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Fanny Mendelssohn

Fanny Mendelssohn

Primogenita di quattro figli, Fanny nasce ad Amburgo il quattro novembre 1805. Il padre Abraham, direttore della banca di famiglia, non privo di tendenze musicali, è figlio del filosofo illuminista Moses, la madre Lea Salomon, è colta, poliglotta, valente pianista.

I ragazzi crescono a Berlino, dove Abraham ha trasferito i suoi interessi, nel clima di prosperità e di apertura culturale tipico delle grandi famiglie ebraiche del tempo. Forte rimane il legame con le radici, nonostante la conversione al luteranesimo e il battesimo nel 1816. Decisione opportuna in un clima di crescente antisemitismo.

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I ragazzi ricevono un’ottima educazione che non trascura la musica. Fanny e Felix, nato nel 1809, in particolare, prendono lezioni di pianoforte e Fanny dimostra in breve doti notevoli. Nonostante le indubbie capacità, inoltre, di compositrice e direttrice d’orchestra dimostrate negli intrattenimenti musicali che fanno di casa Mendelsshon un punto di incontro culturale di prim’ordine, Fanny, che pure è stata mandata a perfezionarsi per un anno in Francia, deve ben presto desistere da ogni idea di carriera e prepararsi all’unica strada prevista per una donna della sua condizione: il ruolo di moglie e di madre.

Il 6 novembre 1830, Fanny ha avuto da pochi mesi il figlio Sebastian, dopo una gravidanza difficile, e si lamenta di non riuscire a comporre. Fanny ha sposato nel 1829 Wilhelm Hensel, pittore di una certa fama, oggi pressoché dimenticato. È un compagno devoto e innamorato che incoraggerà la moglie a seguire le sue inclinazioni, sia pure compatibilmente con la vita familiare. 

Nel settembre 1839 ha inizio il suo viaggio in Italia con il marito e il figlio. Hensel vi aveva trascorso cinque anni prima del matrimonio e vi torna per riprendere i contatti e trovare nuove fonti di ispirazione per la sua pittura. Per Fanny è la meta sempre agognata e sognata. E questo viaggio costituisce il movimento supremo della sua vita che possiamo seguire dalle sue stesse parole poiché è apparso un suo Italianisches Tagebuch (Diario italiano) costituito da lettere ai familiari e annotazioni.

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Le tappe sono abbastanza consuete: attraverso Ratisbona e Monaco passano lo Stelvio, poi Udine, Venezia, Bologna, Firenze e Roma dove si trattengono dal novembre 1839 fino al giugno dell’anno successivo, poi, dopo Napoli, attraverso Genova e Milano, tornano a Berlino nel novembre del 1840.

Per Fanny trentaquattrenne il viaggio in Italia rappresenta il periodo più felice, un irripetibile stato di grazia da fissare per sempre nel ricordo.

Il ritorno a casa è veramente la cacciata dal paradiso terrestre, il resto della vita sarà da allora in poi un cammino verso la fine dopo lo splendore di questa “tarda estate”.

Farà altri viaggi insieme al marito e tornerà in Italia ancora una volta nel 1845 per assistere la sorella Rebecca a Firenze. Del viaggio Fanny ha acquistato consapevolezza, infatti, tornata a Berlino, matura la decisione di pubblicare le sue opere, sostenuta in questo dal marito. Una decisione accolta con freddezza dal fratello Felix che non vede di buon occhio tale uscita pubblica.

Le buone recensioni alle opere edite e il crescente favore che le sue esibizioni accolgono, sempre limitate alla cerchia ristretta delle Sonntagsmusiken, costituiscono un tardivo riconoscimento.

Fanny muore nel 1847 a soli 42 anni, improvvisamente, al pianoforte, durante un’esecuzione.

Paola Seveso

 

Opere e Biografie:

Rita Calabrese, Fanny Mendelssohn: il viaggio di una sorella, in Viaggio e scrittura. Le straniere nell’Italia dell’Ottocento, a cura di Liana Borghi, Nicoletta Livi Bacci, Uta Treder, Liberia delle donne, Firenze 1988.

 

 

Della stessa madre, dello stesso padre. Tredici sorelle di geni.

 
 

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