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Friederike Kretzen

Friederike Kretzen

Friederike Kretzen nasce nel 1956 a Leverkusen, in Germania. Studia Sociologia ed Etnologia a Giessen. Già durante gli studi fonda un gruppo teatrale, più tardi lavora come assistente di regia al Gießener Stadttheater e come autrice di teatro al Residenztheater di Monaco. Dal 1983 vive a Basilea, in Svizzera, dove torna sempre, pur con lunghi intermezzi ad Amsterdam, Londra, Boston, Venezia. Lavora, oltre che come autrice, come pubblicista e insegnante. Dopo i primi romanzi, Die Souffleuse (1989), Die Probe (1991) e Ihr blöden Weiber (1993), ha scritto una trilogia di cui il presente Indiander (1996), titolo italiano Parole con le gambe, è il primo atto, seguito da Ich bin ein Hügel (1998) e da Übungen zu einem Aufstand, 2002. Nel 2007 ha scritto Weißes Album.

URL Sito: http://kretzen.info/

Venerdì 02 Luglio 2010 07:38

Io sono una collina

Traduzione e postfazione di Emanuela Cavallaro

Ma come si deve comportare una ragazzina? Noi ridiamo molto. Ma non con cattiveria. Ci sentiamo semplicemente così. Le nostre membra sono così leggere. E anche le sensazioni. Così per dire. Non sappiamo dove cominciamo e dove finiamo. Ma esistiamo? Queste sono le domande che ci poniamo. Ogni giorno. Ci stiamo cercando.

Lo scopo che l’autrice si prefigge, riprendendo il filo della narrazione iniziata con Parole, è indagare che cosa succede con le gambe dentro una ragazzina adolescente, seguire le orme di questo processo e riuscire a descriverlo in parole.
La pubertà, e in particolare la pubertà femminile, è un tema soggetto a una grossa rimozione, tanto che esiste poco vocabolario che la riguarda.

Mercoledì 27 Maggio 2009 09:36

Parole con le gambe

Traduzione e postfazione di Emanuela Cavallaro

Una bambina scopre la lingua e la scrittura giocando con le parole, e così facendo indaga a fondo i significati di quelle stesse parole, portandoli all’estremo e interpretandoli con assoluta precisione, facendoli così scivolare nel loro contrario, portandone alla luce il lato assurdo.
Le difficoltà della protagonista con l’ortografia sono il segno della sua difficoltà ad adeguarsi al sistema-lingua, a trasporre la propria personalità multiforme in quello strumento rigido e razionale che è la lingua, e in particolare la lingua tedesca. La narratrice bambina guarda dal margine; è straniera nell’ordine grammaticale. E questa sua posizione marginale le permette una visione e una prospettiva insolita e ironica della lingua, e allo stesso tempo del mondo. Così tutto si trasforma nel suo contrario, e in particolare nel contrario di ciò che chi legge si aspetta.
La bambina è straniera nella lingua così come lo è nel mondo, nella realtà in cui si trova a vivere, e di cui fatica non poco ad accettare le regole. Il suo faticoso apprendistato alla scrittura è anche simbolo del più faticoso apprendistato alla sopravvivenza. La Germania del dopoguerra e dei primi anni Sessanta, in pieno boom economico e con una gran fretta di dimenticare, è il teatro di questo apprendistato, e viene descritta con icastiche pennellate.
 
 

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