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Luciana Tufani Editrice
associazione culturale Leggere Donna

PROMOZIONI

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    Venerdì, 29 Maggio 2009 09:43

    La passione secondo Renée Vivien

    Traduzione e postfazione di Brunella Servidei 

     

    Renée Vivien - poeta, ribelle, Saffo '900 - viene prendendo corpo attraverso la visione che hanno altri di lei, o forse sarebbe meglio dire: che danno di lei. La sceneggiatrice Sara T. ne segue le tracce a Parigi, nelle biblioteche e nei musei. Il quadro che ne esce è di una poeta femminista ante-litteram, di una sensibilità estrema, che visse alla mercé della passione per Natalie Clifford-Barney, detta l'amazzone. Vita e letteratura si mescolano in Renée Vivien.


     "Se qualcuno parla di me, senza dubbio mentirà" ha scritto Renée Vivien. Sara T., che sta scrivendo la sceneggiatura di un film sulla poeta, vuole evitare questo rischio. "Renée è stata uno di quei personaggi mitici che funzionano come uno schermo: tutti vi proiettano il proprio immaginario" dice, "ho voluto contrastare questa tendenza accedendo alla maggior complessità possibile di dati biografici e ambientali. Ed è un pozzo senza fondo". Così le è chiaro solo l'inizio del film: "Inizierà con la morte di Renée. In un ambiente tenebroso, gotico: l'appartamento tutto tappezzato di blu scuro, con le vetrate violette e la notte tempestosa che, già da soli, rendono il tono - e non invento niente. Renée morì circondata di gente e le si attribuiscono un mucchio di ultime parole. Tutte cariche di senso. Sembra che in questo caso tutti quanti sentirono ciò che volevano sentire. Da una professione di fede assoluta del suo cattolicesimo da ultim'ora, passando per un'affermazione estrema del suo amore per Natalie, proseguendo con una difesa a oltranza del suo mestiere letterario, fino a uno struggente "maledico mia madre" che a me, personalmente, sembra più attraente degli altri, però altamente improbabile. Con che criterio scegliere?"
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    Mercoledì, 27 Maggio 2009 09:36

    Parole con le gambe

    Traduzione e postfazione di Emanuela Cavallaro

    Una bambina scopre la lingua e la scrittura giocando con le parole, e così facendo indaga a fondo i significati di quelle stesse parole, portandoli all’estremo e interpretandoli con assoluta precisione, facendoli così scivolare nel loro contrario, portandone alla luce il lato assurdo.
    Le difficoltà della protagonista con l’ortografia sono il segno della sua difficoltà ad adeguarsi al sistema-lingua, a trasporre la propria personalità multiforme in quello strumento rigido e razionale che è la lingua, e in particolare la lingua tedesca. La narratrice bambina guarda dal margine; è straniera nell’ordine grammaticale. E questa sua posizione marginale le permette una visione e una prospettiva insolita e ironica della lingua, e allo stesso tempo del mondo. Così tutto si trasforma nel suo contrario, e in particolare nel contrario di ciò che chi legge si aspetta.
    La bambina è straniera nella lingua così come lo è nel mondo, nella realtà in cui si trova a vivere, e di cui fatica non poco ad accettare le regole. Il suo faticoso apprendistato alla scrittura è anche simbolo del più faticoso apprendistato alla sopravvivenza. La Germania del dopoguerra e dei primi anni Sessanta, in pieno boom economico e con una gran fretta di dimenticare, è il teatro di questo apprendistato, e viene descritta con icastiche pennellate.
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    Mercoledì, 27 Maggio 2009 09:16

    I bambini del sabba.

    Traduzione e postazione di Maria Piera Nappi

    Dopo due capolavori come L’ultimo giorno dell’estate e Un vestito di luce, le nostre edizioni pubblicano il romanzo più inquietante di Anne Hébert: I bambini del sabba.        

    In un convento, l’apparente tranquillità e monotonia della vita monastica delle suore del Preziosissimo Sangue è scossa dalla condotta sempre più inquietante di Suor Julie de la Trinité. Alle soglie dell’investitura religiosa, Suor Julie è presa da un malore oscuro. Ricordi che la tormentano, visioni ossessionanti che la paralizzano e la restituiscono al suo passato e alla sua infanzia. Dapprima una capanna, poi l’immagine della “coppia sacra” che l’ha “iniziata” alla vita: la madre, Philomène, detta la Goglue, una strega; il padre, Adélard, incarnazione del Diavolo.
    Con un va e vieni incessante e impercettibile viene ricostruito tutto il percorso della vita di Julie, dall’infanzia selvaggia sulla montagna, quando Julie subisce l’iniziazione alla stregoneria che la consacra sposa di suo padre, il diavolo, fino al suo ingresso in convento e allo scatenarsi dei suoi poteri e della sua diabolica sete di vendetta, che si diffondono a macchia d’olio in tutto il convento, seminando il terrore tra le suore e tra tutti i personaggi che entrano in contatto con lei.

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    Mercoledì, 27 Maggio 2009 09:13

    Un vestito di luce

     
    Traduzione e postfazione di Maria Piera Nappi  
       

     "Non dimenticherò mai questa prima paura nei suoi occhi. Gli dico che sono buono quando voglio e che lo amo alla follia, così, a prima vista, come si ama il sole che sorge al mattino. Dice che non è possibile e che sua madre l'aspetta a cena. Vuole andarsene. Gli prendo la mano."

     
     
    Miguel, adolescente figlio di immigrati spagnoli, si innamora con tutta la passione totalizzante della sua età di un danzatore che nel locale notturno parigino "Paradiso perduto" interpreta il ruolo dell'angelo caduto. Diventato rivale in amore della madre, anch'essa attratta dallo stesso uomo, il ragazzo sarà spezzato e travolto dalla forza dei suoi sentimenti. Un vestito di luce è l'ultimo romanzo che la maggiore autrice francofona canadese, Anne Hébert, ha scritto: breve, intenso, drammatico, un piccolo capolavoro.
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    Venerdì, 15 Maggio 2009 10:22

    L'ultimo giorno dell'estate

    Traduzione e postfazione di Vilma Porro

    In uno sperduto villaggio della costa più settentrionale del Canada, l'ultimo giorno dell'estate del 1936 due ragazze sono scomparse, probabilmente assassinate. Dai diari e dalle lettere di diversi personaggi emerge un poco alla volta la verità.

    In principio era il caos. Sappiamo che è accaduto qualcosa di atroce, che ci sono sofferenze e colpe orrende, che le menti sono rese folli da intollerabili ossessioni e visioni. Poi, gradualmente, senza che mai la tensione si allenti, affiora la verità, nei suoi variegati aspetti, riflessa nelle voci narranti di vittime e di colpevoli.
    In questo noir corale, gli abitanti sono stretti in multipli vincoli di parentela, legati da ipocrisie, egoismi e ambiguità. E' una storia tenebrosa, pervasa dal senso del peccato, dove ognuno trasferisce le proprie colpe sugli altri.
    Il titolo originale, Les Fous de Bassan - i grandi uccelli di mare dai movimenti scoordinati, folli -, rimanda al tema della follia che ritorna più volte nel libro, continuamente ribadita da echi linguistici e da immagini ricorrenti. 
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    Venerdì, 15 Maggio 2009 10:16

    Due per una

    Traduzione, cura e postfazione di Natalie Malinin

    Tre racconti di tre autrici russe fra le più note e apprezzate in questi anni: Il violino di Rotschild di I. Grekova, ironico omaggio all'omonimo racconto di Checov, Due per una di Galina Scerbakova e La bestia di Ljudmila Ulickaja.
    Oscillando tra il fantastico e il reale, la nuova prosa femminile russa ripropone la via dei classici in una società allo sfascio, ma liberata dalla continua censura come dall'autocensura. Ancor più degli scrittori, le scrittrici sembrano rifuggire dai grandi temi epici e tendono piuttosto a conservare e trasmettere quella che viene definita "la memoria del quotidiano storico", soprattutto grazie alla forma tradizionale del racconto, i cui protagonisti, svanite le certezze totalizzanti e i punti di riferimento, disincantati o addirittura cinici, oppressi dal ricordo del recente passato, spesso patetici, sono comunque decisi a sopravvivere in una società, ormai allo sbando e senza eroi, dove il vecchio scompare definitivamente e il nuovo stenta ad apparire con mille contraddizioni e difficoltà. I grandi ideali e i profondi sentimenti, che hanno sempre guidato i protagonisti dei classici russi, svaniscono in dissolvenza per lasciare la scena a personaggi semplici, anche banali, spesso perdenti, che tuttavia non disperano di avere diritto a una vita migliore.
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    Venerdì, 15 Maggio 2009 09:16

    La via radiosa

    Traduzione di Giorgia Sensi

    Prefazione di Vita Fortunati

    "Notte di San Silvestro, e fine di un decennio. Un momento ricco di presagi, per coloro che credono ai presagi. Gli ospiti sono attesi per le nove. Alcuni sono già in viaggio, diretti ad Harley Street dalla periferia, da Oxford e Tonbridge e Wantage, già ansiosi per il viaggio di ritorno"

    Inizia la notte di San Silvestro uno dei più famosi romanzi di Margaret Drabble - il primo di una trilogia che comprende A Natural Curiosity (1989) e The Gates of Ivory (1991) - che ripercorre, attraverso le storie intrecciate di tre donne, gli anni del governo di Margaret Thatcher. Romanzo di ampio respiro, ci presenta non solo uno studio psicologico ma un dettagliato quadro socio-politico dell'Inghilterra degli anni ottanta; ritorna attraverso il falshback agli anni cinquanta, quando le protagoniste si incontrano per la prima volta studentesse a Cambridge, vive con loro il passaggio dagli idealismi del Labour al materialismo tatcheriano e le lascia, dopo tutta una serie di catastrofi sociali e di crisi personali, a metà degli anni ottanta, superata la boa dell'orwelliano 1984, pronte a iniziare una nuova vita con una rinnovata dose di fede nel futuro.
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    Venerdì, 15 Maggio 2009 09:09

    La cascata

    Traduzione di Giorgia Sensi 

    Postfazione di Daniela Fortezza

    Trent'anni fa, quando fu pubblicato in Inghilterra, The Waterfall divenne subito un libro di culto per la sua forza incisiva, dirompente, disinibita; oggi, finalmente disponibile in italiano, ci dà modo di apprezzare gli aspetti più soggettivi, simbolici e sperimentali della scrittura di Margaret Drabble.
    "Bugie, bugie, sono tutte bugie. Un mucchio di bugie, ho persino mentito sui fatti, cosa che non era nelle mie intenzioni. Oh, volevo ingannare, volevo trarre analogie, ma ho fatto di peggio, ho travisato i fatti."
    Bugie, inganni e tranelli sono ingredienti usati a piene mani in questo romanzo, che la lettrice e il lettore in vena di complicità possono divertirsi a scoprire. Omaggi parodici ai modelli della letteratura romantica, in particolare alla grande tradizione della narrativa femminile inglese.
    Fin dal nome, l'eroina di La cascata si apparenta da un lato a Jane Austen e dall'altro a Jane Eyre, mentre la sua storia ricorda quella di Maggie Tulliver in Il mulino sulla Floss.
    Storia di un adulterio, La cascata riscrive con sensibilità moderna una vicenda classica, alternando prima e terza persona in un apparente contrasto tra punto di vista soggettivo e oggettivo.
    In bilico tra la tradizione romantica delle Brontë e di George Eliot e l'ironia di Jane Austen, Margaret Drabble conduce il suo gioco fino a una conclusione inaspettata e "quietamente sovversiva".
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    Mercoledì, 13 Maggio 2009 09:52

    La damigella selvaggia

    Traduzione e postfazione di Monica Pavani

    "Comunico con la foresta, divento la foresta. Le mie braccia sono i rami, la mia pelle la corteccia".

    L'accostamento tra due termini apparentemente antitetici - damigella e selvaggia - si presta a rappresentare l'estrema sintesi della poetica di Corinna Bille: la selvatichezza unita a una raffinata sensibilità quasi antica, sempre e comunque acuita dalla nostalgia per un tempo indefinito, anteriore o fuori da ogni cronologia.
    Tali sono i tratti distintivi di molte sue "eroine", ma anche le caratteristiche essenziali della sua scrittura, che con grande finezza espressiva riesce a varcare il limite della descrizione pura, per cogliere l'ombra inquieta, la pulsazione misteriosa di ciò che va esplorando.

    Con La damigella selvaggia, pubblicato in Francia da Gallimard, Corinna Bille vinse il premio Goncourt.
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    Venerdì, 15 Maggio 2009 08:47

    Osnabrück.

    Traduzione e postfazione di Monica Fiorini

     

    "E' partito già da molto tempo questo libro, all'inizio doveva risalire mia madre in tutti i sensi dalle sorgenti delle sorgenti fino alla foce, rispettando il suo corso multiplo e travolgente, perché è proprio da lei sembrar finire per cominciare o per cominciare non finire mai."

    Parte da Osnabrück, la città natale della madre dell'autrice, quest'opera a lei dedicata, erratica e multiforme come la personalità travolgente e multipla della donna che vuole descrivere e celebrare.
    Lo spazio del libro non è solo quello intimo, familiare, autobiografico ma si apre verso la scena della storia, al crocevia dei quattro continenti su cui poggia la storia della madre. Una scena più ampia, osservata attraverso il particolare minuto, quotidiano e come attraverso quel buco della serratura per il quale la madre bambina osservava andare, venire e ritornare un treno dopo l'altro in una stazione di una città tedesca dove ora non ci sono più ebrei.

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