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Giulia Civinini Arrighi

Giulia Civinini Arrighi

Giulia Civinini Arrighi (1838-1097).
“Le memorie” ci rivelano qualche cosa della storia di Giulia, anche se indirettamente, perché Giulia parla poco di sé. Quello che appare con maggiore evidenza è che non è mai stata bambina, perché precocemente si è imbattuta in sciagure e dolori, da quando rimase orfana di padre a soli sei anni.
A 12 anni è bruttina, pallida, impacciata e inghiottita nel coro dei lamenti della madre.
Dal 1850 al 1860 Giulia ricorda la storia della sua famiglia tra carceri ed esilio del fratello, preso dalle vicissitudini del Risorgimento, e le veglie angosciose della madre.
Giulia non ha spazio né possibilità per un po’ di istruzione impegnata a lavorare, pregare e attendere alle faccende domestiche; anche se il fratello, nei contatti epistolari, la spinge a studiare, perché l’istruzione per una donna conta molto.
Giulia incontrò un giovane concittadino già vedovo. Volle essere la sua consolatrice e lo sposò. Mai matrimonio fu peggio assortito. L’amore segna la sconfitta nella vita di Giulia: sarà un’amante tradita, moglie e madre “santificata” dalla sofferenza. Difenderà il suo matrimonio, tenendo nascoste al fratello, con cui è in corrispondenza fino al 1871, le angosce del privato, ma un mesto interminabile pianto risuonerà in tutti gli spazi della sua scrittura, a delineare una femminilità dolente, ferita dal male del mondo.
Giulia scrive versi, dal 1857, l’anno del suo matrimonio, e, oltre a quelli d’amore ed ai sonetti celebrativi, dal 1863, anche inni patriottici per la lettura in pubblico. Scrive perché “costretta”, come dice a margine in una lettera del 1863 al fratello quasi per confessare le pene di cui non gli ha mai parlato.
Il 1865 è l’anno che segna il disastro della vita della Civinini, la quale rimane sola e senza mezzi adeguati a provvedere a se stessa ed ai figli, ma anche la rinascita, e Anna Corsini in questa svolta ha un ruolo primario, di grande efficacia. La misura che l’amica affettuosamente le suggerisce di cercare è nell’energia di cui si rende padrona chi si volge fuori di sé e non cede alla seduzione del dolore; Anna centra il problema e riesce.
Dei figli, Elvira e Ciro, la Civinini parla raramente nei suoi testi; si preoccupa per il loro mantenimento ed è per questo motivo che comincia a pubblicare scegliendo di esporsi come donna e come personaggio, lo afferma nella presentazione dei Versi, del 1874, dove giustifica la sua scelta, dicendo che ha deciso di fare questo passo «per ritrarre qualche piccolo lucro per l’utilità dei figli». Poi, una volta diventati adulti, «vederli collocati in condizione decorosa ed agiata» la conforta.
Apre una scuola femminile e in questa iniziativa è favorita dalle esigenze del tempo, incitata anche da uomini esperti come G. Tigri, allora Regio Ispettore Scolastico, ma la sua primissima ispiratrice è Anna Corsini che la spinge a fare questo passo.
Ben presto le stanze della sua scuola si animano di fanciulle, Giulia affronta questo impegno con entusiasmo, senza risparmiare energie.
Così scriverà racconti educativi descrivendo un mondo di bambine in movimento, quando gioiose, cantando e ridendo nei loro giochi di bambole, cerchi e volani, vivono l’allegria dell’adolescenza o si preparano ad affrontare quei contrasti che inevitabilmente segnano la vita.

 
 

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