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Luciana Tufani Editrice
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Luciana

Luciana

 

Martedì, 13 Luglio 2010 12:58

Leggere Donna

 

Fondata nel 1980, è stata la prima rivista in Italia ad occuparsi di recensioni di libri esclusivamente di o riguardo alle donne. Unica nel suo genere, LEGGERE DONNA, offre un panorama concreto della produzione culturale delle donne: dalla letteratura al cinema, alla musica, all'arte, al teatro. In questi anni ha spesso avuto una funzione di anticipazione, suggerendo temi di discussione, scoprendo nuove autrici e riproponendone altre, intuendo tendenze. Per queste sue caratteristiche, per la qualità degli scritti e per la grafica piacevole è la più letta ed apprezzata tra le riviste culturali delle donne. Sia la rivista che il suo Indice ragionato sono strumenti di lavoro indispensabili in ogni biblioteca.

A cura della Società Italiana delle Letterate e del Centro Documentazione Donna di Ferrara

Atti del V Convegno della Società Italiana delle Letterate - Ferrara, 3 marzo - 7 aprile 2004.

Che cosa significa essere letterate, cosa comporta il saper leggere e scrivere e come può questo sapere diventare concreto sono le domande che hanno condotto la Società Italiana delle Letterate, assieme al Centro Documentazione Donna di Ferrara, a interrogarela letteratura, per verificare se e fino a che punto essa possa essere portatrice di invenzioni, di pratiche di pace, di esercizi di trasformazione e di orientamento per costruire, mentre lo si immagina e lo si racconta, un mondo diverso.
Nella persuasione che la letteratura sia capace davvero - come dimostra Shaharazade - di salvare una vita o di perderla e che la forza straordinaria di cui è dotata si sprigioni dal suo non essere altra cosa dalla politica, questo libro desidera ripensare e rilanciare con forza l'insegnamento delle scrittrici - da Virginia Woolf a Audre Lorde, da Anna Maria Ortese ad Azar Nafisi a molte, molte altre - che la letteratura sia un modo forte di stare nel mondo, una grande lezione di democrazia e una possibilità di affermare la vita anche contro la sua stessa precarietà. 

Giovedì, 01 Luglio 2010 15:35

Chi siamo

Associazione Culturale Leggere Donna
Luciana Tufani Editrice

Comitato direttivo:
Maria Giulia Fabi,
Raffaella Megali (Tesoriera),
Luciana Tufani (Presidente)

L'Associazione senza scopo di lucro si propone di valorizzare e diffondere la produzione culturale delle donne sia del passato che del presente. 
Essa comprende:

 

Edizioni Tufani

Lettura soprattutto come piacere: piacere della scoperta, dell'intelligenza, della libertà.
Nella collana Le classiche sono pubblicate opere di narrativa e saggistica di o su autrici del passato, mentre la collana Elledi comprende testi più agili e di attualità. La collana Le gorgoni pubblica fumetti e la collana Critica saggi storici e di critica letteraria, le collane Poete raccolte di poesie con testo a fronte di rinomate poete, Iride romanzi e racconti di differenti generi letterari, dal rosa al giallo, e differenti generi sessuali, dal viola lesbico al lavanda gay.

Direttrice editoriale:
Luciana Tufani

Ufficio stampa e sito internet:
Lisa Pareschi

 Grafica:
Giulia Boari

 

Leggere Donna

Fondata nel 1980, è stata la prima rivista in Italia ad occuparsi di recensioni di libri esclusivamente di o riguardo alle donne. Unica nel suo genere, LEGGERE DONNA, offre un panorama concreto della produzione culturale delle donne: dalla letteratura al cinema, alla musica, all'arte, al teatro. Inviato in omaggio alle socie e soci sostenitrici/ori, in questi anni ha spesso avuto una funzione di anticipazione, suggerendo temi di discussione, scoprendo nuove autrici e riproponendone altre, intuendo tendenze. Per queste sue caratteristiche, per la qualità degli scritti e per la grafica piacevole è la più letta ed apprezzata tra le riviste culturali delle donne. è uno strumento di lavoro indispensabile in ogni biblioteca.

Direttrice editoriale:
Luciana Tufani

Direttrice responsabile:
Gabriella Imperatori

La redazione: 
Giulia Ciarpaglini, Paola Forlani, Mariella Grande, Gabriella Imperatori, Adriana Lorenzi, Silvia Mori, Lisa Pareschi, Elisabetta Roncoli, Giulietta Rovera, Luciana Tufani, Federica Vacchetti.

 

  

 


 

Distribuzione in libreria:

Mursia - via Tadino 29 - 20124 - Milano
tel. 02.67378500 oppure 02. 67370531 fax: 02.67378603
sito web   www.mursia.com
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Distribuzione biblioteche:

Casalini libri - via Benedetto da Maiano 3 - 50014 - Fiesole (Fi)
tel. 055.50181, fax 055/5018201
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A cura di Rossella Coarelli e Anna Maria Imperioso

Catalogo della ottava edizione della Biennale dell‟umorismo Le donne ridono.

 

Questa raccolta nasce in occasione della biennale dell’umorismo "Le donne ridono". La manifestazione si svolge a Ferrara e l’ottava edizione, dal tema Così ridevano, così ridiamo, affiancava alla consueta rassegna di opere di disegnatrici satiriche contemporanee la raccolta che qui presentiamo. Essa è una panoramica della satira che, nel paesaggio tra l’Ottocento e il Novecento, fu diretta verso la figura femminile; una sorridente rivisitazione di quell’arco di tempo denso di mutamenti economici, politici e sociali che va dal 1870 all’età giolittiana, e poi alla guerra mondiale fino alla nascita della dittatura fascista, nel 1925.
Proprio per avere la testimonianza diretta di uno spaccato d’epoca, nel comporre questo singolare catalogo di vignette è stata svolta una ricerca attraverso numerosi periodici satirici e umoristici milanesi del tempo rivolti ad un pubblico prevalentemente borghese, traendo da questi le scenette che, per la ripetitività, hanno portato ad individuare, in un certo modo, delle vere e proprie aree tematiche. Nello stesso tempo, nella scelta del materiale non si è voluto rinunciare a proporre le vignette firmate da nomi celebri come Fornari, Properzi, Ventura, Mazza, particolarmente pregevoli, anche al di là del testo, per il tratto esperto ed elegante; né si è voluto tralasciare di inserire nella raccolta una testimonianza, sebbene molto limitata, di certo umorismo di tono decisamene volgare. Contemporaneamente non si poteva trascurare un piccolo accenno alla satira politica, presentando alcune vignette in cui l’immagine femminile diviene mero strumento di scherzo tra opposte fazioni.
Rifuggendo da toni polemici, l’idea che ha sostenuto la realizzazione di questa antologia umoristico-satirica è stata la volontà di presentare una serie di disegni e scritti sui quali altri hanno già detto ampiamente, senza indugiare su aspetti storici e sociologici ma limitandosi ad illustrare attraverso l’immediatezza dell’immagine lo spirito satirico dell’epoca. Attingere alla satira consente di proporre un tipo di materiale che trova la sua efficacia nel risalto istantaneo di contrasti e relazioni, accrescendo così la capacità di osservazione, e che nello stesso tempo permette di guardare con animo rilassato e divertito gli intenti derisori e moralizzanti contenuti in essa. Si è preferito, così, lasciare al colpo d’occhio, alla sensibilità e al senso ironico del pubblico il gusto di ridere su "come ridevano", ma anche di cogliere con simpatia la "vis comica" insita in queste barzellette illustrate, depositarie, in qualche modo del costume del tempo.
All’interno dei vari capitoli le illustrazioni sono state ordinate cronologicamente per evidenziare meglio l’evoluzione del senso umoristico che, bonario e ammiccante a fine Ottocento, diventa sempre più acre nel Novecento, soprattutto in quei primi anni che furono fondamentali per l’emancipazione femminile. Emerge, così, la caricatura della donna virtuosa voluta dalla cultura di quegli anni che sembra ignorare la portata innovativa della rivoluzione industriale, uno scenario apparentemente incantato, un immaginario carillon che gira su se stesso, ripetendo sempre le stesse note.

R. C. e A.M.I.


 
Martedì, 17 Novembre 2009 11:11

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Venerdì, 26 Giugno 2009 09:06

Le donne ridono

CATALOGHI "LE DONNE RIDONO"

Madri_e_figlie

Madri e figlie
€ 10,30

 

Ridisegna la storia
€ 12,90

 

Chi_trova_unamica

Chi trova un'amica
€ 10,30



Donne_denaro_debiti
 Donne, denaro,debiti
€ 10,30
 
  
    


Siamo_senza_parole
Siamo senza parole
€ 10,30
                               

Cos_ridevano
Così ridevano, così ridiamo
€ 15,50

 


 

Biennale internazionale dell’umorismo “Le donne ridono”

 

Presentazione della seconda edizione, 1987

Il concorso per esordienti “Fani Perhavec Tufani”, che si affianca alla mostra di disegnatrici satiriche professioniste nella rassegna, è volutamente riservato all’umorismo perché penso che è da mia madre, e attraverso di lei da tutta una genealogia femminile, che ho ereditato quel senso dell’umorismo che, a me come alla maggior parte delle donne, permette di continuare a vivere, nonostante tutto.
Se non sempre le donne sembrano possedere il senso dell’umorismo (non molte hanno la battuta pronta e sanno essere brillanti e divertenti), hanno però quasi tutte acquisito la capacità di non prendersi troppo sul serio. Non prendersi troppo sul serio, se non è proprio il requisito ideale per “vincere” - parola d’ordine diventata di moda -, è sicuramente quello che garantisce la sopravvivenza delle nostre qualità più “umane” ed è inoltre il primo passo verso l’autoironia, virtù praticata in sommo grado dalle donne. Come molte altre, anche l’autoironia è per le donne una qualità acquisita, imposta dalle circostanze ed esercitata un tempo soprattutto per autodifesa.
Meno spesso le donne hanno usato l’ironia contro gli altri o più esattamente contro l’altro. Di fronte alla sterminata produzione maschile di lepidezze misogine, ben poche testimonianze restano di un analogo atteggiamento delle donne nei confronti degli uomini. La testimonianza è soltanto indiretta e mostra quanto fosse temuta la critica femminile e quanto potente la censura esercitata. Medusa, la Gorgone che impietrisce chi la guarda, è una maschera di donna che simboleggia sia il sesso femminile che lo specchio in cui si riflette il tuo doppio. Chi guarda e può rimanere terrorizzato è, come chi ha creato il mito, un uomo; il mito è la fin troppo trasparente metafora del timore maschile di vedersi riflessi come si è negli occhi di una donna. La donna che ride dell’altro diventa perciò un mostro: l’orrida testa della Gorgone ghignante.
Una testa di Gorgone era stata scelta come simbolo grafico della prima rassegna di disegnatrici satiriche “Le donne ridono”. Medusa non era più un mostro ma una donna, finalmente libera di ridere e di irridere.
Alla Gorgone si è in questa seconda rassegna affiancata un’immagine di donna dal sorriso ironico e distaccato. La parola non è più un privilegio di poche, le donne possono ormai ridere dell’altro con il distacco di chi ha sempre saputo e continua, con qualche consapevolezza in più, a saper ridere anche di se stessa.

Luciana Tufani
 
 

Presentazione della terza edizione, 1989

Dal 1985, data della prima edizione, molte cose sono cambiate e, per una naturale evoluzione, il titolo della rassegna è passato dal precedente “Anche le donne sorridono” all’odierno “Le donne ridono”. “Anche le donne sorridono” (che può sembrare un’affermazione tra il riduttivo, l’ovvio e il vagamente lamentoso) è un titolo che era in parte derivato dal desiderio di rispondere alle reazioni stupite o scettiche delle persone a cui veniva illustrato il programma di massima della futura rassegna: «Come? Esistono disegnatrici umoristiche?»; «No, non è possibile organizzare una rassegna cinematografica. Non ci sono abbastanza attrici comiche. Registe, poi: nessuna:»; «Ma davvero? Le donne hanno il senso dell’umorismo?». La risposta fu: «Sì. Anche le donne sorridono».
Sì, malgrado tutto. Malgrado abbiano avuto ben pochi motivi per farlo, le donne hanno saputo ridere. Forse poche volte, in passato, è stato un riso liberatorio, a piena gola, più spesso è stato il sorriso dell’autoironia.
Dopo secoli di tenaci campagne denigratorie, le donne hanno sviluppato uno spiccato senso del ridicolo che, fin dall’infanzia, educatori ben intenzionati si premurano di tenere in vita con dosi quotidiane di critiche costruttive (o distruttive-costrittive?). L’autoironia diventa allora una forma di difesa dalle critiche degli altri, un mettere le mani avanti per non essere colpite; può però diventare un utile esercizio per non cadere in quegli eccessi di autocompiacimento cui spesso anche il più insignificante degli uomini ama indulgere.
Il non prendersi troppo sul serio è infatti un’altra caratteristica tipicamente femminile che, in negativo, provoca l’altrettanto tipica “paralisi da sottovalutazione”, ma che, in positivo, fa mantenere il senso delle proporzioni e abitua a cogliere gli aspetti umoristici delle più diverse situazioni.
E’ stato un lento processo di adattamento che ha reso le donne più sensibili alle atmosfere, più pronte, più acute nella critica; le ha fornite di un talento che, nel momento in cui le circostanze lo rendono possibile, le predispone all’uso dell’ironia più sottile.
In passato poche donne si sono trovate in una posizione sociale che garantisse cultura e libertà sufficienti ad esprimersi e per di più a esprimersi con lo strumento dell’ironia. In questi ultimi anni però i cambiamenti del costume sono stati così rapidi da consentire quasi un’esplosione di comicità femminile; il numero di scrittrici, disegnatrici, registe, attrici comiche che hanno esordito recentemente, aggiungendosi a quelle già presenti da tempo, è, relativamente, così alto che il fenomeno non può più passare inosservato. Non è più necessario garantire che “anche le donne sorridono”, è sufficiente constatare che “le donne ridono”. Ridono di se stesse, come hanno sempre fatto, ma ridono anche degli altri e, finalmente, anche dell’altro.
Abbiamo scelto, fin dalla prima edizione, come simbolo grafico della nostra rassegna una testa di gorgone perché fosse un risarcimento, una testimonianza, un augurio. Se è esistito un tempo in cui le donne erano libere di esprimersi, il mito di Medusa ne è una testimonianza indiretta: è la prova di quanto gli uomini temessero la critica femminile e di quanto potente fosse la censura esercitata. Medusa, la Gorgone che impietrisce chi la guarda, è una maschera di donna che simboleggia sia il sesso femminile che lo specchio in cui si riflette il tuo doppio. Chi guarda e può rimanere terrorizzato è, come chi ha creato il mito, un uomo; il mito è la fin troppo trasparente metafora del timore maschile di vedersi riflessi come si è negli occhi di una donna. La donna che ride dell’altro diventa perciò un mostro: l’orrida testa della Gorgone ghignante. Da allora, per secoli, gli occhi delle donne sono stati lo specchio bugiardo che gli uomini cercavano; la nostra Medusa, non più mostro ma donna, è il simbolo della ritrovata libertà di ridere.
Il riso di Medusa-donna non è però un ghigno: quasi sempre la comicità femminile ha misura e leggerezza, usa più l’ironia che il sarcasmo, ridicolizza più il difetto che non chi lo possiede. Naturalmente ci sono eccezioni, ma, se si può parlare di una specificità femminile anche nell’umorismo, è abbastanza corretto farlo rivendicandone lo stile sfumato e ricercato. Passate dal silenzio alla parola, sembra che le donne lo stiano facendo nel modo migliore.

Luciana Tufani

 

A cura di Barbara Marola, Maria Teresa Munini, Rosa Regio, Barbara Ricci

Il volume presenta quattro scrittrici, molto diverse tra loro, tutte vissute nel primo Novecento. Vittoria Aganoor, poeta dalle caratteristiche originali e in apparenza contraddittorie, legata  al linguaggio tradizionale della poesia per formazione e per scelta, mostra un’abilità tecnica rilevante ma non disdegna una semplicità di sapore modernissimo. Paola Drigo, a cui si deve uno dei romanzi più importanti del Novecento, Maria Zef, è un’autrice che da donna parla di altre donne e fa emergere dal silenzio le loro vite semplicemente raccontandole. Rosa Rosà, scrittrice futurista, che nei racconti e romanzi si avvicina a un surrealismo onirico, rivela spesso nei suoi articoli sorprendenti analogie con alcune tematiche dibattute oggi dalle teoriche femministe. Di Lina Pietravalle, scrittrice che dopo il successo dei suoi primi scritti è stata quasi del tutto dimenticata, questo libro propone un’ampia scelta dei suoi scritti che permettono di riscoprirla e collocarla tra le voci più interessanti e originali della letteratura italiana del primo Novecento.

Le quattro scrittici antologizzate sono quattro diverse personalità letterarie dell’inizio del Novecento, che hanno attraversato in maniera originale i canoni proposti dalle maggiori correnti artistiche del tempo.
La ricerca delle curatrici - Barbara Marola, Maria Teresa Munini, Rosa Regio, Barbara Ricci - nasce dalla curiosità e dal desiderio di andare oltre le poche annotazioni dedicate in passato alle scrittrici, e di offrire un’occasione di confronto e di approfondimento.
Sono pagine che affascinano perché, mentre danno il gusto della scoperta, fanno emergere sorprendentemente punti di vista originali e inconsueti sul vissuto delle donne del secolo scorso.
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Associazione Culturale Leggere Donna - Luciana Tufani Editrice
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