logo-tufani
Luciana Tufani Editrice
associazione culturale Leggere Donna

PROMOZIONI

Ricerca nel sito

Martedì, 23 Giugno 2009 07:17

Il mio nonno aveva un gatto

 

Dalle memorie del bisavolo garibaldino, agli scritti della bisnonna femminista, alle vicende degli anni più recenti, le storie di una famiglia si intrecciano a quella della Storia del nostro paese.

"Da tempo desideravo raccontare delle storie riguardanti la mia famiglia, parlare di persone di cui per caso possedevo lettere e scritti a carattere privato che mi avevano in vario modo commossa o colpita. Mi riferisco in particolare al carteggio tra mio nonno e la fidanzata, a quello tra i coniugi Agnini-Lollini, miei bisnonni materni, e al quaderno di memorie garibaldine di Gaetano Rizzini. Ho iniziato quindi a leggere con maggior cura le loro carte, da cui sono emersi nomi, immagini, situazioni e paesaggi che mi hanno prima incuriosita, poi spinta ad approfondire la ricerca; è stato così che ho deciso di allargare il racconto includendovi anche nuova figure, luoghi e avvenimenti che, in modi diversi, hanno stimolato la mia fantasia. Per questo motivo, dopo le storie importanti di un'antica famiglia borghese, qual è quella di mia madre, ho voluto inserire episodi a carattere più intimo e personale".
     
 

 

Pubblicato in Critica

Traduzione e prefazione di Tina D'Agostini

Ricca, giovane, colta, bellissima, Annemarie Schwarzenbach, nata a Zurigo nel 1908, ha affascinato tutte e tutti, da Carson McCullers a Erika e Klaus Mann, a Roger Martin du Garde, che l'ha definita l'angelo inconsolabile. Dalla sua vita errabonda, che l'ha portata soprattutto in Oriente, ha tratto l'ispirazione per i suoi romanzi e racconti e per numerosissimi articoli giornalistici e resoconti di viaggi.
E' morta nel 1942, a soli 34 anni, nell'amata Sils, in Engadina, suo unico ritiro e punto fermo.

 Durante la sua breve vita, Annemarie Schwarzenbach viene chiamata l'angelo inconsolabile, l'angelo devastato. La fotografa Marianne Breslauer, che in seguito la ritrarrà così spesso, scattando delle fotografie indimenticabili, racconta così il suo primo incontro con lei: "se mi avessero detto che era l'arcangelo Gabriele e che mi trovavo davanti al paradiso, ci avrei creduto. Non sembrava né una donna né un uomo, ma un angelo, un arcangelo, così come io mi immagino un arcangelo". La grande viaggiatrice Ella Maillart, che intraprenderà un viaggio in Afghanistan con lei, vuole aiutarla a tutti i costi a uscire dalla droga e dalla tristezza, sentimento che lei assimila alla "tragica grandezza dell'androginia", come dice nel libro scritto sul loro viaggio, La via crudele; ma senza alcun esito.
Carson McCullers, invece, tormentata allo stesso modo, e follemente innamorata di Annemarie, troverà in lei una fonte di ispirazione e le dedicherà Riflessi in un occhio d'oro.
Grandissima è la tristezza che pervade l'animo di Annemarie e altrettanto grande il desiderio di trovare la felicità, il senso della vita. Eppure è bellissima, ricca, colta, affascina tutte e tutti, ma molti non comprendono la sua carica autodistruttiva, scaturita in buona parte dal suo fatale rapporto con la madre.
Annemarie è una donna molto amata, ma non è in grado di riamare. Erika Mann sarà sempre la pietra di paragone per qualsiasi donna cerchi un rapporto con lei, ma proprio Erika sarà l'unica a non darle quell'amore che desidera e che suscita.

Pubblicato in Critica
 
 

Associazione Culturale Leggere Donna - Luciana Tufani Editrice
Via Ticchioni 38/1 - 44122 Ferrara | tel/fax 0532/53186 - e-mail luciana.tufani@gmail.com

Iscriviti alla newsletter!

Grazie!