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    Mercoledì, 09 Marzo 2011 09:25

    Confessioni di un ragazzo perbene

    Michele è un trentenne che viene licenziato il giorno stesso in cui apprende del suicidio di uno dei suoi migliori amici.

    Incaricato dagli altri tre amici di organizzare il funerale, Michele si troverà a vivere situazioni al limite del paradossale. Si innamorerà del bel becchino che cerca di rimorchiarlo per telefono, si ritroverà come eredità la casa di Francesco (l’amico suicida) da dividere con Paolo, l’amico col quale vive un rapporto conflittuale, Luca, il carattere più docile del gruppo, e Donatello, il ribelle che per vivere si prostituisce.

    Come se non bastasse dovrà fare i conti con la famiglia biologica, che non perde occasione per ricordargli il legame di sangue e il suo ruolo all’interno della famiglia, e con la sua terribile nipote, incuriosita e affascinata dall’omosessualità dello zio.

     

    Pubblicato in Iride
    Venerdì, 05 Giugno 2009 08:05

    La valle felice.

    Traduzione e prefazione di Tina D’Agostini

     Con una biografia dell'autrice di Charles Linsmayer

     

     La Persia, "dove la tristezza prospera come i melograni", non è, per Annemarie Schwarzenbach, solo un paese straniero ed esotico, è lo scenario di tutte le dissonanze possibili: cromatiche, psicologiche, storiche, spaziali.

    Un'alta valle vicino a Teheran, nella quale Annemarie Schwarzenbach si era recata, insieme all'uomo che aveva appena sposato, il diplomatico francese Claude Clarac - matrimonio alquanto particolare, date le tendenze omosessuali di entrambi -, diventa il fulcro della narrazione di La valle felice.
    Ma di felicità non vi è traccia in questo testo. La valle fa da sfondo ad un io profondamente infelice, devastato, malato di nostalgia, che si lascia andare al "rapido sollievo" della droga, chiamata anche "la mano che scende dalle nuvole", e che cerca un breve momento di felicità con Jalé, una giovane turca. Un Io che ha perso ogni punto d'appoggio e che vede intorno a sé solo un paesaggio nudo, impietoso, troppo vasto. Un io frammentato che cerca disperatamente di ricomporsi, così come cerca di ricomporre il mondo intero che sta franando. E' anche, in definitiva, un io profondamente ambiguo, definito al maschile ma che ha ben pochi tratti virili; si tratta anzi di una virilità dalle cui crepe emerge costantemente il carattere femminile della voce narrante.
    In questo volume è pubblicata anche una biografia dell'autrice scritta da Charles Linsmayer, il curatore della riedizione svizzera di La valle felice  (versione definitiva, approvata dall'autrice, di Morte in Persia)che, col suo successo, ha fatto di Annemarie Schwarzenbach un'autrice di culto in Svizzera, Germania, Francia.

    Pubblicato in Elledi
     
     

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