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Luciana Tufani Editrice
associazione culturale Leggere Donna
Visualizza articoli per tag: teatro
Venerdì 29 Maggio 2009 11:13

Il marchio

Traduzione e postfazione di Tina D'Agostini


Poco alla volta emerge dal passato la storia, reale o immaginata, del tormentato legame tra due ragazze, una zingara e un'ebrea, unite dalla comune emarginazione.

All'arrivo di una nuova paziente, che le ricorda l'amica di un tempo, Anna, inserviente in un albergo-casa di cura svizzero, rivive il rapporto d'amore che l'ha legata a una compagna di collegio.
La vicenda ci viene rivelata per illuminazioni successive che un poco alla volta fanno intuire l'accaduto o più esattamente quella che la narratrice ritiene essere la verità di una storia in cui realtà e immaginazione, o incubo, si fondono, evocate con linguaggio crudo e forte.

Pubblicato in Elledi
Mercoledì 27 Maggio 2009 10:36

Parole con le gambe

Traduzione e postfazione di Emanuela Cavallaro

Una bambina scopre la lingua e la scrittura giocando con le parole, e così facendo indaga a fondo i significati di quelle stesse parole, portandoli all’estremo e interpretandoli con assoluta precisione, facendoli così scivolare nel loro contrario, portandone alla luce il lato assurdo.
Le difficoltà della protagonista con l’ortografia sono il segno della sua difficoltà ad adeguarsi al sistema-lingua, a trasporre la propria personalità multiforme in quello strumento rigido e razionale che è la lingua, e in particolare la lingua tedesca. La narratrice bambina guarda dal margine; è straniera nell’ordine grammaticale. E questa sua posizione marginale le permette una visione e una prospettiva insolita e ironica della lingua, e allo stesso tempo del mondo. Così tutto si trasforma nel suo contrario, e in particolare nel contrario di ciò che chi legge si aspetta.
La bambina è straniera nella lingua così come lo è nel mondo, nella realtà in cui si trova a vivere, e di cui fatica non poco ad accettare le regole. Il suo faticoso apprendistato alla scrittura è anche simbolo del più faticoso apprendistato alla sopravvivenza. La Germania del dopoguerra e dei primi anni Sessanta, in pieno boom economico e con una gran fretta di dimenticare, è il teatro di questo apprendistato, e viene descritta con icastiche pennellate.
Pubblicato in Elledi
Mercoledì 27 Maggio 2009 10:16

I bambini del sabba.

Traduzione e postazione di Maria Piera Nappi

Dopo due capolavori come L’ultimo giorno dell’estate e Un vestito di luce, le nostre edizioni pubblicano il romanzo più inquietante di Anne Hébert: I bambini del sabba.        

In un convento, l’apparente tranquillità e monotonia della vita monastica delle suore del Preziosissimo Sangue è scossa dalla condotta sempre più inquietante di Suor Julie de la Trinité. Alle soglie dell’investitura religiosa, Suor Julie è presa da un malore oscuro. Ricordi che la tormentano, visioni ossessionanti che la paralizzano e la restituiscono al suo passato e alla sua infanzia. Dapprima una capanna, poi l’immagine della “coppia sacra” che l’ha “iniziata” alla vita: la madre, Philomène, detta la Goglue, una strega; il padre, Adélard, incarnazione del Diavolo.
Con un va e vieni incessante e impercettibile viene ricostruito tutto il percorso della vita di Julie, dall’infanzia selvaggia sulla montagna, quando Julie subisce l’iniziazione alla stregoneria che la consacra sposa di suo padre, il diavolo, fino al suo ingresso in convento e allo scatenarsi dei suoi poteri e della sua diabolica sete di vendetta, che si diffondono a macchia d’olio in tutto il convento, seminando il terrore tra le suore e tra tutti i personaggi che entrano in contatto con lei.

Pubblicato in Elledi
Mercoledì 27 Maggio 2009 10:13

Un vestito di luce

Traduzione e postfazione di Maria Piera Nappi  
   

 "Non dimenticherò mai questa prima paura nei suoi occhi. Gli dico che sono buono quando voglio e che lo amo alla follia, così, a prima vista, come si ama il sole che sorge al mattino. Dice che non è possibile e che sua madre l'aspetta a cena. Vuole andarsene. Gli prendo la mano."

Miguel, adolescente figlio di immigrati spagnoli, si innamora con tutta la passione totalizzante della sua età di un danzatore che nel locale notturno parigino "Paradiso perduto" interpreta il ruolo dell'angelo caduto. Diventato rivale in amore della madre, anch'essa attratta dallo stesso uomo, il ragazzo sarà spezzato e travolto dalla forza dei suoi sentimenti. Un vestito di luce è l'ultimo romanzo che la maggiore autrice francofona canadese, Anne Hébert, ha scritto: breve, intenso, drammatico, un piccolo capolavoro.
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Venerdì 15 Maggio 2009 11:22

L'ultimo giorno dell'estate

Traduzione e postfazione di Vilma Porro

In uno sperduto villaggio della costa più settentrionale del Canada, l'ultimo giorno dell'estate del 1936 due ragazze sono scomparse, probabilmente assassinate. Dai diari e dalle lettere di diversi personaggi emerge un poco alla volta la verità.

In principio era il caos. Sappiamo che è accaduto qualcosa di atroce, che ci sono sofferenze e colpe orrende, che le menti sono rese folli da intollerabili ossessioni e visioni. Poi, gradualmente, senza che mai la tensione si allenti, affiora la verità, nei suoi variegati aspetti, riflessa nelle voci narranti di vittime e di colpevoli.
In questo noir corale, gli abitanti sono stretti in multipli vincoli di parentela, legati da ipocrisie, egoismi e ambiguità. E' una storia tenebrosa, pervasa dal senso del peccato, dove ognuno trasferisce le proprie colpe sugli altri.
Il titolo originale, Les Fous de Bassan - i grandi uccelli di mare dai movimenti scoordinati, folli -, rimanda al tema della follia che ritorna più volte nel libro, continuamente ribadita da echi linguistici e da immagini ricorrenti. 
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Martedì 14 Luglio 2009 10:25

Felicia Oliviero

 
 
 
Foto autrice
                                             

Felicia Oliviero

 

Felicia Oliviero, nata ad Ercolano nel 1948, è morta nel 2005 a Perugia, città dove era andata a vivere dopo il matrimonio. Ha partecipato attivamente alla vita politica, sia nel sindacato che, soprattutto, nel movimento femminista. La produzione letteraria è strettamente intrecciata al suo impegno che si è espresso anche con l'attività teatrale.

 

 Prefazione a "Legami controversi"

Nel maggio del '90, al congresso della Funzione Pubblica della CGIL di Perugia, conobbi una donna piccola, ma tenace, che già aveva alle spalle più di venti anni di lotta e di «presa di coscienza» (come si diceva negli anni '70). Quel giorno, mi ricordo, ero seduta davanti a lei; mi toccò le spalle e mi chiese: «Adesso parlerò io sulla violenza contro le donne; dirò a chi non vuole ascoltare di uscire fuori prima che cominci la mia relazione? che ne pensi?». La guardai e dentro di me pensai: «Questa è matta? io non la conosco? che cosa vuole da me?». Non immaginavo che da quel giorno quella donna sarebbe diventata la mia migliore amica. Un'amicizia vera.

Quella donna era Felicia Oliviero di cui sono raccolti sotto il titolo Legami controversi (il suo testo teatrale più completo e carico di significati) i lavori letterari che costituiscono la parte principale degli scritti, fra i quali vanno anche ricordati articoli, relazioni, interventi sulla tematica della condizione e del movimento delle donne. I testi sono stati scritti, per la maggior parte, nel periodo che va dal 1997 al 2001. Un arco di tempo breve e difficile, non solo per la brusca e drammatica interruzione, ma anche perché ha visto concentrate in maniera assillante le attività politiche, di lavoro, familiari che Felicia ha affrontato insieme alla sua scelta preferita, le rappresentazioni teatrali con il gruppo «La Goccia». Un periodo troppo breve per approfondire, com'era nelle sue intenzioni, lo stile e la tecnica narrativa di cui dichiarava esplicitamente il carattere «provvisorio». La consapevolezza di questa provvisorietà la portava a curare la formazione individuale e a partecipare a corsi di scrittura che, per lei, avrebbero dovuto rappresentare l'inizio di un percorso professionalizzante.

Felicia Oliviero elabora le sue riflessioni sull'essere donna oggi e sugli avvenimenti sociali e politici che più riguardano le donne, trattando alcune questioni centrali dei processi in atto e stimolando il dibattito e la comunicazione femminile attraverso le varie forme del linguaggio: poesia, racconti, teatro, ricordi. Le poesie sono legate alle iniziative contro la guerra, a ricordi dell'ambiente napoletano, a vicende familiari e personali. Alcune saranno incluse in testi teatrali de «La Goccia». La parte più impegnativa e consistente è formata da racconti e testi teatrali in cui la riflessione sulla tematica femminile si fonde con quella sull'oppressione familiare e sull'organizzazione sociale. Emerge la centralità della donna: la sessualità, la maternità, il lavoro di cura e la solitudine delle donne, la procreazione assistita, la violenza sessuale, la guerra, la mercificazione del corpo delle donne, la mafia, l'assenza dello Stato, il «potere maschile» esercitato anche dalle donne, i rapporti a volte problematici - legami controversi - fra le stesse donne: «vicinanza e insieme un sentimento che sfiora il rancore».

Le sue battaglie sono state combattute sempre per «altre» donne, tutte le donne che non fanno parte di quella minoranza di privilegiate, emancipate dei paesi sviluppati, che godono oggi di quelle «libertà-privilegi» conquistati sì attraverso le lotte che anche Felicia ha fatto nel movimento degli anni '70, ma che tuttavia oggi sono possibili solo al prezzo delle nuove forme di sfruttamento e di schiavitù globali su tutte le «altre» donne.

Felicia era sempre in prima linea, anche in difesa della legge 194: «Dobbiamo riprendere la parola per far sì che le conquiste delle donne non vengano cancellate e, a partire dalla situazione attuale, elaborare nuovi percorsi delle politiche di liberazione e riflettere sui limiti della politica emancipazionista».

Fondatrice dell'Associazione Culturale «La Goccia», Felicia ha sempre voluto fortemente un luogo in cui elaborare riflessioni su essere donna e, attraverso le varie forme di linguaggio artistico, promuovere il dibattito sugli avvenimenti sociali e politici che più riguardano la condizione femminile: luogo di scambio di conoscenze, di esperienze e di solidarietà tra donne di culture differenti. Peculiare è la sua propensione a esprimersi come scrittrice oltre che come interprete attraverso il teatro che costituisce la parte principale della sua produzione. È intorno alla metà degli anni '80 che prende corpo l'idea, a lungo rinviata, di utilizzare il teatro come forma di espressione politica. In un'intervista rilasciata anni dopo ad Antonio Colasanti in preparazione di una performance sul «Desiderio» dirà: «Il teatro è un'attività politica. Nel teatro il linguaggio mente meno, perché coinvolge anche il corpo, quindi non può mentire». Un linguaggio politico in cui, però, hanno posto emozioni e sentimenti. Così Felicia nel racconto Rifletto: «Ritornai tra i cuscini. Non so perché, ma, mentre cercavo un pretesto per piangere, mi sorprendevo della celerità con la quale passavo dall'amarezza alla gioia, timorosa e nello stesso tempo curiosa e felice per il viaggio che andavo a intraprendere. Un viaggio verso antiche ferite, con la segreta certezza di poterle guarire e andare avanti. Avevo imparato a non bloccare i sentimenti, perché consentono di fare scelte e avvertono dei pericoli; a non soffocare l'ira perché soffocata ti porta via anche la gioia; a fare i conti con il dolore. Lasciai fluire le angosce, le paure. Lasciai andare i pensieri?».

Tutta la sua produzione artistica è «un lasciare andare i pensieri» ma, come venne detto da Lidia Menapace nel presentare il racconto La scaletta, attraverso uno «straordinario intreccio tra politica, cultura ed emozioni».

Loucia Demosthenous

 


Articolo: "Legami controversi" - La presenza del presidente del Consiglio regionale Mauro Tippolotti alla presentazione del libro di Felicia Oliviero 15/6/2007

(Acs) Perugia, 15 giugno 2007 - Legami controversi è un libro composto da pagine di profonda riflessione sulla vita umana, sui valori, con interventi forti sulla tematica della condizione della donna. Felicia Oliviero, l'autrice, scomparsa nel 2005, è stata una figura di spicco, a Perugia, del movimento femminista affiancando all'impegno politico la passione per la scrittura. Il libro raccoglie i suoi scritti più significativi: poesie, racconti, opere teatrali che offrono di Felicia il ritratto completo di una donna che ha portato avanti battaglie sulla maternità, sulla legge 194, sulla fecondazione assistita, su tematiche importanti, molte legate alla sua contrarietà contro ogni tipo di guerra. Nel suo lavoro viene rimarcata spesso la sua origine napoletana, fino a definire Napoli e il napoletano "un popolo e una lingua". La presentazione del libro si è svolta nella sede dell'Inps di Perugia, dove l'autrice ha lavorato per moltissimi anni e dove i suoi colleghi l'hanno voluta ricordare leggendo alcuni versi del suo libro. Presente alla cerimonia anche il presidente del Consiglio regionale Mauro Tippolotti che, avendo conosciuto di persona Felicia Oliviero, ne ha sottolineato la "forte personalità." «Nel libro - evidenzia il presidente - viene riportata la forza di una donna impegnata nella salvaguardia di grandi valori. Nelle cose che ha scritto - aggiunge - viene esaltata la chiarezza e la trasparenza delle sue idee e dei suoi pensieri. Era una donna rigida, a volte anche dura, ma anche molto eclettica. Chi l'ha conosciuta non può essere rimasto indifferente e grazie a questo libro la potremo ricordare com'era e potremo continuare a viverla». Legami controversi è stato curato dall'Associazione culturale "La Goccia". AS/as

 

Pubblicato in Felicia Oliviero
 
 

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