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Venerdì, 02 Luglio 2010 07:38

Io sono una collina

Traduzione e postfazione di Emanuela Cavallaro

Ma come si deve comportare una ragazzina? Noi ridiamo molto. Ma non con cattiveria. Ci sentiamo semplicemente così. Le nostre membra sono così leggere. E anche le sensazioni. Così per dire. Non sappiamo dove cominciamo e dove finiamo. Ma esistiamo? Queste sono le domande che ci poniamo. Ogni giorno. Ci stiamo cercando.

Lo scopo che l’autrice si prefigge, riprendendo il filo della narrazione iniziata con Parole, è indagare che cosa succede con le gambe dentro una ragazzina adolescente, seguire le orme di questo processo e riuscire a descriverlo in parole.
La pubertà, e in particolare la pubertà femminile, è un tema soggetto a una grossa rimozione, tanto che esiste poco vocabolario che la riguarda.
Invece è importantissima perché, proprio per la sua condizione ambivalente, potrebbe insegnarci a pensare in modo nuovo, a considerare le ambivalenze in maniera positiva.
La ragazzina del libro, come le sue coetanee, deve trovare se stessa. Sente di essere a metà strada tra due mondi, né bambina né donna, e quindi in fin dei conti di non essere nulla. Ma questo stadio intermedio è anche una ricchezza, perché è una condizione fuori dagli schemi.
A metà tra il mondo reale degli adulti e quello immaginario dei bambini c’è dunque uno spazio di libertà a cui dare la forma che si desidera, un paesaggio da creare a propria immagine e somiglianza: la collina. E lo strumento privilegiato per costruirsi questo paesaggio - per la ragazzina del libro, in cui l’autrice ripercorre anche le proprie esperienze - è la lingua. Nella lingua, la ragazzina trova il modo di descriversi, dunque di affermare la propria esistenza e la propria identità

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Venerdì, 15 Maggio 2009 08:47

Osnabrück.

Traduzione e postfazione di Monica Fiorini

 

"E' partito già da molto tempo questo libro, all'inizio doveva risalire mia madre in tutti i sensi dalle sorgenti delle sorgenti fino alla foce, rispettando il suo corso multiplo e travolgente, perché è proprio da lei sembrar finire per cominciare o per cominciare non finire mai."

Parte da Osnabrück, la città natale della madre dell'autrice, quest'opera a lei dedicata, erratica e multiforme come la personalità travolgente e multipla della donna che vuole descrivere e celebrare.
Lo spazio del libro non è solo quello intimo, familiare, autobiografico ma si apre verso la scena della storia, al crocevia dei quattro continenti su cui poggia la storia della madre. Una scena più ampia, osservata attraverso il particolare minuto, quotidiano e come attraverso quel buco della serratura per il quale la madre bambina osservava andare, venire e ritornare un treno dopo l'altro in una stazione di una città tedesca dove ora non ci sono più ebrei.

Pubblicato in Elledi
 
 

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