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L'arma di cristallo, messa alla cintura degli abiti femminili, polverizza nell'aria  una "goccia d'odore" durante i viaggi  in treno. E non può che "impaurire  gli uomini i quali pretendono di negare  l'uguaglianza al sesso più bello", perché attinge allo "spirito" per incrinare i luoghi comuni.

 Questo saggio si colloca nella prospettiva di una ricerca sulla scrittura femminile '800/'900 che problematizza criteri e metodi del sistema letterario.
Nei suoi romanzi e racconti,  La Marchesa Colombi - Maria Antonietta Torriani (1840-1920) - dispiega, attraverso l'ironia disseminata nel testo, un distanziamento dai sistemi di credenze cristallizzati. L'ironia, in questo caso, non è solo una modalità di comunicazione indiretta ma parla delle crepe in un codice egemone imposto dalla struttura asimmetrica dei rapporti umani. La Marchesa Colombi racconta della connessione tra la sfaldatura rispetto alle convenzioni e il piacere prodotto da tale distanziamento: il sorriso scompagina il valore prescrittivo del codice, la violenza del pregiudizio. Gioca così la conflittualità tra il suo dirsi e il canone di femminilità codificato dai "discorsi trionfanti" del periodo.


Edizioni Tufani

della Marchesa Colombi: Il Tramonto d'un ideale, Serate d'inverno
sulla Marchesa Colombi: L'arma di cristallo

Pubblicato in Critica
Mercoledì, 17 Giugno 2009 10:23

Il tramonto d'un ideale

Prefazione di Clotilde Barbarulli e Luciana Brandi

 

La più acuta, intelligente, ironica scrittrice italiana tra Otto e Novecento. Un'autrice e un romanzo da annoverare tra i classici della nostra letteratura. 

 La seconda edizione dei Promessi sposi è il libro che accompagna tutta la storia di Rachele, Giovanni e la Matta. Si tratta di un riferimento esplicito fatto non per adesione, ma per dissacrazione: non c'è nel romanzo un disegno divino, una provvidenza; non c'è alcuna consolazione, né per la Matta, né per Rachele. È il caso che interviene a scompigliare i destini dei protagonisti e a favorire l'emergere del narcisismo di Giovanni e quindi le sue diverse e calcolate scelte rispetto all'ìdillio iniziale. L'ironia si esercita nello sconvolgere quel livello letterario che la scrittura stessa tende a costruire, nel tratteggiare un amore tutto idealizzato secondo i canoni, che non può entrare in comunicazione alcuna né con i gemiti della Matta, né con il dolore silenzioso di Rachele. Giovanni ha gli occhi ciecamente puntati sulla propria immagine e la persona amata o non esiste concretamente o esiste troppo, come specchio delle sue fantasticherie.

Pubblicato in Le Classiche
 
 

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