
Clemens e Bettine (detta anche Bettina) si incontrano nel 1798. Clemens ha quasi venti anni, Bettine tredici e finora le vicende familiari li hanno tenuti separati. La madre, Maximiliane von
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Dopo la morte della madre, Bettine viene mandata prima dalle orsoline a Fritzlar, poi a Offenbach dalla nonna Sophie von
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Clemens, dopo studi irregolari e un tentativo fallito di avviarsi alla carriera commerciale, sta per intraprendere gli studi universitari, prima a Jena, dove del primo romanticismo rifiuterà l’istanza teorica, poi a Göttingen, dove nascerà l’amicizia con Achim von Arnim, futuro marito di Bettina. Con lui pubblicherà la fondamentale raccolta Il corno magico del fanciullo che costituisce l’avvio di quel secondo romanticismo volto alla creazione poetica e sensibile alle suggestioni delle liriche e dei canti popolari. Nella sterminata famiglia, che pure li circonda di affetto, sono loro due gli unici a preferire alla sicurezza della vita borghese il rischio della poesia, agli affari le discussioni sulla vita e sulla morte, al denaro i tesori delle interiorità.
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La loro intimità nasce dall’affinità, si approfondisce nel reciproco rispecchiamento, complici nella diversità. L’intesa profonda, che nella fase alta ha costituito per i due fratelli il rapporto indispensabile per andare avanti, cessa di essere esclusivo e cede progressivamente il posto a nuove relazioni totalizzanti.
Sempre più vicine si profilano all’orizzonte le figure di Achim von Arnim, di Sophie Mereau, di Karoline von Günderrode, che in un modo diverso condizioneranno la loro vita futura.
Nel 1811 Bettina sposa Achim e nei vent’anni di un matrimonio appassionato e difficile mette al mondo sette figli. Rimasta vedova, comincia a scrivere, attingendo allo scrigno delle sue entusiasmanti esperienze giovanili, ma non per una nostalgica rievocazione. Bettine avvia la sua attività letteraria insieme a un più esplicito impegno politico.
La vecchia Bettina esorcizza la morte dedicando un’opera alle persone più significative della sua vita: Frühlingskranz a Clemens, Die Günderrode a Karoline, Briefwechsel mit einem Kinde a Goethe, conferisce loro con l’autorevolezza della sua parola poetica l’immortalità.
Paola Seveso
Günderode, a cura di Vanda Peretta, Bulzoni, Roma 1983
Carteggio di Goethe con una bimba, Treves, Milano 1932
Barbara Allason, Bettina Brentano, Laterza, Bari 1927
Gisela Dischner, Bettina Brentano. Una biografia romantica, La Tartaruga, Milano 1979
Rita Calabrese, L’indecente decenza degli altri. I luoghi delle donne nella Germania tra Settecento e Ottocento, in Dissonanze, Ila Palma, Palermo 1990
Vanda Perretta, Bettina Brentano e Caroline von Günderode: un carteggio, in Felicità del dialogo, La Palma, Palermo 1990
Maria Luisa Wandruska, Bettina Brentano, in Orgoglio e misura. Quattro scrittrici tedesche, Rosenberg & Sellier, Torino 1993
Christa Wolf, in Pini e sabbia del Brandeburgo, e/o, Roma 1990
♦ Della stessa madre, dello stesso padre. Tredici sorelle di geni.
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