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Luciana Tufani Editrice
associazione culturale Leggere Donna

PROMOZIONI

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    Mercoledì, 29 Aprile 2009 10:07

    Eterna Giulietta

    Traduzione e postfazione di Monica Pavani


    Un romanzo breve, Mordere le rose, e un gruppo di racconti che hanno per tema le passioni dell'eterna Giulietta che abita in ogni donna.

    I personaggi femminili che compaiono in questa raccolta sono "eterne Giuliette" perché indipendentemente dall'età acconsentono senza difese alla prima o ennesima irruzione di Eros, sempre e comunque stupefacente; e l'estasi, la completezza è in quell'abbandono, eterno non perché destinato a durare ma perché per un istante scaglia fuori dal tempo.

    Spesso è stato scritto che Corinna Bille mostra una predilezione per i personaggi estremi e le vicende trasgressive, cruente, addirittura immorali, ma a ben guardare la questione va posta diversamente. Il fatto è che le sue creature, pur essendo sbaragliate da una forza più dirompente della ragione, non sono affatto impudiche, piuttosto sono "ipermorali", ossia agiscono in nome di un sacro sentire che senza esagerazione può essere definito divino. In senso pagano, certo, e dunque prossimo a un'incontenibile ebbrezza che l'ordine sociale non ammette.
    Pubblicato in Elledi
    Venerdì, 19 Giugno 2009 09:05

    Un mestiere da donne

    A cura di Mirella Scriboni

    L'investigatrice: un mestiere da donne. La scrittrice di gialli: un altro mestiere da donne. Tra i primi esempi di una tradizione destinata a produrre i capolavori della "metà migliore del delitto" stanno questi cinque racconti gialli di scrittrici di fine Ottocento che hanno tutti per protagoniste delle investigatrici.

    I cinque racconti di questa raccolta hanno per protagoniste delle investigatrici: professioniste, come Miss Cusack, Miss Brooke e Lady Molly, dilettanti, come l'ereditiera Violet Strange, oppure investigatrici "una tantum" come la maestrina Sarah Fairbanks. Si mettono al lavoro con alacrità e competenza, usano non solo le risorse "femminili" dell'intuito e della conoscenza del loro stesso sesso, ma anche acume e metodo scientifico e arrivano tutte brillantemente alla soluzione dei loro casi. Tra le autrici, Anna Katharine Green è una giallista famosa che con il suo primo romanzo, Il mistero delle due cugine, ha dato origine al genere poliziesco. Mary Wilkins Freeman è invece una delle migliori scrittrici di racconti dell'Ottocento americano: Il lungo braccio, presente in questa raccolta, è basato su un fatto di cronaca accaduto nel 1892. Emmuska Orczy ovvero la Baronessa Orczy, come amava farsi chiamare, è conosciuta soprattutto per i suoi romanzi su La primula rossa, ma ha scritto anche due raccolte di racconti gialli: Il vecchio nell'angolo, che ha per protagonista il primo "armchair detective", e Lady Molly of Scotland Yard, non ancora tradotta in italiano.
    Mai tradotte sono Catherine Louisa Pirkis e Lillie Thomasina Meade, la prima, autrice della raccolta The Experiences of Loveday Brooke, Lady Detective da cui è tratto il racconto Il delitto di Troyte's Hill, la seconda, autrice di molti racconti e romanzi per ragazze, ma anche di racconti polizieschi che hanno spesso per protagoniste donne: criminali o investigatrici, Miss Cusack è una di queste ultime.

    Pubblicato in Le Classiche
    Venerdì, 19 Giugno 2009 08:58

    Le avventure di Arabella, Donna Chisciotte.

    Traduzione di Lucia Loni

    Prefazione e cura di Ornella De Zordo


    Un classico della letteratura inglese del Settecento, per la prima volta tradotto in italiano. Parodia del romanzo eroico, come il Don Chisciotte a cui fa esplicito riferimento, ha a sua volta ispirato innumerevoli commedie e romanzi.

     La storia di Arabella, giovane donna che dai romanzi delle Preziose e dei loro seguaci e imitatori trae i suoi codici di comportamento, non è, come vorrebbe o potrebbe sembrare, semplicemente una parodia di questo genere letterario. Al di là degli effetti comici che provocano i fraintendimenti della realtà da parte della protagonista, ci si trova, non tanto a ridere di Arabella, quanto a guardare gli altri personaggi che ridono di lei e a scoprire tutti i limiti e le ipocrisie del loro buon senso. Personaggio che non segue, perché non le conosce, le regole della società, Arabella affascina la sua stessa creatrice che la fa agire in maniera libera e autonoma, sincera e onesta, lasciando trasparire l'attrazione che esercita su di lei. La stessa involontaria attrazione emerge tra le righe del romanzo anche verso la materia da cui l'autrice dichiara di dissociarsi e, da critica al romance, il testo si trasforma anch'esso in una nuova variante del romance.

    Pubblicato in Le Classiche
    Venerdì, 19 Giugno 2009 08:48

    Zaïde

    Traduzione di Tina D'Agostini e Monica Fiorini
    Prefazione di Luciana Tufani


    Tenere eroine e nevrotici eroi in un intrecciarsi di vicende complesse e appassionanti. La prima traduzione integrale di un classico della letteratura francese di sorprendente modernità.

    Romanzo ad incastro, in cui, come in scatole cinesi, dentro a un racconto che fa da cornice se ne inseriscono man mano altri, Zaïde anticipa temi e comportamenti ancora attuali. Finora ne erano state tradotte e pubblicate solo alcune parti. Va letto invece nella sua interezza, in questo intrecciarsi di storie che si completano l'una con l'altra, per contrasto o per affinità; storie interrotte e poi riprese in cui i punti di vista cambiano, con l'effetto di illuminare nuovi aspetti delle vicende o diversi lati della personalità dei protagonisti. Movimentato e appassionante, Zaïde sembra aver inventato le tecniche del romanzo d'appendice e della soap-opera; i suoi personaggi, dalla psicologia spesso contorta fino al limite della patologia, sembrano invece aver ispirato i più tormentati e nevrotici eroi del romanzo moderno.  

    Pubblicato in Le Classiche
    Mercoledì, 17 Giugno 2009 10:23

    Il tramonto d'un ideale

    Prefazione di Clotilde Barbarulli e Luciana Brandi

     

    La più acuta, intelligente, ironica scrittrice italiana tra Otto e Novecento. Un'autrice e un romanzo da annoverare tra i classici della nostra letteratura. 

     La seconda edizione dei Promessi sposi è il libro che accompagna tutta la storia di Rachele, Giovanni e la Matta. Si tratta di un riferimento esplicito fatto non per adesione, ma per dissacrazione: non c'è nel romanzo un disegno divino, una provvidenza; non c'è alcuna consolazione, né per la Matta, né per Rachele. È il caso che interviene a scompigliare i destini dei protagonisti e a favorire l'emergere del narcisismo di Giovanni e quindi le sue diverse e calcolate scelte rispetto all'ìdillio iniziale. L'ironia si esercita nello sconvolgere quel livello letterario che la scrittura stessa tende a costruire, nel tratteggiare un amore tutto idealizzato secondo i canoni, che non può entrare in comunicazione alcuna né con i gemiti della Matta, né con il dolore silenzioso di Rachele. Giovanni ha gli occhi ciecamente puntati sulla propria immagine e la persona amata o non esiste concretamente o esiste troppo, come specchio delle sue fantasticherie.

    Pubblicato in Le Classiche
    Mercoledì, 17 Giugno 2009 10:17

    Serate d'inverno

    Prefazione di Clotilde Barbarulli e Luciana Brandi


     Alcuni dei racconti più piacevoli della più acuta, intelligente, ironica scrittrice italiana tra Otto e Novecento. Una raccolta che dà modo di conoscere più a fondo un'autrice da annoverare tra le classiche della nostra letteratura.

    La Marchesa Colombi, fin dalla prefazione di questi racconti incrina lo stereotipo della "poesia del focolare", ironizzando sull'incubo di quelle "lunghe, lunghe" serate di famiglia "intorno al focolare domestico" e propone i suoi "poveri raccontini" per il diletto di quelle persone - soprattutto donne - destinate ad affrontare le eterne serate fatte di "noia profonda" e di "solitudine". Dalle scansioni fantastiche alla Tarchetti, all'ironia, all'indagine psicologica su personaggi femminili alla ricerca di uno spazio fra le maglie strette delle norme, la scrittrice offre una varietà di racconti che possano aprire le menti delle giovani a vari livelli di lettura ed a diversi interrogativi, portando alla luce la prosaica realtà delle stesse serate familiari che solo l'immensa "lontananza a cui le ha respinte il tempo" può avvolgere in un alone romantico.
    Pubblicato in Le Classiche
    Mercoledì, 17 Giugno 2009 10:08

    Difetto d'amore

    Traduzione di Elisabetta Malagoli e Pierangela Suzzi

    Prefazione e cura di Liana Borghi

     

    Kate Chopin non è solo l'autrice di Il risveglio, uno dei romanzi più letti, amati e discussi negli anni settanta. Difetto d'amore è l'altro romanzo di Kate Chopin, ambientato, come i suoi bellissimi racconti, nei villaggi cajun della Louisiana di fine Ottocento, dopo una guerra di Secessione che ha lasciato quasi inalterati i rapporti tra discendenti di popoli e razze diverse.

    Difetto d'amore è "l'altro" romanzo di Kate Chopin, o romanzo "altro" perché così diverso da ll risveglio che, nonostante le critiche dei contemporanei, dopo la sua riscoperta alla fine degli anni sessanta è stato amato da un'intera generazione di lettrici e lettori, e continua ad essere considerato un classico della letteratura americana.
    Se Il risveglio apre alla sperimentazione modernista, anticipando uno stuolo di scrittrici che nel nostro secolo metteranno in crisi i modelli culturali, Difetto d'amore chiude il lungo percorso del romanzo realista dibattendosi nelle contraddizioni dei suoi percorsi sociali: nord e sud, industrialismo ed economia agraria, progresso e nostalgia, razza, classe e genere.
    In Difetto d'amore (At Fault) il divorzio è il difetto che impedisce all'amore tra i due protagonisti di realizzarsi; ma At Fault significa "in errore" ed è una forma di arroganza morale che fa commettere a Thérèse l'errore di voler decidere della vita degli altri, oltre che della sua, senza tenere conto della realtà e provocando l'infelicità di tutti.
    Un difetto, una mancanza di amore accomuna anche gli altri personaggi e sarà solo alla fine del romanzo che Thérèse si assumerà la responsabilità di amare; proprio il riconoscimento di questa responsabilità - conferma della necessità di riparare all'indugio di coraggio, di temperare l'avventatezza del giudizio, di assumersi la passione - che trasforma il difetto in un pieno di amore.

    Pubblicato in Le Classiche
    Mercoledì, 17 Giugno 2009 10:03

    Le figlie di Mab

    Traduzione e prefazione di Eleonora Chiavetta


    Nel grande poema rivoluzionario di Shelley, La regina Mab, la saggia fata Mab rivela all'eroina dormiente i segreti del passato, del presente e del futuro. Perché la forte e libera Mab è, secondo il mito, anche l'ispiratrice dei sogni. Le eroine di Le figlie di Mab - Mary e Claire, Fanny e Harriet - figlie vere o ideali di Mary Wollstonecraft devono confrontarsi con i suoi sogni rivoluzionari, e con quelli di William Godwin, Shelley e Byron, e ad essi sopravvivono o non riescono a sopravvivere.

     Il romanzo è la ricostruzione, attraverso brani di diari e lettere di quattro donne, di un anno, denso di avvenimenti, della loro vita e di quella movimentata e drammatica del gruppo di intellettuali di cui Shelley e Byron erano il centro. Le quattro protagoniste sono la scrittrice Mary Shelley (1797-1851), figlia della femminista Mary Wollstonecraft e del filosofo William Godwin e moglie di Percy Bysshe Shelley, sua sorella Fanny (1794-1816), la sua sorellastra Claire Clairmont (1798-1879) e la prima moglie di Shelley, Harriet (morta nel 1816). Ciascuna rivive sulla pagina con la sua propria voce, come se realmente fosse lei a parlarci, a comunicarci speranze, illusioni, disperazione o allegria. Ognuna diversa e diversamente figlia di una generazione che ha sperato in una rivoluzione mancata. Vicine a noi anche se diverse da noi e tra loro, affrontano in maniera diversa questa pesante eredità, chi soccombendo e chi invece riuscendo in qualche modo a non farsene schiacciare.

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    Martedì, 16 Giugno 2009 10:20

    Un principe curdo

    Traduzione di Flavia Milanese
    Prefazione e cura di Mirella Scriboni


    Amore, intrigo, avventura, tutti gli ingredienti classici del romanzo d'appendice. Con in più, però, l'intelligenza e l'ironia dell'autrice, che trasformano il racconto nell'occasione per conoscere un popolo, la sua storia e la sua cultura, e per sfatare miti e pregiudizi. A cent'anni da quando fu scritta, viene ripubblicata la seconda delle Scènes de la vie turque di Cristina Trivulzio di Belgiojoso.

     Un principe bello, coraggioso, generoso, innamoratissimo della moglie sdegnosa che rifiuta sia i suoi doni che il suo amore. Potrebbe sembrare Il figlio dello sceicco o un romanzo di Delly, ma già la vivace presentazione delle altre mogli del principe ci ha fatto capire di trovarci davanti a qualcosa di diverso. Un principe curdo è un romanzo condotto su un doppio registro: quello della storia d'amore e d'avventura, appassionante e romantica, e l'altro, in controcanto, del commento dell'autrice che osserva e analizza i comportamenti umani, simili nella loro diversità sotto ogni cielo. La vicenda di Habibé e del principe curdo evidenzia non solo la capacità delle donne (occidentali e orientali) di agire e di scegliere - lottando contro gli ostacoli esterni ed interni che in entrambe le società ne limitano la libertà di scelta - ma anche una complessità dell'identità dell'uomo orientale dietro lo stereotipo dell'Oriente come luogo di puro erotismo, di sentimenti rozzi e, in definitiva, di assenza di sentimenti. Grazie anche al rilievo dato allo scenario politico e sociale, la storia narrata si sottrae al cliché dell'harem e delle sue tipologie femminili e maschili e mostra un Oriente non fissato in un'immobilità astorica da Mille e una notte, ma luogo di divenire storico e sociale.
    Pubblicato in Le Classiche
    Martedì, 16 Giugno 2009 10:14

    Emina

    Traduzione di Flavia Milanese

    Prefazione e cura di Mirella Scriboni

     

    Donna affascinante, intelligente, indipendente, Cristina Trivulzio di Belgiojoso aveva troppe qualità da farsi perdonare. Per questo, dopo una vita avventurosa e nomade, è stata quasi dimenticata. Emina, uno dei racconti di Scènes de la vie turque, ispirato alle vicende vissute durante il suo soggiorno in Turchia, è solo ora, dopo più di cent'anni, nuovamente tradotto e pubblicato in italiano.

     Emina, la protagonista di questo romanzo breve, è una povera pastorella, data in sposa ancora bambina a un bey, che si trova ad affrontare, senza sapersi difendere, l'ostilità della prima moglie del bey e che rimane vittima degli intrighi della rivale, ma anche dell'insensibilità del marito e soprattutto di una società alle cui regole è estranea. Nella narrazione interviene la voce dell'autrice, che commenta, partecipe ma nello stesso tempo capace di smorzare i toni e osservare con oggettività. Verso la fine del romanzo la narratrice diventa essa stessa personaggio e descrive come ha conosciuto Emina durante uno dei suoi viaggi. In quel momento lo sguardo della donna occidentale e quello della donna orientale si incontrano - oltre il velo - e si interrogano, alla ricerca di aiuto, di conoscenza reciproca e di solidarietà. Lo sguardo della donna orientale non è vuoto e inespressivo, ma è quello di chi ha già osservato ed appreso, pur nella limitatezza dell'esperienza che le è stata consentita.
     
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