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Luciana Tufani Editrice
associazione culturale Leggere Donna

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Venerdì, 26 Giugno 2009 08:50

Assortimento viennese

Traduzione e cura di Riccarda Novello
Introduzione di Elfriede Jelinek

Come dice di lei Elfriede Jelinek, sua ammiratrice, Elfriede Gerstl, grande poeta austriaca (1932 - 2009), scriveva con l'incorruttibilità di chi non ha nulla da perdere, perché in effetti tutto ha già perduto e quindi tutto ha già vinto.

Esistono, davvero, nella realtà e non solo nella letteratura, città magiche che sanno amare le persone e a Vienna appartiene Elfriede Gerstl, una grande, autentica poeta, che scriveva una “lingua tedesca” assolutamente originale, e profondamente legata al “dialetto” viennese, una figura aggraziata che la città di Vienna ha ricambiato di uguale affetto, riconoscendole il valore che le spetta nel panorama letterario del secondo dopoguerra. Perché Elfriede Gerstl era anche e soprattutto un’autrice ricca di intelligenza e di saggezza, che sapeva avvalersi dell’ironia per interporre un velo tra sé e il mondo, ma sapeva anche accostarsi alle cose, alle persone, alle parole con amore e con profonda saggezza.

Pubblicato in Poete
Martedì, 23 Giugno 2009 09:36

Disgelo - Desglaç

Traduzione e cura Maria Pertile

Nell'incipit del suo primo libro, Cau de llunes, Maria Mercè Marçal ringraziava la sorte di tre doni: essere nata donna, di classe sociale umile e di nazione oppressa. Tre doni che la scrittrice rivendicava e che ispireranno sia la sua produzione poetica e letteraria che la sua azione di promozione della cultura e della lingua catalana.

Maria Mercè Marçal è tra le voci più potenti della poesia catalana del secondo Novecento. Desglaç-Disgelo, l'ultimo suo libro di versi (pubblicato sia da solo che nel volume Llengua abolida di cui costituisce la sesta parte), è il testamento poetico dell'autrice e contiene la ricapitolazione della sua esperienza umana. Due sono i motivi che provocano il "disgelo" e due i temi della raccolta: la morte del padre e l'amore per la donna, fina amor, a cui viene offerta in dono e dedicata la raccolta stessa.

Pubblicato in Poete

Traduzione e prefazione di Tina D'Agostini

Ricca, giovane, colta, bellissima, Annemarie Schwarzenbach, nata a Zurigo nel 1908, ha affascinato tutte e tutti, da Carson McCullers a Erika e Klaus Mann, a Roger Martin du Garde, che l'ha definita l'angelo inconsolabile. Dalla sua vita errabonda, che l'ha portata soprattutto in Oriente, ha tratto l'ispirazione per i suoi romanzi e racconti e per numerosissimi articoli giornalistici e resoconti di viaggi.
E' morta nel 1942, a soli 34 anni, nell'amata Sils, in Engadina, suo unico ritiro e punto fermo.

 Durante la sua breve vita, Annemarie Schwarzenbach viene chiamata l'angelo inconsolabile, l'angelo devastato. La fotografa Marianne Breslauer, che in seguito la ritrarrà così spesso, scattando delle fotografie indimenticabili, racconta così il suo primo incontro con lei: "se mi avessero detto che era l'arcangelo Gabriele e che mi trovavo davanti al paradiso, ci avrei creduto. Non sembrava né una donna né un uomo, ma un angelo, un arcangelo, così come io mi immagino un arcangelo". La grande viaggiatrice Ella Maillart, che intraprenderà un viaggio in Afghanistan con lei, vuole aiutarla a tutti i costi a uscire dalla droga e dalla tristezza, sentimento che lei assimila alla "tragica grandezza dell'androginia", come dice nel libro scritto sul loro viaggio, La via crudele; ma senza alcun esito.
Carson McCullers, invece, tormentata allo stesso modo, e follemente innamorata di Annemarie, troverà in lei una fonte di ispirazione e le dedicherà Riflessi in un occhio d'oro.
Grandissima è la tristezza che pervade l'animo di Annemarie e altrettanto grande il desiderio di trovare la felicità, il senso della vita. Eppure è bellissima, ricca, colta, affascina tutte e tutti, ma molti non comprendono la sua carica autodistruttiva, scaturita in buona parte dal suo fatale rapporto con la madre.
Annemarie è una donna molto amata, ma non è in grado di riamare. Erika Mann sarà sempre la pietra di paragone per qualsiasi donna cerchi un rapporto con lei, ma proprio Erika sarà l'unica a non darle quell'amore che desidera e che suscita.

Pubblicato in Critica
Martedì, 23 Giugno 2009 06:47

Cristina Campo

La prima monografia su Cristina Campo  (Bologna 1923 - Roma 1977), scrittrice tra le più appartate della letteratura del Novecento, di straordinaria raffinatezza e di sconfinate letture.

Pubblicato in Critica
Venerdì, 05 Giugno 2009 08:59

Perché il bambino cuoce nella polenta

Traduzione e postfazione di Emanuela Cavallaro

 

“Dio parla lingue straniere? Può capire gli stranieri? Oppure gli angeli siedono in cabine di cristallo e traducono?”

 La favola del bambino che cuoce nella polenta viene raccontata alla piccola protagonista di questo romanzo per esorcizzare la sua paura più grande, per sostituire ogni volta che il terrore dilaga il suo incubo più minaccioso con uno ancora più spaventoso. E cosa può temere una bambina che con la sua famiglia vive una vita piena di avventure e di emozioni all’interno di un circo? Forse che la madre durante un’esibizione precipiti nel vuoto in cui ondeggia ogni sera. Forse che il padre rivolga quelle attenzioni troppo particolari non più solo alla sorella maggiore. O forse che il perpetuo girovagare da una città all’altra, da uno stato all’altro non abbia mai termine e che la casetta tanto sognata, in cui potersi finalmente fermare, non venga mai raggiunta.
La giovane protagonista osserva e riferisce con naturalezza e spontaneità le tragedie che si consumano nella sua vita, libera da toni moraleggianti e di condanna, ed affronta leggera temi come la morte, l’abbandono, la religione non senza una nota di mordace ironia, in una prosa semplice ed immediata, intensa e dirompente.

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Venerdì, 05 Giugno 2009 08:16

Noccioline. Da ammazzare.

Traduzione e postfazione di Emanuela Cavallaro 

Simon guarda sua madre in faccia, il suo lungo naso sottile, la bocca pendente, e non gli sfugge l’immagine che la madre ha di lui e dice: «Ammazzami. So benissimo che preferiresti spaccarmi in due con un’ascia. Vorresti spaccarmi in due finché mi esce tutto il sangue e non sono tutto morto».

Storie di donne senza punti di riferimento e senza una direzione, in bilico tra desiderio di felicità e quotidiane catastrofi relazionali. Niente nella vita di queste donne è stabile e sicuro, tanto meno le relazioni: amanti di passaggio, che si lasciano indietro figli mai conosciuti; padri autoritari o assenti, che pensano di lavarsi la coscienza con donazioni in denaro; figli difficili, cresciuti senza padre, che fanno paura perché osservano gli adulti «con certi occhi senza ritegno». E al centro loro, Eva, Daniela, Esther e le altre, che si arrabattano per conquistarsi almeno un po’ di tenerezza, o addirittura di amore. Ma le porte sono chiuse, i padri come gli amanti sono troppo impegnati a correre dietro ai loro sogni: l’eterna giovinezza, le raccolte di fondi, la carriera. E le madri? Le madri sono un campionario dell’orrore: abbrutite dalla stessa “fatica di vivere” che sta facendo sentire i propri effetti anche sulle figlie; sono lo specchio raccapricciante di ciò che il futuro riserva alle figlie.
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Mercoledì, 03 Giugno 2009 11:35

Sante impossibili

Traduzione di Giorgia Sensi


Cibo sesso e Dio - i temi ricorrenti della narrativa di Michèle Roberts - tornano in questa riscrittura parodica delle vite di sante della Leggenda Aurea di Jacopo da Varagine; riscrittura che non dimentica Freud, facendo dell'attrazione amorosa tra padre e figlia il filo conduttore che attraversa tutto il romanzo.

Vite di sante impossibili, raccontate con toni ora drammatici, ora comici, macabri o grotteschi, si alternano ai capitoli della viata di Josephine, che verrà dichiarata santa solo dopo aver capito che per trovare Dio non deve cercare la rinuncia, ma il piacere. Storie sospese fuori dal tempo e dallo spazio, in una suggestiva contaminazione fra antico e moderno fusi dalla scrittura sontuosa, poetica, coinvolgente di una delle più grandi tra le scrittrici inglesi di questi anni.

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Mercoledì, 03 Giugno 2009 11:10

Figlie della casa

Traduzione e intervista all’autrice di Giorgia Sensi


"Antoinette era morta, ecco perché l'avevano sepolta in cantina. Si muoveva sotto il mucchio di sabbia. Teneva stretta la sua borsetta rossa, piena di brandelli di carne morta. Cercava di uscire, di stendere due sottovesti rosse al filo del bucato nel frutteto. Prima o poi avrebbe sfondato la porta della cantina e sarebbe saltata fuori di là su quei suoi piedi morti e sanguinanti." "Léonie stava aspettando l'arrivo di Thérèse. Era ansiosa di vederla, come un'amante. La mente le pullulava di coltelli, immaginava una lama tagliente argentea e seghettata. La punta scompariva nella carne tenera di Thérèse."

Una villa di campagna in Normandia, una casa che sembra vivere di vita propria, piena di segreti e di nascondigli, al limitare di un bosco, teatro notturno di insoliti avvenimenti. Due donne - "Una sposata e una no, una rotonda e una sottile, una sincera e una bugiarda, una che ha un posto nella società e una no. Non ha più nessuna importanza, la nostra differenza. Tutto è livellato. Come indossare l'abito. I corpi non si notano più. Libertà. Tutte sorelle sotto la pelle, tutte identiche." - si ritrovano e si confrontano dopo vent'anni di separazione. E' il passato che ritorna: segreti, bugie, ricordi, fantasie. Questi gli ingredienti di Daughters of the House, vincitore del W H Smith Literary Award, finalista del Booker Prize.
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Mercoledì, 03 Giugno 2009 11:03

Lo scambio

Traduzione di Giorgia Sensi

Postfazione di Ornella De Zordo


L'intreccio di Lo scambio ruota attorno a un segreto la cui remota esistenza condiziona oscuramente fatti e situazioni. Il genere della detection innesta le sue riconoscibili strategie su quelle dominanti del romanzo storico e del romance, a produrre un ibrido narrativo che si conferma la cifra della scrittura di Michèle Roberts.

Dietro a Jemima, una delle protagoniste di Lo scambio, aleggia l'ombra di Mary Wollstonecraft che, oltre a comparire tra i personaggi del romanzo nella veste di maestra e amica di Jemima, cede molti tratti della sua personalità e della sua esperienza alla creazione di quest'ultima. Altre persone reali compaiono nel romanzo come comparse, accanto a personaggi che, sotto pseudonimo, invece li incarnano, con un artificio letterario che produce un ironico gioco di ruoli. Dietro i nomi fittizi di William e Polly Saygood, Paul Gilbert, Annette Vallon, Fanny Skynner sono infatti chiaramente riconoscibili le figure reali di William e Dorothy Wordsworth, di Gilbert Imlay, con cui Mary Wollstonecraft ebbe un'appassionata relazione, di Annette Villon, l'amante francese di William Wordsworth con cui egli ebbe una figlia, e di Mary Hutchinson che William sposò dopo aver abbandonato Annette.
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Mercoledì, 03 Giugno 2009 10:36

Non è successo niente

Traduzione e postfazione di Monica Pavani   

 

Per Dora - che è su un treno che la porta in un paesino del sud d’Italia, al capezzale del padre morente - l’incontro con un uomo sconosciuto sembra essere l’avvenimento che cambierà la sua vita oppure, forse, “non è successo niente”

 Mentre è in viaggio verso il padre morente, Dora incontra sul treno un uomo mai visto prima, Francesco, e, una volta che la corsa si arresta a causa di un suicida che si è buttato sui binari, decide di scendere a Prato dove vivrà con lui un’avventura amorosa a suo modo importante, di cui tuttavia non si intuisce la destinazione: finirà nel nulla o diventerà la storia della sua vita?
Non è certo un caso che la protagonista intraprenda un viaggio verso l’Italia meridionale, e per di più in treno. Ciò implica innanzitutto il passaggio repentino da una vita regolata e prevedibile al caso più imponderabile.
Su quel treno anche la narrazione subisce dei sussulti che la scuotono dal suo andamento lineare, mentre Dora sembra solo assistere e lasciarsi condurre verso qualcosa che sarà solo la vita a decidere.

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