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Corinna Bille

Corinna Bille

Corinna Bille, il cui vero nome è Stéphanie (nata a Losanna nel 1912 e morta a Sierre nel 1979), scrisse tutta la vita ed è oggi considerata una delle voci più rappresentative della Svizzera romanda.
Figlia del pittore-vetraio Edmond Bille e della contadina Catherine Tapparel, decide di chiamarsi Corinna in omaggio a Corin, il paese vallesano dove è nata la madre.
La dimora signorile costruita dal padre è spesso frequentata da artisti e intellettuali, fra cui Romain Rolland e Pierre Jean Jouve. Corinna ne subisce l’influenza, cui si va ad aggiungere il fascino per il mondo contadino della madre, nel quale la scrittrice intravede una vera e propria civiltà, ricca di usi e costumi ancora molto legati a una spiritualità forte, di natura più pagana che cristiana.
La vasta opera della Bille, parzialmente pubblicata in Francia da Gallimard e ancora poco nota in Italia, oltre ai romanzi Teodata (Edizioni Ulivo 1997), Le Sabot de Vénus e Les Invités de Moscou, più i due brevi Emerentia 1713 e Virginia 1891 riuniti nel volume Due passioni edito da Mobydick nel 2002, numerosi volumi di poesie, opere teatrali e racconti per l’infanzia, comprende soprattutto raccolte di novelle, tra cui: Douleurs Paysannes, La fragola nera (Crescenzi Allendorf 1993), Eterna Giulietta (Luciana Tufani Editrice 2001), La Demoiselle sauvage (che le valse il premio Goncourt, pubblicata da Luciana Tufani Editrice nel 2002 col titolo La damigella selvaggia) e Cento piccole storie crudeli (Casagrande 2001).
Al centro delle sue narrazioni, sempre forti di grande suggestione poetica, è il Vallese, la terra dove visse per tutta la vita insieme al marito Maurice Chappaz, anch’egli scrittore e i tre figli, spostandosi solo per alcuni soggiorni all’estero.

 
Domenica, 18 Giugno 2017 21:09

Bille Corinna

Mercoledì, 13 Maggio 2009 09:52

La damigella selvaggia

Traduzione e postfazione di Monica Pavani

"Comunico con la foresta, divento la foresta. Le mie braccia sono i rami, la mia pelle la corteccia".

L'accostamento tra due termini apparentemente antitetici - damigella e selvaggia - si presta a rappresentare l'estrema sintesi della poetica di Corinna Bille: la selvatichezza unita a una raffinata sensibilità quasi antica, sempre e comunque acuita dalla nostalgia per un tempo indefinito, anteriore o fuori da ogni cronologia.
Tali sono i tratti distintivi di molte sue "eroine", ma anche le caratteristiche essenziali della sua scrittura, che con grande finezza espressiva riesce a varcare il limite della descrizione pura, per cogliere l'ombra inquieta, la pulsazione misteriosa di ciò che va esplorando.

Con La damigella selvaggia, pubblicato in Francia da Gallimard, Corinna Bille vinse il premio Goncourt.
Mercoledì, 29 Aprile 2009 10:07

Eterna Giulietta

Traduzione e postfazione di Monica Pavani


Un romanzo breve, Mordere le rose, e un gruppo di racconti che hanno per tema le passioni dell'eterna Giulietta che abita in ogni donna.

I personaggi femminili che compaiono in questa raccolta sono "eterne Giuliette" perché indipendentemente dall'età acconsentono senza difese alla prima o ennesima irruzione di Eros, sempre e comunque stupefacente; e l'estasi, la completezza è in quell'abbandono, eterno non perché destinato a durare ma perché per un istante scaglia fuori dal tempo.

Spesso è stato scritto che Corinna Bille mostra una predilezione per i personaggi estremi e le vicende trasgressive, cruente, addirittura immorali, ma a ben guardare la questione va posta diversamente. Il fatto è che le sue creature, pur essendo sbaragliate da una forza più dirompente della ragione, non sono affatto impudiche, piuttosto sono "ipermorali", ossia agiscono in nome di un sacro sentire che senza esagerazione può essere definito divino. In senso pagano, certo, e dunque prossimo a un'incontenibile ebbrezza che l'ordine sociale non ammette.
 
 

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