
Traduzione e postfazione di Emanuela Cavallaro
Ma come si deve comportare una ragazzina? Noi ridiamo molto. Ma non con cattiveria. Ci sentiamo semplicemente così. Le nostre membra sono così leggere. E anche le sensazioni. Così per dire. Non sappiamo dove cominciamo e dove finiamo. Ma esistiamo? Queste sono le domande che ci poniamo. Ogni giorno. Ci stiamo cercando.
Lo scopo che l’autrice si prefigge, riprendendo il filo della narrazione iniziata con Parole, è indagare che cosa succede con le gambe dentro una ragazzina adolescente, seguire le orme di questo processo e riuscire a descriverlo in parole.
La pubertà, e in particolare la pubertà femminile, è un tema soggetto a una grossa rimozione, tanto che esiste poco vocabolario che la riguarda.
Invece è importantissima perché, proprio per la sua condizione ambivalente, potrebbe insegnarci a pensare in modo nuovo, a considerare le ambivalenze in maniera positiva.
La ragazzina del libro, come le sue coetanee, deve trovare se stessa. Sente di essere a metà strada tra due mondi, né bambina né donna, e quindi in fin dei conti di non essere nulla. Ma questo stadio intermedio è anche una ricchezza, perché è una condizione fuori dagli schemi.
A metà tra il mondo reale degli adulti e quello immaginario dei bambini c’è dunque uno spazio di libertà a cui dare la forma che si desidera, un paesaggio da creare a propria immagine e somiglianza: la collina. E lo strumento privilegiato per costruirsi questo paesaggio - per la ragazzina del libro, in cui l’autrice ripercorre anche le proprie esperienze - è la lingua. Nella lingua, la ragazzina trova il modo di descriversi, dunque di affermare la propria esistenza e la propria identità
Traduzione e postfazione di Emanuela Cavallaro
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