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Disegnatrici - Biennale dell'umorismo - terza edizione

Disegnatrici - Biennale dell'umorismo - terza edizione

Antonella Barina

Nata nel 1954. Ha cominciato a umettare scrivendo bigliettini alle compagne di classe. Dopo strisce ed illustrazioni su Effe e Quotidiano Donna, ha ideato, promosso la Fondazione e codiretto Strix, prima rivista di fumetti di donne. Da allora, ogni due anni, fumetta a tema – in esclusiva assoluta – per Le Donne ridono. Principalmente scrive: poesie, racconti, teatro. È giornalista alla Ansa di Venezia, dove vive e ha realizzato diverse iniziative sull’informazione. Appena può viaggia per ricerche sul mito di cui si occupa dagli anni Settanta. Fotografa (tra l’altro, Il movimento delle donne 1975 – 1980).

Cecilia Capuana

Già nel 1972 collabora a varie pubblicazioni “alternative”, è tra i fondatori della rivista di satira politica Becco rosso, ma l’incontro decisivo con il fumetto avviene in Francia dove gli “Humanoides associés” creano Métal Hurlant, la prima rivista di fantascienza a fumetti, e Ah! Nana, trimestrale fatto da sole donne (di spirito). Successivamente pubblica storie a fumetti anche in patria su Stix, Alter, Vampirella, Totem, Il male, ecc. e collabora, in veste di illustratrice, a l’Espresso, Panorama, TV Sorrisi e canzoni, Radio Corriere, Repubblica. Attualmente collabora a Wimmens Comics (Stati Uniti) e Comic Art (Italia).

Pat Carra

Nata a Parma, vive e lavora a Milano. Ha iniziato a pubblicare il suoi primi disegni su “Via dogana” e in seguito ha disegnato per “Annabella”, “Il paese delle donne”, “Leggere donna”, “Linus”, “La repubblica”, “Cuore”, “Noi donne”, “Donna moderna”. Dirige “Aspirina”, periodico di satira fatto interamente da donne. Ha  pubblicato le raccolte di vignette Donna moderna (1992), Orizzonti di boria (1999).

Cristina Casanova

Pittrice, vive e lavora a Bologna dove ha fondato l’Associazione Internazionale Gea. Suoi fumetti sono stati pubblicati su “Quotidiano Donna”, “Leggere Donna”, “L’unità”, per cui ha diretto alcune pagine di satira. Ha esposto alla Biennale dell’Umorismo di Ferrara di cui ha curato, insieme a Luciana Tufani, la terza edizione. Ha pubblicato i quaderni Rivelazione ’79 e Operazione noce.

Alba Casulli

(v.sopra)

Donatella Chiarenza

(v.sopra)

Eleonora Chiti

(v.sopra)

Fernanda Core

(v.sopra)

Ellekappa (Laura Pellegrini)

Laura Pellegrini, che pubblica le sue vignette con lo pseudonimo di Ellekappa, è la più nota disegnatrice italiana di satira politica. Nel 1978 ha iniziato, giovanissima, a pubblicare sulla Città futura e, subito dopo, su Quotidiano donna. Negli anni successivi a collaborato a molti quotidiani e periodici: Linus, Satyricon (inserto satirico di Repubblica), Tango, Cuore, il manifesto, Noi Donne, L'Unità, Smemoranda e Corriere della Sera. Con Gino e Michele ha inoltre collaborato come autrice di testi alla trasmissione televisiva Drive In e alla prima edizione di Striscia la notizia. Attualmente lavora per Repubblica.

Sura Gambera

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Cristina Gentile

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Flora Graiff

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Stefania Guidastri

(v.sopra)

Monica Macchia

(v.sopra)

Giuliana Maldini

(v.sopra)

Grazia Nidasio

(v.sopra)

Isia Osuchowska

(v.sopra)

Julia Posar

(v.sopra)

Chiara Rapaccini

(v.sopra)

Paola Sandei

(v.sopra)

Elena Savigni

(v.sopra)

Assunta Toti Buratti

È nata a Pergola (Pesaro). Vive a Trento dove insegna all’Istituto d’arte. Collabora al quotidiano Alto Adige e alla rivista Scuola e didattica. Ha partecipato a numerose rassegne umoristiche, sia in Italia che all’estero, vincendo la Palma d’oro a Bordighera per il libro Adoro la scuola. Ha pubblicato anche altri libri per le edizioni Bertani e Ottaviano.

Silvia Ziche

(v.sopra)

Pat Carra

Nata a Parma. Vive e lavora a Milano. Ha iniziato a pubblicare i suoi disegni su Via Dogana, con la quale continua a collaborare, e in seguito su numerosi periodici. Attualmente collabora regolarmente con Donna Moderna. Ha fondato e diretto Aspirina, periodico di satira fatto interamente di donne. Dopo Donna Moderna ha pubblicato una nuova raccolta di vignette, Orizzonti di Boria, dalla quale sono stati tratti i disegni esposti in questa edizione di Le donne ridono.

Lori (Eleonora Chiti)

Nata Lucca vive a Livorno. Ha esordito nel fumetto vincendo, nel 1985, la prima edizione del concorso “Fani Perhavec Tufani”; da allora collabora regolarmente a Leggere Donna su cui ha una pagina fissa.
Sabato, 10 Luglio 2010 07:53

Madri e figlie

Disegnatrici satiriche. Catalogo (a cura di Cristina Casanova e Luciana Tufani) della terza edizione della Biennale dell‟umorismo Le donne ridono.


PRESENTAZIONE DELLA TERZA EDIZIONE, 1989

Dal 1985, data della prima edizione, molte cose sono cambiate e, per una naturale evoluzione, il titolo della rassegna è passato dal precedente “Anche le donne sorridono” all’odierno “Le donne ridono”. “Anche le donne sorridono” (che può sembrare un’affermazione tra il riduttivo, l’ovvio e il vagamente lamentoso) è un titolo che era in parte derivato dal desiderio di rispondere alle reazioni stupite o scettiche delle persone a cui veniva illustrato il programma di massima della futura rassegna: «Come? Esistono disegnatrici umoristiche?»; «No, non è possibile organizzare una rassegna cinematografica. Non ci sono abbastanza attrici comiche. Registe, poi: nessuna:»; «Ma davvero? Le donne hanno il senso dell’umorismo?». La risposta fu: «Sì. Anche le donne sorridono».
Sì, malgrado tutto. Malgrado abbiano avuto ben pochi motivi per farlo, le donne hanno saputo ridere. Forse poche volte, in passato, è stato un riso liberatorio, a piena gola, più spesso è stato il sorriso dell’autoironia.
Dopo secoli di tenaci campagne denigratorie, le donne hanno sviluppato uno spiccato senso del ridicolo che, fin dall’infanzia, educatori ben intenzionati si premurano di tenere in vita con dosi quotidiane di critiche costruttive (o distruttive-costrittive?). L’autoironia diventa allora una forma di difesa dalle critiche degli altri, un mettere le mani avanti per non essere colpite; può però diventare un utile esercizio per non cadere in quegli eccessi di autocompiacimento cui spesso anche il più insignificante degli uomini ama indulgere.
Il non prendersi troppo sul serio è infatti un’altra caratteristica tipicamente femminile che, in negativo, provoca l’altrettanto tipica “paralisi da sottovalutazione”, ma che, in positivo, fa mantenere il senso delle proporzioni e abitua a cogliere gli aspetti umoristici delle più diverse situazioni.
E’ stato un lento processo di adattamento che ha reso le donne più sensibili alle atmosfere, più pronte, più acute nella critica; le ha fornite di un talento che, nel momento in cui le circostanze lo rendono possibile, le predispone all’uso dell’ironia più sottile.
In passato poche donne si sono trovate in una posizione sociale che garantisse cultura e libertà sufficienti ad esprimersi e per di più a esprimersi con lo strumento dell’ironia. In questi ultimi anni però i cambiamenti del costume sono stati così rapidi da consentire quasi un’esplosione di comicità femminile; il numero di scrittrici, disegnatrici, registe, attrici comiche che hanno esordito recentemente, aggiungendosi a quelle già presenti da tempo, è, relativamente, così alto che il fenomeno non può più passare inosservato. Non è più necessario garantire che “anche le donne sorridono”, è sufficiente constatare che “le donne ridono”. Ridono di se stese, come hanno sempre fatto, ma ridono anche degli altri e, finalmente, anche dell’altro.
Abbiamo scelto, fin dalla prima edizione, come simbolo grafico della nostra rassegna una testa di Gorgonie, perché fosse un risarcimento, una testimonianza, un augurio. Se è esistito un tempo in cui le donne erano libere di esprimersi, il mito di Medusa ne è una testimonianza indiretta: è la prova di quanto gli uomini temessero la critica femminile e di quanto potente fosse la censura esercitata. Medusa, la Gorgone che impietrisce chi la guarda, è una maschera di donna che simboleggia sia il sesso femminile che lo specchio in cui si riflette il tuo doppio. Chi guarda e può rimanere terrorizzato è, come chi ha creato il mito, un uomo; il mito è la fin troppo trasparente metafora del timore maschile di vedersi riflessi come si è negli occhi di una donna. La donna che ride dell’altro diventa perciò un mostro: l’orrida testa della Gorgone ghignante. Da allora, per secoli, gli occhi delle donne sono stati lo specchio bugiardo che gli uomini cercavano; la nostra Medusa, non più mostro ma donna, era il simbolo della ritrovata libertà di ridere.
Il riso di Medusa-donna non è però un ghigno: quasi sempre la comicità femminile ha misura e leggerezza, usa più l’ironia che il sarcasmo, ridicolizza più il difetto che non chi lo possiede. Naturalmente ci sono eccezioni, ma, se si può parlare di una specificità femminile anche nell’umorismo, è abbastanza corretto farlo rivendicandone lo stile sfumato e ricercato. Passate dal silenzio alla parola, sembra che le donne lo stiano facendo nel modo migliore.

 

Luciana Tufani

 
 

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