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A cura di Barbara Marola, Maria Teresa Munini, Rosa Regio, Barbara Ricci

Il volume presenta quattro scrittrici, molto diverse tra loro, tutte vissute nel primo Novecento. Vittoria Aganoor, poeta dalle caratteristiche originali e in apparenza contraddittorie, legata  al linguaggio tradizionale della poesia per formazione e per scelta, mostra un’abilità tecnica rilevante ma non disdegna una semplicità di sapore modernissimo. Paola Drigo, a cui si deve uno dei romanzi più importanti del Novecento, Maria Zef, è un’autrice che da donna parla di altre donne e fa emergere dal silenzio le loro vite semplicemente raccontandole. Rosa Rosà, scrittrice futurista, che nei racconti e romanzi si avvicina a un surrealismo onirico, rivela spesso nei suoi articoli sorprendenti analogie con alcune tematiche dibattute oggi dalle teoriche femministe. Di Lina Pietravalle, scrittrice che dopo il successo dei suoi primi scritti è stata quasi del tutto dimenticata, questo libro propone un’ampia scelta dei suoi scritti che permettono di riscoprirla e collocarla tra le voci più interessanti e originali della letteratura italiana del primo Novecento.

Le quattro scrittici antologizzate sono quattro diverse personalità letterarie dell’inizio del Novecento, che hanno attraversato in maniera originale i canoni proposti dalle maggiori correnti artistiche del tempo.
La ricerca delle curatrici - Barbara Marola, Maria Teresa Munini, Rosa Regio, Barbara Ricci - nasce dalla curiosità e dal desiderio di andare oltre le poche annotazioni dedicate in passato alle scrittrici, e di offrire un’occasione di confronto e di approfondimento.
Sono pagine che affascinano perché, mentre danno il gusto della scoperta, fanno emergere sorprendentemente punti di vista originali e inconsueti sul vissuto delle donne del secolo scorso.
Pubblicato in Critica

La scelta del titolo Sconfinare per questa raccolta di saggi indica, come accade di frequente negli studi di cultura delle donne, la dinamicità di un processo che, pur radicandosi in una tradizione consolidata e legittimata di studi, affronta il rischio di avventurarsi in territori sconosciuti. Un verbo per indicare la dimensione del movimento e che si riferisce a un atto di trasgressione.
Viene presentato un percorso attraverso la letteratura tedesca dal Settecento ad oggi, esplorando le modalità autonome e conflittuali con cui le scrittrici si sono confrontate con il sistema simbolico patriarcale che le annullava in una silente neutralità. Uno sconfinamento, col tempo, sempre meno trasgressivo ma non certo pacificato, da ruoli e forme canonizzate.

 

 

 

Saggi contenuti in Sconfinare:

L’utopia femminile in Fräulein von Sternheim di Sophie von La Roche.
La donna più sapiente di Germania: Luise Gottsched.
“Essere capite è la vera felicità del dialogo”: Rahel Varnhagen, Pauline Wiesel, Hannah Arendt.
Isole delle donne. Alcune robinsonate al femminile.
Agli occhi di una figlia d’Occidente. I viaggi in Oriente di Ida Pfeiffer e di Ida Hahn-Hahn.
“Si respira il sud con tutti i sensi...”. Il viaggio in Sicilia di Fanny Lewald.
Da Cassandra a Medea: l’autobiografia politica di Christa Wolf.
Città immaginarie/immaginario urbano: la nuova Berlino delle donne.

Pubblicato in Critica
L'arma di cristallo, messa alla cintura degli abiti femminili, polverizza nell'aria  una "goccia d'odore" durante i viaggi  in treno. E non può che "impaurire  gli uomini i quali pretendono di negare  l'uguaglianza al sesso più bello", perché attinge allo "spirito" per incrinare i luoghi comuni.

 Questo saggio si colloca nella prospettiva di una ricerca sulla scrittura femminile '800/'900 che problematizza criteri e metodi del sistema letterario.
Nei suoi romanzi e racconti,  La Marchesa Colombi - Maria Antonietta Torriani (1840-1920) - dispiega, attraverso l'ironia disseminata nel testo, un distanziamento dai sistemi di credenze cristallizzati. L'ironia, in questo caso, non è solo una modalità di comunicazione indiretta ma parla delle crepe in un codice egemone imposto dalla struttura asimmetrica dei rapporti umani. La Marchesa Colombi racconta della connessione tra la sfaldatura rispetto alle convenzioni e il piacere prodotto da tale distanziamento: il sorriso scompagina il valore prescrittivo del codice, la violenza del pregiudizio. Gioca così la conflittualità tra il suo dirsi e il canone di femminilità codificato dai "discorsi trionfanti" del periodo.


Edizioni Tufani

della Marchesa Colombi: Il Tramonto d'un ideale, Serate d'inverno
sulla Marchesa Colombi: L'arma di cristallo

Pubblicato in Critica

 

Sulla "soglia": quando le donne cominciano a parlare straniero. Il linguaggio come luogo della proibizione: parole-emozione, colori del silenzio nei testi di una scrittrice solo recentemente riscoperta.

Questo saggio si interroga sulla scrittura femminile, non come categoria ontologica, ma all'interno di uno spazio letterario, codificato e chiuso a parola di donna, cercando nei racconti di Maria Messina (1887-1944) la traccia della cultura, della storia, dei sentimenti, del linguaggio dell'autrice stessa e del suo tempo. Nel necessario dialogo tra testo e lettrice/lettore, le opere femminili, che tra '800 e '900, celebrarono la nascita di un "io" che prende parola, permettono di considerare, da un punto di vista narrativo e linguistico, le forme differenti e specifiche in cui una donna, per narrarsi e narrare, parla sia il "linguaggio degli uomini" che il "silenzio delle donne". Maria Messina, attraverso precise strategie, "oltrepassa" sia il codice linguistico che il modello maschile, disvelando nella pazzia, nei silenzi, nel suicidio di Vanna, Bobò e le altre, i segni di una lacerazione non più rimarginabile.  

Pubblicato in Critica
 
 

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