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Luciana Tufani Editrice
associazione culturale Leggere Donna

PROMOZIONI

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Mercoledì, 09 Marzo 2011 09:25

Confessioni di un ragazzo perbene

Michele è un trentenne che viene licenziato il giorno stesso in cui apprende del suicidio di uno dei suoi migliori amici.

Incaricato dagli altri tre amici di organizzare il funerale, Michele si troverà a vivere situazioni al limite del paradossale. Si innamorerà del bel becchino che cerca di rimorchiarlo per telefono, si ritroverà come eredità la casa di Francesco (l’amico suicida) da dividere con Paolo, l’amico col quale vive un rapporto conflittuale, Luca, il carattere più docile del gruppo, e Donatello, il ribelle che per vivere si prostituisce.

Come se non bastasse dovrà fare i conti con la famiglia biologica, che non perde occasione per ricordargli il legame di sangue e il suo ruolo all’interno della famiglia, e con la sua terribile nipote, incuriosita e affascinata dall’omosessualità dello zio.

 

Pubblicato in Iride
Martedì, 16 Giugno 2009 09:46

La sindrome della testa che cade.

Traduzione di Demis Quadri

La vicenda surreale di un piccolo uomo ridicolo, uno dei tanti anonimi dipendenti dallo stesso nome di una grande impresa il cui scopo e le cui regole rimangono misteriose.

Da quando Arthur Bellange viene assunto nella “Cassa” diventa uno degli innumerevoli impiegati, indistinguibili uno dall’altro e chiamati tutti Blanchard, di un’azienda della quale non viene precisata la funzione. Gli impiegati vivono giorno e notte nei loro uffici - minuscoli - nel sottosuolo, grandi appena per poter contenere un tavolo e una sedia, man mano più grandi salendo ai piani superiori - vestiti tutti con un identico grembiule grigio. Ai piani superiori i Blanchard possono anteporre al cognome dei titoli onorifici sempre più lunghi e solenni, più alto è il piano nel quale lavorano. Satira del lavoro alienato, il romanzo descrive in toni surreali il riscatto di un piccolo uomo insignificante.   

Pubblicato in Elledi
Venerdì, 05 Giugno 2009 08:59

Perché il bambino cuoce nella polenta

Traduzione e postfazione di Emanuela Cavallaro

 

“Dio parla lingue straniere? Può capire gli stranieri? Oppure gli angeli siedono in cabine di cristallo e traducono?”

 La favola del bambino che cuoce nella polenta viene raccontata alla piccola protagonista di questo romanzo per esorcizzare la sua paura più grande, per sostituire ogni volta che il terrore dilaga il suo incubo più minaccioso con uno ancora più spaventoso. E cosa può temere una bambina che con la sua famiglia vive una vita piena di avventure e di emozioni all’interno di un circo? Forse che la madre durante un’esibizione precipiti nel vuoto in cui ondeggia ogni sera. Forse che il padre rivolga quelle attenzioni troppo particolari non più solo alla sorella maggiore. O forse che il perpetuo girovagare da una città all’altra, da uno stato all’altro non abbia mai termine e che la casetta tanto sognata, in cui potersi finalmente fermare, non venga mai raggiunta.
La giovane protagonista osserva e riferisce con naturalezza e spontaneità le tragedie che si consumano nella sua vita, libera da toni moraleggianti e di condanna, ed affronta leggera temi come la morte, l’abbandono, la religione non senza una nota di mordace ironia, in una prosa semplice ed immediata, intensa e dirompente.

Pubblicato in Elledi
Mercoledì, 03 Giugno 2009 11:35

Sante impossibili

Traduzione di Giorgia Sensi


Cibo sesso e Dio - i temi ricorrenti della narrativa di Michèle Roberts - tornano in questa riscrittura parodica delle vite di sante della Leggenda Aurea di Jacopo da Varagine; riscrittura che non dimentica Freud, facendo dell'attrazione amorosa tra padre e figlia il filo conduttore che attraversa tutto il romanzo.

Vite di sante impossibili, raccontate con toni ora drammatici, ora comici, macabri o grotteschi, si alternano ai capitoli della viata di Josephine, che verrà dichiarata santa solo dopo aver capito che per trovare Dio non deve cercare la rinuncia, ma il piacere. Storie sospese fuori dal tempo e dallo spazio, in una suggestiva contaminazione fra antico e moderno fusi dalla scrittura sontuosa, poetica, coinvolgente di una delle più grandi tra le scrittrici inglesi di questi anni.

Pubblicato in Elledi
Mercoledì, 03 Giugno 2009 11:10

Figlie della casa

Traduzione e intervista all’autrice di Giorgia Sensi


"Antoinette era morta, ecco perché l'avevano sepolta in cantina. Si muoveva sotto il mucchio di sabbia. Teneva stretta la sua borsetta rossa, piena di brandelli di carne morta. Cercava di uscire, di stendere due sottovesti rosse al filo del bucato nel frutteto. Prima o poi avrebbe sfondato la porta della cantina e sarebbe saltata fuori di là su quei suoi piedi morti e sanguinanti." "Léonie stava aspettando l'arrivo di Thérèse. Era ansiosa di vederla, come un'amante. La mente le pullulava di coltelli, immaginava una lama tagliente argentea e seghettata. La punta scompariva nella carne tenera di Thérèse."

Una villa di campagna in Normandia, una casa che sembra vivere di vita propria, piena di segreti e di nascondigli, al limitare di un bosco, teatro notturno di insoliti avvenimenti. Due donne - "Una sposata e una no, una rotonda e una sottile, una sincera e una bugiarda, una che ha un posto nella società e una no. Non ha più nessuna importanza, la nostra differenza. Tutto è livellato. Come indossare l'abito. I corpi non si notano più. Libertà. Tutte sorelle sotto la pelle, tutte identiche." - si ritrovano e si confrontano dopo vent'anni di separazione. E' il passato che ritorna: segreti, bugie, ricordi, fantasie. Questi gli ingredienti di Daughters of the House, vincitore del W H Smith Literary Award, finalista del Booker Prize.
Pubblicato in Elledi
Mercoledì, 03 Giugno 2009 10:54

Il fagiano dorato

Brevi storie di guerra e di pace, inquiete e disorientate, che l‟autrice propone sorridendo, quasi a chiederne il senso che a lei sfugge.

Una storia d'amore implica necessariamente delle difficoltà, degli ostacoli che sbarrano o cercano di sbarrare ai due protagonisti la strada per il raggiungimento della loro unione. Infatti, se non vi fossero i "cattivi" non vi sarebbe alcuna storia e, da Tebaldo dei Capuleti che si pone vittima designata tra Giulietta e Romeo fino all'ultimo dei Don Rodrigo di turno, l'elenco dei cattivi è infinito. Vi sono inoltre ostacoli dovuti a contrattempi casuali, a fenomeni naturali, a importanti eventi collettivi o ancora di natura sociale, storica, economica.
In ostacoli di quest'ultimo tipo è coinvolta la coppia di cui si narra. Così l'incapacità di lei di trovare la sua strada in un percorso storico segnato dalla dittatura fascista, dalla seconda guerra mondiale, da un dopoguerra tempestato da eccezionali esigenze di rivalsa maschili; così il rifiuto di entrambi di adattarsi a canoni sociali ormai privi di senso; così due figure materne difficilmente inseribili nel loro ruolo e duramente o svagatamene ostili.
Sono temi ricorrenti nella scrittura dell'autrice, temi drammatici anche se proposti sempre con una rabbia mitigata o forse solo velata dall'ironia, qui resi però più vivi perché appunto percorsi da un intenso richiamo d'amore.
Pubblicato in Elledi
Mercoledì, 03 Giugno 2009 10:36

Non è successo niente

Traduzione e postfazione di Monica Pavani   

 

Per Dora - che è su un treno che la porta in un paesino del sud d’Italia, al capezzale del padre morente - l’incontro con un uomo sconosciuto sembra essere l’avvenimento che cambierà la sua vita oppure, forse, “non è successo niente”

 Mentre è in viaggio verso il padre morente, Dora incontra sul treno un uomo mai visto prima, Francesco, e, una volta che la corsa si arresta a causa di un suicida che si è buttato sui binari, decide di scendere a Prato dove vivrà con lui un’avventura amorosa a suo modo importante, di cui tuttavia non si intuisce la destinazione: finirà nel nulla o diventerà la storia della sua vita?
Non è certo un caso che la protagonista intraprenda un viaggio verso l’Italia meridionale, e per di più in treno. Ciò implica innanzitutto il passaggio repentino da una vita regolata e prevedibile al caso più imponderabile.
Su quel treno anche la narrazione subisce dei sussulti che la scuotono dal suo andamento lineare, mentre Dora sembra solo assistere e lasciarsi condurre verso qualcosa che sarà solo la vita a decidere.

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Venerdì, 29 Maggio 2009 10:13

Il marchio

Traduzione e postfazione di Tina D'Agostini


Poco alla volta emerge dal passato la storia, reale o immaginata, del tormentato legame tra due ragazze, una zingara e un'ebrea, unite dalla comune emarginazione.

All'arrivo di una nuova paziente, che le ricorda l'amica di un tempo, Anna, inserviente in un albergo-casa di cura svizzero, rivive il rapporto d'amore che l'ha legata a una compagna di collegio.
La vicenda ci viene rivelata per illuminazioni successive che un poco alla volta fanno intuire l'accaduto o più esattamente quella che la narratrice ritiene essere la verità di una storia in cui realtà e immaginazione, o incubo, si fondono, evocate con linguaggio crudo e forte.

Pubblicato in Elledi
Mercoledì, 27 Maggio 2009 09:42

Salimmo alle meteore

Dove è finita Clotilde, ventiquattrenne innamorata del lago e del vento del nord? Chi sono quelli che l’accolgono Lassù? E da Lassù, dove “non c’è spazio per l’arte di morire”, si torna?

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Mercoledì, 27 Maggio 2009 09:36

Parole con le gambe

Traduzione e postfazione di Emanuela Cavallaro

Una bambina scopre la lingua e la scrittura giocando con le parole, e così facendo indaga a fondo i significati di quelle stesse parole, portandoli all’estremo e interpretandoli con assoluta precisione, facendoli così scivolare nel loro contrario, portandone alla luce il lato assurdo.
Le difficoltà della protagonista con l’ortografia sono il segno della sua difficoltà ad adeguarsi al sistema-lingua, a trasporre la propria personalità multiforme in quello strumento rigido e razionale che è la lingua, e in particolare la lingua tedesca. La narratrice bambina guarda dal margine; è straniera nell’ordine grammaticale. E questa sua posizione marginale le permette una visione e una prospettiva insolita e ironica della lingua, e allo stesso tempo del mondo. Così tutto si trasforma nel suo contrario, e in particolare nel contrario di ciò che chi legge si aspetta.
La bambina è straniera nella lingua così come lo è nel mondo, nella realtà in cui si trova a vivere, e di cui fatica non poco ad accettare le regole. Il suo faticoso apprendistato alla scrittura è anche simbolo del più faticoso apprendistato alla sopravvivenza. La Germania del dopoguerra e dei primi anni Sessanta, in pieno boom economico e con una gran fretta di dimenticare, è il teatro di questo apprendistato, e viene descritta con icastiche pennellate.
Pubblicato in Elledi
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