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Venerdì, 26 Giugno 2009 08:50

Assortimento viennese

Traduzione e cura di Riccarda Novello
Introduzione di Elfriede Jelinek

Come dice di lei Elfriede Jelinek, sua ammiratrice, Elfriede Gerstl, grande poeta austriaca (1932 - 2009), scriveva con l'incorruttibilità di chi non ha nulla da perdere, perché in effetti tutto ha già perduto e quindi tutto ha già vinto.

Esistono, davvero, nella realtà e non solo nella letteratura, città magiche che sanno amare le persone e a Vienna appartiene Elfriede Gerstl, una grande, autentica poeta, che scriveva una “lingua tedesca” assolutamente originale, e profondamente legata al “dialetto” viennese, una figura aggraziata che la città di Vienna ha ricambiato di uguale affetto, riconoscendole il valore che le spetta nel panorama letterario del secondo dopoguerra. Perché Elfriede Gerstl era anche e soprattutto un’autrice ricca di intelligenza e di saggezza, che sapeva avvalersi dell’ironia per interporre un velo tra sé e il mondo, ma sapeva anche accostarsi alle cose, alle persone, alle parole con amore e con profonda saggezza.

Pubblicato in Poete
L'arma di cristallo, messa alla cintura degli abiti femminili, polverizza nell'aria  una "goccia d'odore" durante i viaggi  in treno. E non può che "impaurire  gli uomini i quali pretendono di negare  l'uguaglianza al sesso più bello", perché attinge allo "spirito" per incrinare i luoghi comuni.

 Questo saggio si colloca nella prospettiva di una ricerca sulla scrittura femminile '800/'900 che problematizza criteri e metodi del sistema letterario.
Nei suoi romanzi e racconti,  La Marchesa Colombi - Maria Antonietta Torriani (1840-1920) - dispiega, attraverso l'ironia disseminata nel testo, un distanziamento dai sistemi di credenze cristallizzati. L'ironia, in questo caso, non è solo una modalità di comunicazione indiretta ma parla delle crepe in un codice egemone imposto dalla struttura asimmetrica dei rapporti umani. La Marchesa Colombi racconta della connessione tra la sfaldatura rispetto alle convenzioni e il piacere prodotto da tale distanziamento: il sorriso scompagina il valore prescrittivo del codice, la violenza del pregiudizio. Gioca così la conflittualità tra il suo dirsi e il canone di femminilità codificato dai "discorsi trionfanti" del periodo.


Edizioni Tufani

della Marchesa Colombi: Il Tramonto d'un ideale, Serate d'inverno
sulla Marchesa Colombi: L'arma di cristallo

Pubblicato in Critica

 

Sulla "soglia": quando le donne cominciano a parlare straniero. Il linguaggio come luogo della proibizione: parole-emozione, colori del silenzio nei testi di una scrittrice solo recentemente riscoperta.

Questo saggio si interroga sulla scrittura femminile, non come categoria ontologica, ma all'interno di uno spazio letterario, codificato e chiuso a parola di donna, cercando nei racconti di Maria Messina (1887-1944) la traccia della cultura, della storia, dei sentimenti, del linguaggio dell'autrice stessa e del suo tempo. Nel necessario dialogo tra testo e lettrice/lettore, le opere femminili, che tra '800 e '900, celebrarono la nascita di un "io" che prende parola, permettono di considerare, da un punto di vista narrativo e linguistico, le forme differenti e specifiche in cui una donna, per narrarsi e narrare, parla sia il "linguaggio degli uomini" che il "silenzio delle donne". Maria Messina, attraverso precise strategie, "oltrepassa" sia il codice linguistico che il modello maschile, disvelando nella pazzia, nei silenzi, nel suicidio di Vanna, Bobò e le altre, i segni di una lacerazione non più rimarginabile.  

Pubblicato in Critica
Venerdì, 05 Giugno 2009 07:08

Messa a fuoco

 

C’era una volta una fata, che si presentò a una giovane mamma. La mamma teneva in braccio il suo neonato e la fata le disse: «Puoi esprimere un solo desiderio per tuo figlio e io lo esaudirò». La giovane mamma ci pensò e disse: «Vorrei che mio figlio non piangesse mai». E la fatina lo uccise.

 «Ho messo tutto in una scatola. Voi, noi, la vostra, la nostra vita: un secolo, buttato dentro senza cronologia. Le fotografie, i ritagli di giornale, gli annunci mortuari che avete sempre conservato, le lettere della nonna, le interviste del papà, il viso di una bimba sconosciuta con il nastro e il fiocco nei capelli, i documenti, le lettere, i ritratti a carboncino di un pittore amico. Cinquanta, trenta, cento anni fa, ieri. Ho messo tutto insieme in una scatola e ogni tanto ci affondo le mani, come nella terra, e pesco a caso un frammento di radice». Inizia con queste parole la raccolta di ritratti familiari con cui l’autrice compone il suo libro. In un momento di svolta nella vita in cui le radici assumono una funzione e vengono guardate con occhi diversi, con uno sguardo distaccato e lucido, ma ammorbidito dall’esperienza e unito alla consapevolezza dei limiti che l’età, per fortuna, ci regala. 

Pubblicato in Elledi
Mercoledì, 03 Giugno 2009 10:59

Tra stomaco e cuore.


"Camminava veloce con quella sua speciale apparente distrazione accentuata dagli occhiali e dalla matassa di capelli bianchi e ribelli su un viso ancora giovane. Un bel caffè, pensava, mi piacerebbe un bel caffè."

Dieci storie, dieci donne (o una sola?) tutte annodate ai dettagli che fanno una vita. Una narrazione piccola, col fiato corto, dentro spazi ristretti, senza eroi o vincitori, senza gesta, senza rumori. Eppure, tanto movimento: tutte le donne di questo libro sono al centro di rivoluzioni, grandi quanto invisibili e silenziose. Perché intime. Sta qui la sua poesia, nella dimensione ridotta del racconto, nel pudore e nel bisbiglio soffiato di tante vite vissute in segreto.

Pubblicato in Elledi
Venerdì, 15 Maggio 2009 10:09

Un'identità intermedia

Basterà comunque riflettere sul fatto che tutto quello che noi sappiamo della realtà e soprattutto di quello che ne sta fuori è quasi niente. Perciò sarebbe un imperdonabile errore considerare questa storia finita qui.

«L’idea di usare l’elemento surreale per raccontare mi è sempre sembrata interessante perché lo vedo come un modo appropriato ed efficace per esprimere quel senso riposto della realtà umana che coincide con la parte non realizzata della personalità e cioè con l’insieme dei desideri, delle paure e in genere delle creazioni fantastiche che danno corpo e consistenza ai sentimenti dei personaggi, proiettandoli in un mondo che è soltanto loro, in cui l’immaginazione è ricchezza soggettiva che compensa la povertà del reale.» Così l’autrice presenta questa raccolta di racconti per il quale l’elemento immaginario resta lo spazio privilegiato in cui prendono vita le aspirazioni dei personaggi.
Pubblicato in Elledi
Venerdì, 15 Maggio 2009 09:03

La città dei tulipani.

A Kabul, storie di gente comune, anonimi eroi di una guerra quotidiana da vincere o perdere in silenzio, lontano dalla luce dei riflettori.

Un libro dedicato al popolo afgano: storie di gente comune, quelle storie che rimangono in ombra, fuori dagli schermi televisivi e dalle pagine dei giornali.
In mezzo a una Kabul buia, ferita e violentata da una nuova guerra, per una causa sempre diversa, a volte sconosciuta anche ai suoi abitanti, un soffio di vita pulsa ancora sotto le macerie e la cenere: è la città dei tulipani, pronta a spuntare dal nulla, nel cuore delle cose e degli uomini, con un’ostinata voglia di vivere.

Pubblicato in Elledi
 
 

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