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Traduzione e prefazione di Tina D'Agostini

Ricca, giovane, colta, bellissima, Annemarie Schwarzenbach, nata a Zurigo nel 1908, ha affascinato tutte e tutti, da Carson McCullers a Erika e Klaus Mann, a Roger Martin du Garde, che l'ha definita l'angelo inconsolabile. Dalla sua vita errabonda, che l'ha portata soprattutto in Oriente, ha tratto l'ispirazione per i suoi romanzi e racconti e per numerosissimi articoli giornalistici e resoconti di viaggi.
E' morta nel 1942, a soli 34 anni, nell'amata Sils, in Engadina, suo unico ritiro e punto fermo.

 Durante la sua breve vita, Annemarie Schwarzenbach viene chiamata l'angelo inconsolabile, l'angelo devastato. La fotografa Marianne Breslauer, che in seguito la ritrarrà così spesso, scattando delle fotografie indimenticabili, racconta così il suo primo incontro con lei: "se mi avessero detto che era l'arcangelo Gabriele e che mi trovavo davanti al paradiso, ci avrei creduto. Non sembrava né una donna né un uomo, ma un angelo, un arcangelo, così come io mi immagino un arcangelo". La grande viaggiatrice Ella Maillart, che intraprenderà un viaggio in Afghanistan con lei, vuole aiutarla a tutti i costi a uscire dalla droga e dalla tristezza, sentimento che lei assimila alla "tragica grandezza dell'androginia", come dice nel libro scritto sul loro viaggio, La via crudele; ma senza alcun esito.
Carson McCullers, invece, tormentata allo stesso modo, e follemente innamorata di Annemarie, troverà in lei una fonte di ispirazione e le dedicherà Riflessi in un occhio d'oro.
Grandissima è la tristezza che pervade l'animo di Annemarie e altrettanto grande il desiderio di trovare la felicità, il senso della vita. Eppure è bellissima, ricca, colta, affascina tutte e tutti, ma molti non comprendono la sua carica autodistruttiva, scaturita in buona parte dal suo fatale rapporto con la madre.
Annemarie è una donna molto amata, ma non è in grado di riamare. Erika Mann sarà sempre la pietra di paragone per qualsiasi donna cerchi un rapporto con lei, ma proprio Erika sarà l'unica a non darle quell'amore che desidera e che suscita.

Pubblicato in Critica
Mercoledì, 03 Giugno 2009 10:36

Non è successo niente

Traduzione e postfazione di Monica Pavani   

 

Per Dora - che è su un treno che la porta in un paesino del sud d’Italia, al capezzale del padre morente - l’incontro con un uomo sconosciuto sembra essere l’avvenimento che cambierà la sua vita oppure, forse, “non è successo niente”

 Mentre è in viaggio verso il padre morente, Dora incontra sul treno un uomo mai visto prima, Francesco, e, una volta che la corsa si arresta a causa di un suicida che si è buttato sui binari, decide di scendere a Prato dove vivrà con lui un’avventura amorosa a suo modo importante, di cui tuttavia non si intuisce la destinazione: finirà nel nulla o diventerà la storia della sua vita?
Non è certo un caso che la protagonista intraprenda un viaggio verso l’Italia meridionale, e per di più in treno. Ciò implica innanzitutto il passaggio repentino da una vita regolata e prevedibile al caso più imponderabile.
Su quel treno anche la narrazione subisce dei sussulti che la scuotono dal suo andamento lineare, mentre Dora sembra solo assistere e lasciarsi condurre verso qualcosa che sarà solo la vita a decidere.

Pubblicato in Elledi
 
 

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