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Vittoria Aganoor

Vittoria Aganoor

Vittoria Aganoor nacque il 26 di maggio del 1855 a Padova, nella casa detta degli Armeni. La famiglia del padre, di origine armena, si era trasferita all’inizio dell’Ottocento dall’India a Venezia, nell’isola di San Lazzaro, ove era presente dal secondo decennio del 1700 una solida comunità di immigrati al seguito dei Padri Mechitaristi. Il padre, Edoardo Aganoor, era molto legato alla comunità religiosa dei padri armeni, con cui anche Vittoria restò sempre in contatto. Ella espresse più volte il dispiacere di non aver imparato la lingua paterna e ricorda nei suoi versi il fascino delle atmosfere orientali che il padre evocava, essendo nato in India. Il padre si trasferì prima della nascita di Vittoria da Venezia a Padova. Qui la Aganoor, insieme alle quattro sorelle, frequentò il liceo in cui insegnava lo Zanella, che divenne suo affettuoso maestro e critico, e del quale ella conservò un vivo ricordo per tutta la vita.
In questo periodo Vittoria conobbe anche l’amore, un sentimento forte e profondo quanto misteriosamente ed infelicemente concluso, strappato, come accennò lei stessa, da una spaventevole sventura, di cui vengono schizzati i contorni in alcune liriche giovanili e che lasciò una traccia di rassegnata tristezza e di tragicità nei primi componimenti.
Dopo qualche anno ritroviamo la famiglia Aganoor nuovamente a Venezia, dove la giovane poeta e le sorelle conducevano una vita agiata, ma abbastanza ritirata; lo svago era principalmente costituito da incontri intellettuali e letterari.
Il trasferimento della famiglia Aganoor a Napoli attorno al 1876 costituì un’importante apertura culturale per la giovane Vittoria che si avvicinò a Enrico Nencioni, ricordato come seconda importante guida poetica dopo la morte dello Zanella. Durante il soggiorno napoletano, in compagnia del nuovo maestro, intellettuale e artista di fama, l’autrice approfondì anche la conoscenza dei grandi scrittori stranieri – da Baudelaire a Mallarmée e Verlaine, da Shekespeare a Shelley, da Goethe ad Heine – ed entrò più liberamente in contatto con gli autori italiani contemporanei.
L’autrice, che aveva ormai raggiunto una certa sicurezza stilistica, proseguì la collaborazione con varie riviste e giornali - «La Nuova Antologia», «il Fanfulla della Domenica», «la Favilla», «il Marzocco», «Roma Letteraria» - a cui inviava le sue composizioni per la pubblicazione. Esse ricevettero una quasi unanime approvazione critica e suscitarono l’esortazione degli editori a farle confluire in un’opera, alla quale però l’autrice non parve interessata.
Verso il 1895 la famiglia ritornò a Venezia. Vittoria restò in quella città fino al matrimonio avvenuto nel 1901, accudendo la madre inferma con assoluta dedizione. Nel palazzo di Venezia in via Ponte dei Greci e nella villa di Basalghelle, Vittoria teneva pure un salotto letterario, frequentato da intellettuali di fama. Oltre a Nencioni, lo frequentavano anche Antonio Fogazzaro e Domenico Gnoli.
Alla morte della madre, avvenuta alla fine del 1899, seguì un periodo buio, di depressione e dolore, consolato dalla certezza di aver fatto il proprio dovere e dall’elaborazione della prima edizione di Leggenda eterna, quasi un atto dovuto alla memoria materna.
Gli anni dopo il matrimonio con Guido Pompilj sono dedicati, oltre alla poesia, anche a una intensa vita sociale. A sostegno della carriera politica del marito, la troviamo impegnata ad appoggiare iniziative di vario tipo: dal patrocinio dell’Istituto femminile di Ars Umbra alla campagna per la bonifica del Lago Trasimeno. Si dedicò addirittura con troppo zelo alla composizione di poesie per le più varie occasioni: per la posa di lapidi, per l’inaugurazione di monumenti commemorativi, per nozze, cerimonie ed anniversari. Artisticamente la stagione migliore però sembrava ormai passata, quando nel 1908 uscì la prima edizione delle Nuove liriche. Vittoria non rinunciò nemmeno a esercitarsi in altri generi come la novella ed il teatro per cui si sentiva particolarmente portata, e si dedicò a traduzioni di liriche dal francese e dall’inglese.
La Aganoor morì nella notte fra il 7 e l’8 maggio del 1910 a Roma, dopo un’operazione, in una clinica romana.

 

Estratto dall’introduzione di Fuori norma. Scrittrici italiane del Novecento: Vittoria Aganoor, Paola Drigo, Rosa Rosà, Lina Pietravalle, a cura di Maria Teresa Munini.

 
 

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