiancano per le molteplici problematiche affrontate, che vanno dal rapporto uomo-donna, all'amore per la terra di origine, al problema della famiglia, al rapporto con la madre, fino alla responsabilità morale dell'intellettuale e ai temi scottanti del mondo femminile: aborto, divorzio, procreazione assistita. Le semplici confessioni scaturite nel corso delle singole interviste delineano l'immagine di due scrittrici che, pur nelle loro diversità, si somigliano per scelte lavorative e ideologiche.

Pubblicato in Critica
Mercoledì 27 Maggio 2009 10:28

Questa è la terra, non ancora il cielo.


"Nella foto da studio di tanti anni prima le sembrava che fosse celato l'inizio, lontanissimo certo, della sua storia, anche se poi di un inizio non si poteva parlare perché c'è sempre qualcosa prima di quel punto convenzionale, come c'è qualcosa dopo la fine, sicché a ben guardare le storie non hanno mai né principio né termine".

Più che un romanzo, è una saga familiare che spazia dall'Italia al Messico, dalla Russia alla Somalia alla California. Le narratrici seguono i membri di una famiglia che fuggono dalla famiglia (per inquietudine, per disgrazie e guerre, perché la famiglia soffoca la libertà e genera la follia), ma per bisogno di radici finiscono sempre per tornare. La famiglia è quella di sempre, feroce, dolcissima, immortale: la famiglia del primo Novecento, quando la saga ha inizio, della prima guerra, del fascismo, del colonialismo, della seconda guerra e quella dei giorni nostri. Si sente che sotto l'invenzione, a volte scatenata, delle due autrici che si caricano a vicenda, c'è un vissuto intenso e indimenticato. Le storie frammentarie che popolano la mitologia familiare, e sembra non vogliano saperne di morire, si snodano a grappolo, ognuna ne genera altre come le matrioske o le scatole cinesi. Le tessere mancanti sono spesso ritrovate, più spesso ancora sostituite con la fantasia che affolla insieme persone, luoghi, animali.

Pubblicato in Elledi
Martedì 07 Luglio 2009 08:30

Gabriella Imperatori - Gloria Spessotto

 
 
 
 
 
 
Foto autrici
 
 
 
 
 
 




                                                  
 
 
 
 
                                                     
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
                                             
       

Gabriella Imperatori

 

Biografia:

Gabriella Imperatori, nata a Venezia, vive e lavora a Padova, dove si è laureata in lettere classiche e ha insegnato per vent'anni. Da oltre venticinque lavora come giornalista su quotidiani e periodici nazionali e regionali. Dirige la rivista bimestrale «Leggere Donna» a cui collabora con una rubrica di cinema. Ha collaborato per alcuni anni con la Rai di Venezia realizzando programmi di cultura e attualità.

 

Gloria Spessotto


Biografia:


Gloria Spessotto, nata a Portogruaro (VE), dopo vari spostamenti vive ora in un paesino dei Colli Euganei. Laureata in lingua e letteratura inglese, ha fatto l'interprete, l'albergatrice, l'insegnante, la traduttrice. Da anni svolge attività didattica e culturale all'interno di un progetto di recupero dalla tossicodipendenza, occupandosi in particolare dell'attivazione dell'espressione attraverso la scrittura. Da questa esperienza è nato Ciò che gli angeli non sanno, Pergine (TN) 1998, scritto con Sandro Travaglia. Ha pubblicato i racconti Cinque ciliegie di marzapane (ed. Medusa 1994) e il romanzo Questa è la terra non ancora il cielo (ed. Tufani 1998) con Gabriella Imperatori.

 

Estratti da alcune recensioni a Gabriella Imperatori e Gloria Spessotto, Questa è la terra, non ancora il cielo:

· Percorso narrativo fra scorrevolezza di narrazione e bilancio di fine secolo.
Il titolo è adattamento di un verso di Frost e allude a quel sentimento della vicenda umana nel quale convivono il bene e il male, la felicità e il dolore, l’appagamento e l’ansia: miscugli imperfetti e sempre rinnovantesi, lontano dalla prospettiva di una decantazione o sublimazione in un cielo quanto mai remoto. Il percorso narrativo si connota di due segni: da un lato la scorrevolezza avvincente degli eventi narrati (…) Dall’altro l’evidente presenza di un fondo di pensosità, di un intento di bilancio, dall’angolo di questa fine secolo, sul grande e plurimo tema della famiglia (… ) Un bilancio che non è battagliero come avrebbe potuto essserlo vent’anni fa, ma non è neppure arreso o rassegnato (…) Saggio invece, nel far sentire, senza proclamarlo, che la donna attraversa il dolore della vita e della storia con un più di partecipazione e di intensità (…) E, ancora, che al dolore della vita e della storia le donne sanno rispondere con una forza di ripresa che sembra rovesciare quel pessimismo maschile che, dai poeti dell’antichità, ha opposto il destino di morte senza rinascita dell’uomo nell’eterno tramontare e rinascere degli astri e delle stagioni.
Giulio Galetto («L’Arena», «Il Giornale di Vicenza», «Brescia Oggi», 11 maggio 1998)

· Un affresco umano e sociale di storia minuta.
(…) I personaggi maschili sono interpretati dal sentire delle donne che li hanno amati, odiati o conosciuti per interposta persona (…) Il che non significa una limitazione, piuttosto un taglio che ci coinvolge, perché dispiega e spiega l’altra metà del cielo, in un continuum di flashback che si giustappongono (…) fino a formare la storia grande e minuta di due famiglie sparse per il mondo (…) Ne nasce un affresco umano e sociale attraversato dai grandi eventi di questo secolo.
Francesco Lazzarini («Il Mattino di Padova», «La Nuova Venezia», «La Tribuna di Treviso», 22 maggio 1998)

· Una specie di Macondo estremamente reale e definita.
Gabriella imperatori e Gloria Spessoto si divertono ad osservare, come moderne cantastorie, "vizi e virtù" di questa complicata famiglia italiana in un curioso puzzle composto di frammenti di vite che si intrecciano e si separano, si mescolano per generare altre storie in una specie di Macondo estremamente reale e definita (…) Voci di donne si sovrappongono l’una all’altra, maturano , crescono, si addolciscono, capiscono, come se l’ordine dell’universo ascoltasse soltanto il loro canto.
Chiara Pavan («Il Gazzettino», 1 giugno 1998)
· Un libro fresco in cui serpeggia una vena di stramberia.
Una saga familiare, un romanzo a sfondo storico dove la storia, colta nei suoi riflessi sui personaggi, è quella del nostro secolo (…) A tratti, una telenovela che sa sorridere di sé stessa (…) Un libro fresco, talvolta drammatico ma spesso divertente, in cui serpeggia una vena di stramberia e si avverte una voglia di affabulazione, un recupero dei racconti ascoltati nell’infanzia (…)
Stefania Calzolari («Leggere Donna», n.74, maggio-giugno 1998)

· Un romanzo "veneto" come lo intendeva Piovene.
Chi scrive a quattro mani in genere non annoia, è una legge: gli autori cominciano a farsi le pulci uno con l’altro. Anche stavolta il libro è coinvolgente, divertente, emozionante, e l’intreccio ben congegnato fa sì che lo si legga d’un fiato nonostante il gran numero di personaggi anche perché lo stile dà a tutto il testo uno scintillio speciale che fa accettare ogni nuova presenza. Un lavoro d’intelligenza che va di pari passo con l’istinto del narrare con coinvolgimento emotivo (non sentimentale) (…)  Le autrici non abbracciano idee preconcette, non si attengono a interpretazioni troppo facili della realtà. Una delle chiavi portanti del romanzo è la voglia di raccontare senza badare a sovrimpressioni critiche, facendo in un certo senso della favolistica da Mille e una notte (…)  È ancora un romanzo "veneto" come lo intendeva Piovene. Il Veneto è popolato di personaggi strambi, maniaci, dolcemente dementi. O di personalità fosche e buie che si aggirano negli angoli di una regione apparentemente mite ma dove in realtà molti sono i fantasmi. I paesaggi in questa chiave sono ancora più persuasivi, come nella descrizione di Padova città sulfurea e maligna, dove le varie realtà si intersecano e si fanno dispetti.
Antonia Arslan (Università di Padova, presentazione del romanzo al Comune di Padova, 9 giugno 1998)
 
· Famiglia, epopea eternamente dolceamara.
È indubbiamente, quello che scava nella storia familiare alla ricerca delle radici, un genere negli ultimi anni molto rivalutato. Poco importa che l’oggetto della narrazione sia vero nel senso di realmente accaduto (…) La realtà può nascere anche dal ricordo di chi racconti suggestioni, atmosfere. Stati psicologici ed episodi che fanno parte de proprio vissuto, resi vivi attraverso la fantasia, nella vita di carta dei suoi protagonisti… L’utilizzazione del discorso indiretto offre più di una possibilità, nella misura in cui consente alle pedine che si muovono sulla scacchiera dell’impianto narrativo di vivere di vita propria (…)  La frammentarietà fatta di salti di tempo, di spazio e di persona riflette l’unilateralità di quello che appare tra le righe il protagonista principale, vale a dire la famiglia, con la sua ferocia e dolcezza di sempre.
Alessandro Fraenkel («Alto Adige», 14 maggio1998)

· Storia & storie di un romanzo davvero "diverso" nel panorama letterario italiano.
La "Storia" e le "storie" si mescolano fra di loro – così la tragedia di Caporetto fa da fondale al drammatico parto di Giada e allo stupro di Nives (…) quasi a suggerire che se la Storia è fatta dagli uomini, le storie sono fatte dalle donne, intorno alle donne, anzi precisamente "al sangue delle donne". Sangue è una parola che ritorna spesso, così come ritorna insistente la parola follia, che come una vena nascosta o addirittura una tentazione, serpeggia non solo nella psiche dei personaggi, ma anche nelle vicende che si susseguono fitte e, almeno all’apparenza, del tutto "irragionevoli" (…)  Eppure lo straordinario di questo libro – che non ignora le tragedie e i drammi del nostro tempo – è una narrazione sempre condotta con ritmo leggero e suadente, in meraviglioso equilibrio fra garbata ironia e affettuosa partecipazione (vedi i titoli spesso simpaticamente astrusi dei vari capitoli, quasi a stuzzicare la curiosità del lettore). Il gusto del raccontare si scioglie nel ritmo di una prosa che ha molto del musicale e ci riporta piacevolmente all’estro antico dei cantastorie spesso veri e propri cantori, e come nel racconto popolare mescola detti, scongiuri, proverbi, tutte le espressioni di una sapienza prossima a scomparire (…)  un romanzo davvero diverso nel panorama letterario italiano (…)  Un libro che osa affrontare, e vincere, la sfida del narrare per grandi cicli, col piglio svelto e sicuro del frescante, storie che sono di tutti e proprio per questo di ciascuno di noi.
Pia Fontana («Messaggero Veneto», 30 giugno 1998).

· Un romanzo molto bello che sfida condizioni di partenza avverse.
Piccolo editore – e non di tendenza – ;(…)  storia generazional-familiare che abbraccia il nostro secolo; linguaggio sobrio, elegante, senza un filo di trucco sperimentale; autrici non più in età da sballo o discoteca. Proprio per tutti questi motivi vorremmo davvero gridare al vento che si tratta di un romanzo molto bello, ricco di vita, di eventi, di figure tratteggiate con finezza, di nostalgia esistenziale e di credibili casualità del destino, di quando le rincorse del tempo prima o poi ci fanno riapprodare a noi stessi (…)  Costruito in modo tutt’altro che lineare con pregevole agilità stilistica, nell’intreccio delle varie tipologie dei protagonisti, il romanzo scorre veloce fino al sorriso finale. (Quando) tra morti, oscure scomparse e vite consumate in sordina, lo sguardo traboccante di storia e leggende famigliari che scorre fra Marianita e Ania è lo sguardo del ritorno.
Sergio Pent («La Stampa», 2 luglio 1998)

Intervista a Gabriella Imperatori e Gloria Spessotto
 
 

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