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Luise Gottsched

Luise Gottsched

Nata a Danzica nel 1713 da una famiglia colta e laica, Luise Adelgunde Victoire Kulmus, dopo i consueti insegnamenti di religione, a 15 anni viene lasciata insolitamente libera di seguire le sue inclinazioni e sceglie di approfondire, dopo una sorta di esame, musica, poesia, lettura e scrittura. Dalla madre, proveniente da una famiglia patrizia di Augusta, apprende il francese, l’inglese da un fratellastro, da un cugino scrittura e prosodia, dal padre scienze e l’esercizio del libero pensiero. Luise comincia giovanissima l’attività intellettuale. Traduce, scrive poesie che la rendono famosa oltre i confini della città. Ha solo 14 anni allorché Gottsched le scrive un’entusiastica lettera in versi e due anni più tardi nel 1729 ha luogo l’incontro tra loro, che decide della sua vita.
Fin dall’inizio della loro relazione, Gottsched ritiene doveroso regolare l’educazione della futura sposa. All’inizio il progetto del fidanzato pare condiviso senza riserve. L’inesauribile sete di conoscenza che la anima sembra trovare in lui una guida sicura in cui amore e sapere stanno in felice connubio. L’accettazione dell’autorità patriarcale non è però indiscussa, né la sottomissione completa. La ribadita inferiorità del proprio sesso non viene intesa come condanna ineluttabile ma, in pieno spirito illuminista, come una condizione transitoria nel cammino verso la realizzazione delle proprie potenzialità.
A Lipsia, dove si trasferisce con le nozze, celebrate nel 1735, la novella sposa, già celebre in tutta la Germania dopo la pubblicazione nel 1730 della traduzione di un’opera francese sull’educazione delle fanciulle, Reflexions sur les femmes di M.me de Lambert, e di alcune odi, completa la sua formazione migliorando la conoscenza delle lingue classiche e diventa a tutti gli effetti collaboratrice del marito, svolgendo una mole impressionante di lavoro come segretaria, bibliotecaria, aiutante, assistente, divulgatrice della riforma teatrale da lui avviata.
Sensibilità e autonoma capacità di giudizio dei carteggi cedono il passo alla saggezza perentoria della giornalista ante litteram che dalle pagine di «Le biasimatrici ragionevoli» si rivolge direttamente alle donne. La rivista, diretta da Gottsched tra il 1725 e il 1726, contrappone alla cultura galante quella consapevolmente borghese in una forma divulgativa che ne determina in maniera decisiva l’affermazione. Con i suoi interventi, inseriti nelle successive edizioni in volume apparse tra il 1738 e il 1748, Luise Adelgunde Gottsched contribuisce a fissare il modello della donna nel nuovo ordine sociale che si sta affermando.
Muore all’età di cinquantanove anni, nel 1762.

 
 

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